Il rifiuto del cibo come autodefinizione

Carla (nome di fantasia) mi contatta su consiglio di un medico per una forma di disturbo alimentare.

11 MAR 2019 · Tempo di lettura: min.

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Photo by Gérôme Bruneau on Unsplash

Carla (nome di fantasia), 17 anni, mi contatta su consiglio del suo medico curante, a causa di un disturbo alimentare. Pare sia affetta da una grave forma di inappetenza che sta prendendo ormai la china di una vera e propria forma di anoressia.

È da poco stata dimessa da una clinica specializzata in disagi legati al cibo, dove è stata curata con metodi rieducativi che le hanno permesso di riacquistare un po’ di peso. Di fronte a me si presenta una figura, una giovane completamente paludata da un ampio maglione e larghi pantaloni scuri, il cui viso, seppure bellissimo, appare troppo magro, con guance incavate e grandi occhi chiari, che lasciano intravedere un'aria un po’ spaurita.

Essendo minorenne, dopo un primo colloquio conoscitivo, corre l'obbligo di interpellare l'intera famiglia. Carla proviene da una famiglia benestante. Il padre imprenditore, uomo molto impegnato e spesso lontano da casa, appare molto pratico ma un po’ assente; la madre casalinga dall'apparenza mite e schiva, che si rivelerà in seguito solo facciata di una natura piuttosto invadente ed estremamente controllante. Nel primo colloquio è la madre a parlare per quasi tutto il tempo e la sua preoccupazione per la figlia appare sincera, anche se tende ad interrompere la ragazza ogni qualvolta essa tenti di verbalizzare il proprio vissuto.

Occorreranno molte sedute con Carla per comprendere quali siano state ed ancora siano poste in atto, le dinamiche intra-famigliari che in gran parte hanno contribuito al costituirsi del suo disturbo. Studentessa attenta e brillante, verso i quindici anni, inizia dopo una piccola delusione d'amore a rinchiudersi in se stessa, rinunciando di fatto alla vita sociale.

È allora che iniziano problemi di comportamento, prima legati a sensazioni di inadeguatezza sul piano della gradevolezza, che la costringono a continui ed estenuanti rituali di igiene personale seguiti di lì a breve dal pensiero costante del cibo, in un’alternanza di desiderio e rifiuto che si concretizza attraverso rigorosi digiuni o tremende abbuffate del cui esito ella inizia a sbarazzarsi attraverso il vomito.

Saranno necessari molti colloqui per comprendere quanto il nutrimento fisico sia per Carla rappresentativo di molteplici significati simbolici, il più importante dei quali è parso presto riferito alla modalità materna di esprimere la propria attenzione verso la figlia, cosa che dalla prima infanzia era avvenuta attraverso il cibo.

La madre aveva da sempre teso a mostrare il suo amore attraverso l'offerta di succulenti manicaretti e squisiti dolci che sopperivano ad un vero interesse per la personalità della figlia; per le sue inclinazioni, passioni, difficoltà. Il suo interesse primario era che la ragazza andasse bene a scuola e si comportasse in modo educato e decoroso, ed era stata sempre estremamente controllante rispetto a ciò. Carla apparentemente obbediente ed acquiescente, aveva in realtà molto presto iniziato a detestare il modello di femminilità e di espressione della affettività materna che ella associava a qualcosa di passivo, pesante, mancante di vera vitalità e vita propria.

Così, infatti, si sentiva quando cedeva alle abbuffate e al contrario associava la magrezza ad una sensazione di potere, di libertà, di autonomia, di capacità di controllo, di sicurezza. Questo ultimo modello aveva quindi finito per divenire prioritario e dominare sull'altro ,ed ella non si sentiva mai abbastanza magra. L'impossibilità di costruire un’immagine di sé come persona autonoma, dovuta alla presenza costante e controllante della madre, era vissuta da Carla come un messaggio di rifiuto da parte di questa, ad accettare che essa crescesse staccandosi così da lei e dal modello di donna che le andava trasmettendo come unico possibile, impedendole l'importante ridefinizione dell'identità che la pubertà comporta.

L'anoressia e la bulimia erano rappresentative quindi del conflitto che Carla viveva. Rifiutando il cibo, Carla rifiutava il corpo e tutte le problematiche ad esso connesse. Sono occorsi due lunghi anni per mettere a fuoco le cause profonde del disagio di Carla, che oggi sta gradualmente superando, attraverso il percorso individuativo iniziato insieme.

Articolo scritto dalla  Dott.ssa Giuseppina Cantarelli, iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Emilia- Romagna

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Scritto da

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli

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1 Commenti
  • Simona Re

    Complimenti alla Dott.ssa Giuseppina Cantarelli. Molto ben descritto e argomentato in modo chiaro, con linguaggio adeguato e comprensibile a tutti.

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