Il processo di individuazione in psicoterapia

«..il processo d’individuazione è quel processo attraverso il quale ogni essere vivente diventa quello che è destinato a diventare fin dal principio» “Psicologia e religione”, C.G. Jung

3 APR 2014 · Tempo di lettura: min.

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Il processo di individuazione in psicoterapia

Il Daimon bussa e se non gli sia apre, bussa sempre più forte.

Prima o poi la coscienza smette di essere sorda e allora la cre-azione fluisce nel mondo.

Rinunciare alla comprensione del mondo, alla comprensione dello spirito del tempo, per seguire il proprio Daimon, la propria essenza individuale ed unica, richiede un prezzo.

Il prezzo da pagare scende nel momento in cui questo Daimon si esprime, crea e lascia fluire nel mondo le energie creative, anche se avverso, anche se è incarnato da un atteggiamento opposto.

E allora la comprensione che abbiamo per la nostra essenza basta.

Non serve altro.

(Zaira Cestari)

COS'E' IL PROCESSO D'INDIVIDUAZIONE:

«In realtà, il processo d’individuazione è quel processo attraverso il quale ogni essere vivente diventa quello che è destinato a diventare fin dal principio» “Psicologia e religione”, Carl Gustav Jung,

Il concetto di "Processo di individuazione" è stato utilizzato da Carl Gustav Jung, per descrivere quella crescita verso il raggiungimento della nostra essenza totale, della nostra natura nella sua totalità. La personalità che ci caratterizza è infatti spesso il risultato di timori, traumi, abitudini, complessi che ci impediscono lo sviluppo delle nostre risorse più essenziali, che ci limitano all'interno di schemi ristretti i quali ci portano spesso a nutrire le stesse dinamiche relazionali disfunzionali, a prendere le stesse decisioni spiacevoli, in modo più automatico che consapevole.

Questo processo comporta quindi il riconoscimento e l'accettazione di parti spesso non sufficientemente differenziate. Riconoscere e divenire consapevoli della necessità a compiere questo processo è parte del processo stesso. La necessità dell'individuazione è una necessità naturale, che può essere facilitata dal confronto attivo con il proprio inconscio, ovvero quella gran parte della nostra psiche che non è l'Io. l'Io è si il centro della coscienza, ma è anche solo uno dei tanti complessi del Sè, la nostra totalità psichica. Questa crescita che implica un ampliamento della propria personalità, che promuove flessibilità e creatività, avviene naturalmente, ma c'è differenza tra quello compiuto attivamente e reso cosciente, da quello che avverrebbe senza nessuna presa di coscienza. Dice Jung in "Risposta a Giobbe" :"La differenza tra il processo d’individuazione naturale, che si svolge inconsciamente, e quello reso cosciente, è enorme. Nel primo caso la coscienza non interviene in alcuna parte; la fine del processo rimane oscura come l’inizio. Nel secondo caso, invece, gli elementi oscuri vengono portati alla luce in tal numero che, da un lato, tutta la personalità viene illuminata sin nelle sue parti più intime e, dall’altro, la coscienza guadagna immancabilmente in ampiezza e profondità di giudizio. In questo confronto tra conscio e inconscio bisogna aver cura a che la luce che brilla nell’oscurità non solo venga compresa dall’oscurità ma che anche essa stessa comprenda l’oscurità."

Prendere coscienza di questo processo significa dunque che tutte le funzioni ne giovano, tra cui anche il pensiero.

Rendere pensabile ciò che avviene dentro di noi, significa affinare l'intuizione e rendere migliore la nostra sensazione, oppure riconoscere con piena coscienza il nostro sentimento che talvolta può emergere travolgendoci.

