Il teatro della personalità

Personalità significa moltitudine: ognuno porta dentro di sé un complesso di personaggi differenti che si manifestano attraverso dei comportamenti... e noi dobbiamo esserne i registi.

29 GIU 2017 · Tempo di lettura: min.
Il teatro della personalità

Quante volte avete percepito dentro di voi l'esistenza di più persone? E quante volte vi siete sentiti in difficoltà di fronte alla domanda "chi sono io?", intuendo l'esistenza di tanti voi differenti, di numerosi io o personaggi non catalogabili in una sola struttura di personalità?

La stessa cosa è accaduta anche a Vitangelo Moscarda, il protagonista di Uno nessuno centomila, il giorno in cui si accorge che le persone attorno a lui lo percepivano in maniera differente da come si era sempre creduto. Un pomeriggio, vedendosi riflesso in uno specchio mentre passeggiava assieme a un amico, si domanda se fosse davvero sua l'immagine che aveva intravisto: sono proprio così, io, di fuori, quando – vivendo – non mi penso? Dunque per gli altri sono quell'estraneo sorpreso nello specchio: quello, e non già io quale mi conosco… un estraneo che possono vedere e conoscere solamente gli altri e io no.

A chi gli domandasse perché l'uomo si dimostri tanto convinto di possedere una personalità unitaria permanente, il filosofo Petr Demianovic Ouspensky rispondeva che ciò era determinato da due fattori che incoraggiavano quest'idea: il primo è che possediamo un singolo corpo; il secondo che attraversiamo tutta la vita con un unico e permanente nome.

Roberto Assagioli – l'inventore della Psicosintesi – introduceva l'argomento della personalità molteplice con queste parole: una delle maggiori cecità, una delle illusioni che più ci impediscono di essere quali potremmo essere, di raggiungere l'alta meta cui siamo destinati, è il credere di essere "tutti d'un pezzo", cioè di possedere già una personalità ben definita. Per rendere più chiaro il concetto soleva fare dei semplici esempi, per far notare come in genere adottiamo un differente comportamento a seconda del contesto in cui ci troviamo o delle persone che stiamo frequentando: agiamo in modo differente se siamo in ufficio, o a casa, o al bar con gli amici, oppure insieme alla propria moglie o al proprio fidanzato.

Fin dalla giovane età mi è parso evidente il coabitare, sia in me stesso che nelle altre persone, di modi di fare, comportamenti e atteggiamenti differenti o talvolta persino opposti, a seconda delle situazioni, dei contesti o delle diverse persone frequentate. L'ambiente scolastico e i miei compagni di classe, ad esempio, suscitavano in me un modo di essere dissimile da quello adottato durante le attività sportive, al campo di calcio; così come notavo delle diversità di comportamento nella maniera che avevo di rapportarmi ai miei amici più intimi piuttosto che davanti a dei perfetti sconosciuti. Questa specifica forma di camaleontismo del mio comportamento era del tutto automatica e difficile da controllare, e aveva come risultato quello di provocare in me una sorta di confusione, sia a livello emotivo che mentale, lasciandomi talvolta basito di fronte a una tale incomprensibile mutazione dei miei principali tratti caratteriali.

Durante uno dei miei primi anni di università entrai in contatto con uno scritto di William James che esprimeva il seguente concetto:

Ogni volta che due persone s'incontrano ci sono in realtà sei persone presenti. Per ogni uomo ce n'è uno per come egli stesso si vede, uno per come lo vede l'altro e uno per come egli realmente è.

I miei occhi scorrevano su queste parole mentre nella mia mente veniva chiamato in causa quel territorio depositario dei discrepanti modelli della mia volubile personalità, la quale stentava ancora a prendere una forma stabile e ben definita, e la cui mutabilità avevo ormai accettato come un fatto attestato sul quale non credevo di poter intervenire, rassegnandomi per questo a vivere in balia degli eventi e guidato dagli umori e dalle caratteristiche dei personaggi che via via si succedevano, gli uni agli altri, durante il regolare svolgimento della mia esistenza. Quelle parole di William James servirono a instillare in me una certa dose di fiducia: forse quella stessa disciplina a cui stavo aderendo – la psicologia – avrebbe potuto fare un po' di chiarezza riguardo alla molteplicità che intuivo dentro di me, fornendomi gli strumenti utili a modellare quella figura informe che rappresentava la mia personalità, permettendomi di gestire – in qualche modo, in qualche misura – i comportamenti incongrui che stavano rendendo la mia esistenza confusa e talvolta socialmente disfunzionale.

