Il vissuto di solitudine nell’esperienza dell’attacco di panico

In questo articolo propongo una lettura dell’attacco di panico che va a toccare il vissuto di solitudine di cui è intrisa l’esperienza di vita delle persone che soffrono di questo disturbo.

16 SET 2020 · Tempo di lettura: min.
Il vissuto di solitudine nell’esperienza dell’attacco di panico

L'attacco di panico assume la forma di un disturbo che porta le persone a limitare le proprie esperienze nel tentativo di sentirsi al sicuro. In quest’articolo propongo una lettura dell'attacco di panico che va a toccare nel profondo il vissuto di solitudine di cui è intrisa l'esperienza di vita delle persone che soffrono di questo disturbo.

L'incontro con l'attacco di panico

Spesso il primo attacco di panico sopraggiunge improvvisamente in una vita che apparentemente procede nella norma (è ricorrente la frase: "è stato un fulmine a ciel sereno"). La persona, sconvolta da questa esperienza, solitamente si reca in Pronto Soccorso o dal proprio medico poiché la sintomatologia correlata all'attacco di panico è vissuta prevalentemente in termini corporei (palpitazioni, sudorazione, tremori, difficoltà respiratorie, "fame d'aria", dolore al petto, nausea). Nel momento in cui gli accertamenti medici non rilevano problematiche fisiche, la sensazione può essere quella di non sentirsi compresi e riconosciuti nella propria sofferenza. A questo punto è esperienza comune quella di iniziare a mettere in atto comportamenti volti ad evitare tutte quelle situazioni che potrebbero esporre al rischio di un nuovo attacco di panico.

Questo è il vissuto maggiormente comune con cui le persone arrivano in terapia, spesso dopo anni di evitamenti, talvolta profondamente invalidanti e limitanti.

Dal sintomo al suo significato: cosa ci comunica l'attacco di panico?

Le storie narrate dalle persone che soffrono di attacchi di panico sono varie ma ciò che le accomuna è il bisogno di sentire l'altro come appoggio e protezione senza che questo bisogno sia mai stato ascoltato ed accolto. Le persone che sperimentano attacchi di panico spesso non sono stati riconosciuti nel loro bisogno di accudimento, raccontano di essere stati "bravi bambini" e poi "adulti di riferimento per gli altri", come se fino a quel momento non ci fosse stato lo spazio per esprimere le proprie fatiche, le proprie vulnerabilità, il proprio bisogno di essere accompagnati.

Quando in terapia si apre la possibilità di entrare in contatto con queste parti di sé, le narrazioni che emergono sono quelle di "dare voce ad una parte di sé che non si credeva esistesse" e questo è possibile grazie alla relazione di fiducia che si può creare nello spazio e nel tempo della psicoterapia.

In che modo la psicoterapia può aprire possibilità di cambiamento?

In psicoterapia paziente e terapeuta lavorano insieme per creare traiettorie di senso che permettono alla persona di comprendere il significato dell'attacco di panico all'interno della propria storia di vita al fine di trovare nuovi modi per comunicare il proprio bisogno di sentire l'altro vicino.

È innanzitutto fondamentale creare uno spazio e un tempo per ascoltare e raccontare quel vissuto fino a quel momento taciuto. Il vissuto di solitudine che genera il timore di affrontare il mondo va accolto nel suo significato all'interno della storia di vita di quella persona: in genere il panico è collegabile a cambiamenti che assumono grande significato da un punto di vista identitario.

Le persone spesso esprimono in terapia il desiderio di "tornare come prima" e questo è molto comprensibile alla luce della sofferenza che l'attacco di panico porta con sé ma è importante riconoscere l'importanza di agire gradualmente. È essenziale creare un terreno sicuro affinché sia possibile riattivare il proprio movimento: in psicoterapia si lavora insieme non per imparare a camminare sulle acque ma per costruire un terreno sicuro sul quale poggiare i piedi.

Un primo terreno sicuro può essere l'appartenenza alla relazione terapeutica che è il lo strumento centrale e luogo di trasformazione di quei vissuti di solitudine.

Scritto da

Dott.ssa Sabrina Piccoli

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