Fondamentale del processo di individuazione è il divenire coscienti delle parti inferiori di noi stessi, quelle che hanno caratteristiche opposte rispetto a quelle con le quali ci identifichiamo. Questa parte, chiamata Ombra è per Jung presente in ognuno di noi e spesso la proiettiamo sugli altri che disprezziamo. Dice Jung:

"Ancora oggi dobbiamo essere estremamente prudenti per non proiettare troppo spudoratamente la nostra ombra; ancora oggi siamo sommersi dalle illusioni proiettate. Un individuo abbastanza coraggioso per ritirare tutte queste proiezioni è un individuo cosciente della propria ombra. un individuo siffatto si è accollato nuovi problemi e nuovi conflitti. Egli è diventato per se stesso un serio problema, poichè egli non è più in grado di dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore e che essi devono venire combattuti. Egli vive nella casa dell'accoglienza del sè, del raccoglimento interiore. Un tale uomo sa che qualunque cosa vada a rovescio nel mondo va a rovescio anche in lui stesso, e che col solo imparare a tener testa alla propria ombra egli ha fatto qualcosa di positivo per il mondo. E' riuscito a rispondere a una parte infinitesimale dei giganteschi problemi insoluti dei nostri giorni. La difficoltà di questi problemi sta in gran parte nel veleno delle mutue proiezioni. Come è possibile che qualcuno veda chiaro quando non vede nemmeno se stesso, nè quelle tenebre che egli stesso proietta inconsciamente in ogni sua azione?" (Carl Gustav Jung, Storia e psicologia d'un simbolo naturale, Psicologia e religione).Una volta riconosciuta, L'ombra può essere accettata e gradualmente integrata con la coscienza.

Altra fase imprescindibile del processo di individuazione è l'integrazione dell'Anima per gli uomini e dell'Animus per le donne. L'Anima è quell'archetipo rappresentante gli aspetti psichici e mentali, e il suo riconoscimento e integrazione da parte dell'uomo costituisce un ponte per la propria stessa psicologia. La figura di Anima nei sogni viene simboleggiata spesso da una donna, una figura femminile. Quando quest' archetipo è inconscio, sommerge l'Io con le sue immagini, sentimenti e sensazioni, impedendo all'individuo una crescita verso la sua piena realizzazione (in quanto individuo). L'Animus rappresenta invece tutti gli aspetti tipicamente maschili, che rimandano alla praticità, alla concretezza, alla razionalità. La sua integrazione a livello della coscienza, promuove il contatto con la realtà, con il qui ed ora. Anche quest' archetipo se relegato nell'inconscio può sommergere la coscienza con le sue battaglie, con le sue vendette. Nei sogni compare spesso in immagini che richiamano la guerra. Questi, come altri archetipi hanno quindi la facoltà di essere creativi, promotori del processo di crescita, o distruttivi, fattori di nevrosi e stalli.

Il processo di individuazione non comporta solamente la presa di coscienza, ma anche un cambiamento profondo, che avviene grazie alla funzione trascendente. Durante il confronto con l'inconscio, quando la coscienza viene a contatto con le tendenze opposte all'atteggiamento cosciente, le riconosce come proprie e ne consegue che non può più propendere per una (la tesi ) o per l'altra (l'antitesi) perché le ritiene entrambe necessarie. Si crea così una tensione che attiva il processo psichico chiamato appunto da Jung funzione trascendente, che ricercando un nuovo equilibrio porterà alla creazione di una terza posizione che appunto trascende la "tesi" e "l'antitesi". Questa funzione opera risanando il conflitto tra archetipi scissi. Gli archetipi per la psicologia analitica costituiscono la rappresentazione mentale degli istinti, rivelando così l'unione psiche-corpo. Gli archetipi sono le forme entro cui facciamo esperienza. Possono essere descritti come il comune denominatore delle diverse esperienze, il cui contenuto varia, ma non la forma. Sono immagini arcaiche costituenti gli strati piu profondi della psiche. Sono quindi comuni a tutti, indipendentemente dal dove e dal quando. L'Ombra, Anima-Animus sono archetipi. Altri archetipi sono il Vecchio-Fanciullo, la Figlia-Madre e altri. La funzione trascendente attua il ricongiungimento dei poli opposti di ogni coppia, portando a maturazione un atteggiamento che trascende entrambi i poli.

