Il vero nemico da combattere non è la nicotina, ma il bisogno di dipendenza

Come sarebbe la vita senza sigaretta? Ve lo siete mai chiesti?

10 DIC 2018 · Tempo di lettura: min.
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La sigaretta elettronica è diventata un passaggio per chi decide di smettere di fumare.

Indubbiamente aiuta anche se il vero nemico da combattere non è tanto la nicotina, ma il bisogno di dipendenza che si materializza nel vizio del fumo.

Senza avere particolari competenze psicologiche Allen Carr lo aveva capito quando è riuscito a smettere di fumare le sue 100 sigarette al giorno e ha voluto condividere i suoi traguardi scrivendo il libro: È facile smettere di fumare se sai come farlo, che è diventato un classico sull’argomento.

È relativamente facile disintossicarsi dalla nicotina, mentre è meno facile rinunciare a tutto ciò che la sigaretta rappresenta per ogni fumatore.

Che il bisogno di dipendenza sia primario, lo dimostra il fatto che spesso chi smette di fumare si rivolge suo malgrado verso altre forme di dipendenze: cibo, caramelle o altre sostanze...

Lo dimostra anche il fatto che la maggior parte dei fumatori inizia a fumare durante l’adolescenza, periodo in cui la sperimentazione, l’esplorazione e la ricerca di autonomia sono un dovere.

Quanto si è equipaggiati per l’autonomia, in termini di solidità delle relazioni familiari, di sostegno dei coetanei o di altri adulti di riferimento, si vede al momento delle difficoltà.

Meno risorse si hanno, più alto è il rischio di ricorrere a una dipendenza.

Se relazioni insicure in famiglia o nei rapporti sociali e identità incerte sono le risorse con cui si parte verso la vita, sarà più difficile affrontare le difficoltà o ci si riuscirà al solo prezzo di una dipendenza, come se la dipendenza dalla sigaretta rappresentasse il fallimento della completa conquista dell’autonomia affettiva.

Quando poi questa autonomia si completa per le inevitabili spinte che la vita crea verso posizioni più adulte, la dipendenza da tabacco o da qualsiasi altra cosa può diventare inutile e insopportabile.

Chi vuole smettere di fumare deve rinunciare a una serie di situazioni legate al fumo: la gestualità dell’atto, la gratificazione apparente, l’illusoria proprietà rilassante che erroneamente le si attribuisce: la sigaretta e il tabacco non cambiano lo stato d’animo, al massimo creano una sospensione o una distrazione per poi riportare allo stato d’animo da cui si era partiti dopo averla consumata.

Come sarebbe la vita senza sigaretta?

La volontà è importante ed è importante costruire uno scenario del proprio futuro senza tabacco, e che sia uno scenario positivo affinché smettere di fumare sia una conquista piuttosto che una rinuncia.

Scritto da

Dott.ssa Patrizia Mattioli Linkedin

Psicologa Nº iscrizione: 5623

Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale, Socio ordinario della Sitcc. Consulente scolastico. Lavora da trent’anni in campo clinico e scolastico. Ha pubblicato Itinerario di Psicologia (2008), Uno Psicologo nella Scuola (2015) e Attaccamenti a Scuola (2017). Autrice di numerosi articoli pubblicati nel web e su riviste di settore. Blogger per Il Fatto Quotidiano

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2 Commenti
  • Anna Rita Rossi

    Ho smesso di fumare più di 20 sigarette al giorno leggendo il libro di Allen Carr. Funziona davvero e si smette senza fatica perché ti fa capire che non ne hai bisogno.

  • Leopoldo Tacchini

    Sono un Collega. Ho letto con interesse e ci sono molti spunti di riflessione. Io credo però che la dipendenza chimica sia molto più forte di quello che comunemente si pensa, tanto è vero che il fumatore sta male fisicamente quando non può fumare. Le sostanze contenute migliorano l'umore, quindi non credo vero che appena terminata la sigaretta si torni allo stesso stato d'animo di prima. Penso invece che per un'ora o due, a seconda dell' entità della dipendenza, si sperimenti un relativo benessere.

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