Dirigere le sub-personalità e diventare abili registi di noi stessi

Le sub-personalità sono personalità complete in miniatura che frammentano la nostra personalità in tanti piccoli personaggi. A seconda dei contesti o delle persone che frequentiamo tendiamo a usare una certa sub-personalità piuttosto che altre. Ogni sub-personalità ha le proprie caratteristiche e agisce secondo comportamenti propri.

È molto importante imparare a riconoscere questa frammentazione della nostra personalità, per prendere coscienza delle caratteristiche delle nostre parti e degli effetti che il loro comportamento produce in noi e sulle persone con il quale abbiamo a che fare.

Le sub-personalità possiedono un proprio centro identificato con un bisogno fondamentale: con una difesa, con una passione, con una ipercompensazione, oppure con un ideale o altro ancora. Sono personalità dotate di un loro proprio repertorio, di funzioni privilegiate, di desideri e persino di una qual certa volontà.

Steven Kull ci spiega che ogni sub-personalità ha il suo centro e la sua volontà, il suo sub-centro. Il sub-centro crea un'identificazione con la sub-personalità, creando un'identità dal significato più ristretto: ad esempio un individuo può affermare "io sono un avvocato", "io sono un conservatore", "io sono un emotivo" ecc, come se il suo vero essere equivalesse a una di queste funzioni o attributi.

Individuare il nucleo attorno al quale si organizzano le nostre sub-personalità ci permette di ottenere una visione più limpida e precisa delle parti che ci compongono e quindi di acquisire una visione più obiettiva della nostra stessa personalità. Imparare a riconoscere i desideri centrali delle nostre sub-personalità ci permette di apprendere il modo più adeguato di prenderci cura di noi stessi e dei nostri bisogni. Inoltre, più saremo capaci di conoscere le caratteristiche di questi nostri contenuti interni e maggiore sarà la possibilità di riuscire a prenderne a nostra volta le dovute distanze. In questo modo le sub-personalità diverranno un modello possibile di comportamento che noi potremo scegliere consapevolmente, utilizzandole a nostro gradimento e a seconda delle circostanze.

Esistono persone o contesti in grado di evocare determinate immagini di noi stessi, attivando nostro malgrado l'iter comportamentale della sub-personalità corrispondente – ad esempio un padre severo che fa emergere un comportamento aggressivo; oppure un capoufficio che ci mette in soggezione e ci fa scivolare in una personalità remissiva, accondiscendente. In certe circostanze tendiamo a identificarci automaticamente nella sub-personalità suscitata da una data persona o da un determinato contesto.

Per migliorare il livello di armonia interna è necessario renderci consapevoli delle sub-personalità che via via invadono il nostro campo di coscienza durante il trascorrere della nostra vita quotidiana.

Potete immaginare le sub-personalità come attori di un'opera rappresentativa di voi stessi. Smettendo di identificarvi automaticamente con questi attori e di agire secondo le caratteristiche che li contraddistinguono, diventerete finalmente i registi di quell'opera meravigliosa che è la vostra vita.

Lo scopo è quello di creare una base di auto-osservazione da cui prendere finalmente il comando della scena e sviluppare la capacità di distanziarsi da queste identificazioni divenute presenze costanti della vostra esistenza.

Grazie a queste nuove abilità potrete prendere in mano le redini dei vostri comportamenti, dei personaggi che abitualmente andate vestendo nel corso della vostra quotidianità, divenendo così abili registi del teatro della vostra personalità.

Scritto da

Dottor Alessio Focardi

Lascia un commento

ultimi articoli su autorealizzazione e orientamiento personale