Riporto una citazione che faccia da esempio: "Dobbiamo inoltre concludere che il Senex negativo è il Senex scisso dal suo steso aspetto Puer. Ha perduto il suo "bambino". Il nucleo archetipico del complesso, ora scisso, perde la sua inerente tensione, la sua ambivalenza, ed è soltanto morto pur con la sua luminosità che è anche la sua stessa eclissi, come un negativo sol niger. Senza l'entusiasmo e l'eros del figlio, l'autorità perde il suo idealismo. Non aspira altro che alla propria perpetuazione; non può condurre ad altro che al dispotismo e cinismo; perchè il significato non può reggersi soltanto sulla struttura e sull'ordine. Così lo spirito è unilaterale e l'unilateralità è paralizzante. L'essere è statico, pleroma incapace di divenire. Il tempo, chiamato eufemisticamente "esperienza", ma il più delle volte semplice accumulo di incrostazioni di storia profana, diventa virtù morale e addirittura testimonianza della verità, "veritas filias temporis". Il vecchio è sempre preferito al nuovo. La sessualità priva di eros creativo diventa caprina; la debolezza diventa lagnosità; l'isolamento creativo soltanto solitudine paranoide. [...] . Separato dal proprio Figlio e Folle, il complesso non ha più nulla da dirci. (James Hillman, Puer Aeternus).

Il processo individuativo può essere facilitato, sostenuto e reso cosciente in psicoterapia. La funzione dell'analista è quella di reggere quella luce che ci fa procedere al buio, e di essere quel primo specchio senza il quale non riusciremo a vedere quel che la coscienza dell'Io occulta. Con tale aiuto, il cammino che ci porta in contatto con i nostri bisogni, emozioni, desideri, tabù è rischiarato da quella luce che impedisce alle immagini che incontriamo nel nostro cammino di prendere il sopravvento (è quindi un percorso adatto sia a pazienti con disagi invalidanti, sia a chi desidera ampliare la propria coscienza e maturare per una vita caratterizzata da maggiore pienezza). la funzione dell'analista è anche quella di portare alla coscienza blocchi e paure affinchè queste perdano il loro potere e possano essere affrontate con responsabilità.

Tale percorso implica un contatto con sè che si avvale dell'analisi sogni, delle immagini mentali, dei blocchi del corpo e delle sue posture. Il confronto con sè stessi porta a un ridimensionare il potere che il mondo, il passato e gli altri hanno su di noi e riconoscere le nostre risorse, i nostri limiti e come questi, se riconosciuti, accettati, possano contribuire alla nostra creatività nella vita e nei rapporti sociali. Riporto una frase che mi rammenta quanto appena esposto: "Tutti coloro che prendono seriamente se stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto. La nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita, che poco ci rendiamo conto di questo bisogno. Eppure la possibilità che offre, per una completa realizzazione individuale, sono state messe in rilievo dalle filosofie e dalle religioni di tutti i tempi. Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico; al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiori, ed anzi, l'incapacità di una solitudine costruttiva è per se stessa un segno di nevrosi. Il desiderio di star soli è un sintomo di distacco nevrotico soltanto quando l'associarsi alla gente richiede uno sforzo insopportabile, per evitare il quale la solitudine diviene l'unico mezzo valido". Karen Horney "Our Inners Conflicts"

Per concludere..

"Sono scappata dal dolore e dovunque provi a guardare è lì, è dentro di me. Un giorno senti che devi cambiare vita, che non puoi più stare dove stavi, che devi andare, devi essere, devi sperare" ( Dal Film "E un giorno devi andare" )

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Scritto da

Dott.ssa Zaira Cestari

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