Il sogno del vulcano spento

I sogni fanno emergere naturalmente informazioni che ci riguardano. Dormendo, non essendo vigili, non li possiamo alterare. E per questo motivo nella terapia, non vanno sottovalutati

15 APR 2016 · Tempo di lettura: min.

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Il sogno del vulcano spento

Durante il lavoro di analisi, una persona racconta il suo sogno.

«Ero davanti a un laghetto, alle pendici di un vulcano. Il luogo era tetro, ma non ero troppo spaventato e quindi ho deciso di rimanere. Con me c'erano delle persone che non conoscevo.

Dall'acqua, davanti a me, emergevano tante piccole canne, come dei piccoli tubi dai quali uscivano palline infuocate di lava. Inoltre, sullo sfondo dell'immagine, il vulcano era spento. Al risveglio, mi sono chiesto se tutto questo avesse un significato».

Fino a quel tempo, la persona porta in seduta la sua storia, le esperienze, le sofferenze, il modo di intendere la vita, ma risulta particolarmente attenta e motivata a raccontare gli altri e in particolare, verso di loro, spinge la propria indagine.

È portata ad analizzare il comportamento degli amici, dei conoscenti, dice - durante lo spazio a lui dedicato! - di rendersi conto delle difese che gli altri mettono in atto di fronte a situazioni scomode o inaccettabili. Racconta che a volte le persone dicono cose che servono a non scoprirsi, a tutelare uno spazio personale intimo, e questo, inevitabilmente, incide in negativo sulla possibilità di esercizio del proprio libero arbitrio.

Inoltre fa domande di tipo didattico, chiede come funziona il lavoro, è genuinamente curioso ma al contempo cerca l'oggettività, la razionalità come risposta.

Il sogno, in effetti, risulta aderente a ciò che la persona sente all'interno del proprio percorso di cura, in quel momento.

La descrizione che fa delle persone che incontra e di ciò che lo circonda risulta corretta e a volte, si accorge, risulta consapevole di tratti nevrotici altrui.

In ogni caso, pur risultando interessante, questo tipo di osservazione nasconde, alla fin dei conti, una difficoltà a mettersi in gioco. Una resistenza ad occuparsi di sé, collocandosi fuori ad osservare con distacco, ponendo inconsciamente dei limiti alla possibilità di una propria messa in discussione.

Difficoltà direttamente sottolineata dalla stessa persona, che nel sogno rappresenta sé stesso attraverso il vulcano che non fa uscire il suo materiale profondo, il "flusso interno" che, in realtà, è proprio ciò che lo riguarda. Piuttosto osserva ed è attratto da quello degli altri, rappresentato dalle palline di lava.

Il messaggio onirico fa emergere la necessità di andare oltre, il bisogno di portare alla luce qualcosa di più. Il sogno ha rappresentato a quel tempo un importante passo avanti nella terapia. L'esigenza di crescita ha quindi permesso di fare luce e di ottenere un risultato.

Da non sottovalutare che tale bisogno risulta in prima istanza mascherato, occultato da una difesa. Proprio per questo motivo, la persona non riusciva e non poteva occuparsene.

Il sogno ci ha aiutati in questa operazione, evidenziando con particolare efficacia, le immagini e i relativi significati che emergono dal nostro mondo interiore.

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Scritto da

Dott. Nicola Galardini

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