Impariamo dall'esempio

Per i bambini è fondamentale l'esempio che ricevono dalle figure di riferimento. È importante che i genitori mantengano una coerenza interna alla coppia nel dare le regole.

17 MAG 2016 · Tempo di lettura: min.

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Impariamo dall'esempio

Il periodo, che attraversano i bambini della scuola materna, è ricco di cambiamenti sia a livello cognitivo sia emotivo relazionale.

Lo stadio preoperatorio dei bambini

Il bambino è reduce dai primi anni di vita, in cui ha praticamente vissuto una relazione simbiotica con la madre, e procede il suo viaggio verso l'acquisizione della propria autonomia e inizia pian piano a riconoscersi come individuo. Entra nel campo relazionale anche la figura paterna, essenziale nel percorso di separazione dalla madre e nella ricerca di una propria identità anche di genere.

Da un punto di vista dello sviluppo mentale il bambino entra in quella fase che è stata definita stadio preoperatorio (2-7 anni), in cui le azioni non sono più concretamente compiute nella realtà, ma sono azioni interiorizzate. Gli schemi iniziano a diventare mentali. L'intelligenza del bambino si amplia notevolmente. Questi schemi mentali sono ancora comunque legati ad azioni pratiche, quindi è un pensiero ancora intuitivo e non logico. È un periodo in cui acquista una grande importanza l'imitazione, principalmente degli adulti che il bambino ha vicino: genitori, parenti ed educatori.

È il periodo del gioco simbolico, dove un oggetto rappresenta simbolicamente un'altra cosa, è il gioco del far finta, e dell'imitazione differita, che consiste nel riprodurre un'azione osservata in qualcun altro a distanza di tempo e si fonda sul fatto che ne è stata conservata una traccia nella memoria. Si può quindi affermare che è un periodo in cui la realtà viene concepita e conosciuta.

Cosa succede ai genitori?

Fatte queste premesse si può capire come sia un periodo di cambiamenti nella sua vita e di aggiustamenti continui da parte dei genitori che devono tener testa ai cambiamenti del loro bambino. Questi si attiva sempre di più nel conoscere e nel fare e ciò comporta anche l'opporsi ai genitori, con dei NO, che possono a volte risultare fastidiosi, ma che introducono la nascente volontà infantile. Già a quest'età si fanno necessarie le prime argomentazioni dei motivi che, a poco a poco, metteranno radici nella sua libertà.

Si può, in un certo senso, affermare che i figli sono come delle spugne, assorbono letteralmente tutto ciò che li circonda ed elaborano tutto ciò che hanno immagazzinato andando alla ricerca di ciò che differisce. È forse quindi importante ricordarci che i bambini ci osservano sempre, anche quando noi pensiamo stiano facendo dell'altro e spesso l'educazione viene veicolata più facilmente attraverso quello che si fa piuttosto che attraverso le cose che si dicono.

L'esempio è sicuramente al centro dell'educazione che trasmettete ai vostri figli. Questi sono molto attenti a ciò che i genitori fanno e sempre pronti a cogliere le incongruenze del loro comportamento. Non bisogna quindi meravigliarsi o prendersela se il bambino non fa quello che gli si dice, perché avrà certamente notato qualche incongruenza e farà esattamente ciò che fate voi. La cosa migliore sarebbe quindi quella di dimostrargli che si agisce come si chiede a lui di agire. Anzi spesso non sarà neppure necessario dirglielo, perché i bambini assumeranno inconsciamente i vostri comportamenti e, ancora più importante, le stesse presupposizioni, convinzioni e valori, che sottendono ai vostri comportamenti.

Non è importante solo dare l'esempio ai figli, ma cercare di mantenere una coerenza interna al nucleo familiare (cosa sempre molto difficile quando a gestire i bambini entrano delle figure altre dai genitori come ad esempio i nonni). Le regole, che vengono date ai figli, dovrebbero essere rispettate in primis da chi le dà, e ci dovrebbe essere concordanza di idee tra i genitori su quali siano le regole veramente importanti da dare e anche sul farle rispettare. I bambini sono degli esperti nel capire se c'è una falla, anche piccola, nella concordanza di idee tra i genitori.

Le spiegazioni che aiutano a crescere

Fondamentale per lo sviluppo dell'identità dei figli non è solo dare delle regole, ma anche dare delle spiegazioni, lavoro per i genitori a volte difficile e stancante! Mi riferisco a due tematiche essenziali.

La prima riguarda il fatto di non dare per scontato che il bambino non veda delle cose che succedono, a volte anche dolorose, e quindi siccome è un bambino non gli si spiegano le cose. I bambini percepiscono tante cose e se lasciati soli, senza delle spiegazioni dei fatti a cui hanno assistito, tendono ad ingigantire le cose, a preoccuparsi e spesso a credersi colpevoli di quello che è accaduto (tipo litigate tra genitori, che poi magari fanno la pace senza che il bambino sia presente).

Il secondo punto riguarda lo spiegare al bambino non solo ciò che non si vuole, ma anche ciò che si vuole che lui faccia. Sapere ciò che non deve fare non lo aiuta a capire ciò che si vuole che faccia. Alla richiesta "non fare quella cosa" dovrebbe seguire "Fai quella cosa". È sempre meglio aggiungere un dato in più che dare qualcosa per scontato. Per fare ciò è bene prima di tutto chiarire dentro di sé perché si vuole che faccia quella determinata cosa. Ricordiamoci che lui sta costantemente imparando e quindi le spiegazioni sono essenziali.

Penso che abbia molta importanza il fatto di ascoltare i figli, le loro richieste, i loro perché e forse anche i loro silenzi. Una buona relazione si può creare se c'è anche un buon ascolto e rispetto per l'altro, anche se l'altro è un bambino o forse soprattutto se l'altro è un bambino. Ciò non significa fargli fare tutto ciò che vuole, ma cercare una continua sintonizzazione con i figli, provare a tenere una relazione sempre aperta incentrata appunto sull'ascolto e sul rispetto. Bisogna far in modo che il poco tempo che si riesce a trascorrere con lui sia un tempo di qualità.

Infine, è fondamentale tenere a mente di riprendere il suo comportamento e non la sua identità. Non bisogna sottolineare gli errori definendoli a livello di identità, quindi iniziare dicendo "quello che hai fatto..." e non "tu sei...". La differenza è essenziale. Focalizzarsi sul comportamento veicola il messaggio che loro sono giusti, sono ok, ciò che devono cambiare è ciò che fanno e non ciò che sono.

Ricordiamoci che il bambino deve crescere liberamente nella ricerca della sua identità e della sua autonomia.

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Scritto da

Dott.ssa Silvia Azzini Psicologa Psicoterapeuta

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