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In che senso "psicoterapia"?

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Come si può pensare di fare un percorso di psicoterapia oggigiorno? Forse il desiderio del cambiamento? Oppure la curiosità? Qualunque sia la motivazione, bisogna ascoltarla e darle voce.

27 AGO 2018 · Tempo di lettura: min.
In che senso "psicoterapia"?

In questo momento storico, ricco di scossoni sociali, economici, politici, concedersi il tempo per pensare a sè stessi, per ascoltare le proprie emozioni o esigenze, diventa un compito quantomeno difficile. Ironicamente però è anche il momento in cui le proposte per svolgere un lavoro su di sè sono numerosissime. Si sente parlare di coach life, di counselor, di guru, mental coach come anche di altri percorsi come yoga, mindfulness, etc. Non entrerò nel merito del tipo di percorso che una persona sceglie per se stessa, non siamo qui a giudicare come si ricerca il cambiamento, il mio intento è capire perchè un percorso di psicoterapia possa essere indicato per affrontare le proprie difficoltà.

Ormai tutti siamo a conoscenza del contributo di Freud alla ricerca psicologica dell'animo umano, egli ha dato il via alla maggior parte dei filoni di psicoterapia dell'ultimo secolo e tutt'ora alcuni suoi precetti stanno alla base di molti approcci. Il concetto freudiano che può esserci di aiuto in questo contesto è il cosiddetto "principio del piacere", la naturale predisposizione dell'essere umano a ricercare il piacere e sfuggire da tutto ciò che gli crea dispiacere. Talmente intrinseco in noi che in letteratura e filosofia ha trovato forma in un concetto più ampio, in quello che tutti conosciamo come la Ricerca della Felicità.

Semplicemente: perché in un certo momento della nostra vita sentiamo l'esigenza di chiedere aiuto? Perché possiamo avere il desiderio di rivolgerci a qualcuno? Le motivazioni, come potete immaginare, sono diverse, ma l'obiettivo è sempre uno: star bene, smettere di soffrire. Ma quando si soffre? A mio avviso l'uomo sente di star male, percepisce il suo mal di vivere, quando i propri bisogni, i propri desideri, non vanno di pari passo con le richieste del mondo esterno; quando la propria personalità autentica (non la maschera costruita) va a cozzare con il mondo sociale, finendo per essere occultata, mascherata appunto.

Incredibilmente siamo sempre disposti a dare la colpa a fattori esterni, ad altre persone, alle volte anche ad entità superiori; difficilmente invece ci fermiamo a guardarci allo specchio, per capire cosa stiamo facendo, come lo stiamo facendo e soprattutto perché. Ecco come la psicoterapia può essere utile alla persona: rispecchiando le dinamiche interne del paziente, esternando i pensieri e i preconcetti che lo portano ad agire in un determinato modo e svelando infine i meccanismi inconsci che lo conducono a ripetere le stesse azioni.

Nell'approccio dinamico si considera la persona come frutto della propria storia, delle proprie gesta ma soprattutto delle relazioni incontrate. Già, perché è evidente che non siamo soli, veniamo accompagnati da altre figure, importanti o meno, e tali figure ci accudiscono, ci proteggono ma inevitabilmente ci influenzano tramite insegnamenti, l'educazione o anche solo perché li osserviamo. Aristotele disse che l'uomo è un animale socievole, naturalmente portato ad entrare in relazione con gli altri e creare un gruppo, relazionarsi. Ebbene, tutte queste relazioni (in particolare quelle all'inizio della vita) ci modificano, come noi in parte le modifichiamo, in un interscambio continuo che produce effetti sulla personalità e ci allontana dalla naturale spontaneità dell'animo umano.

La psicoterapia, differentemente da altri percorsi sopra citati (non solo per l'efficacia scientifica dimostrata e per il percorso formativo dei professionisti terapeuti), offre l'opportunità di ritornare in contatto con quelle relazioni, con le figure che tutto'ora continuano ad influire dall'interno del nostro animo, o parafrasando Jung, dalla nostra zona d'ombra. Spesso ci sforziamo di capire il perché dei comportamenti, magari utilizzando delle teorie innovative che tendono a catalogare le persone in "caratteri" o "modalità", ma considerando che ogni storia è unica, non è così semplice capire cosa succede all'interno della mente del singolo: in un certo senso lo sa solo lui/lei. In questo vicolo cieco la psicoterapia può offrire una nuova strada, dando la possibilità di entrare in contatto con se stessi, con le proprie figure interiori, con i propri fantasmi, e tutto grazie alla figura dello psicoterapeuta.

Una nuova relazione, asettica, priva di giudizio, accogliente, per affrontare tutte le relazioni passate; una persona nuova (un professionista), disponibile, pronta ad ascoltare, concentrata totalmente sul paziente, come strumento per re-incontrare tutte le figure importanti del proprio passato. La parte più importante? E' tutto nelle mani del paziente, nella sua voglia di mettersi in gioco, di rileggere le pagine della propria vita e di intraprendere un percorso verso la propria, rinnovata, Spontaneità.

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