Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Il percorso psicoterapeutico

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L'articolo vuole descrivere la psicoterapia secondo la mia personale visione di questo intervento, che è un percorso personale.

22 MAR 2017 · Ultima modifica: 25 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.
Il percorso psicoterapeutico

Il termine Psicoterapia deriva dalla parola greca "psyché", che significa spirito, anima. Letteralmente la Psicologia è quindi lo studio dell'anima. Dal punto di vista iconografico, psyché (ψυχή) è rappresentato dagli antichi greci come una farfalla, simbolo di trasformazione. La Psicoterapia è quindi "la terapia dell'anima" o meglio, a partire dall'anima.

A volte siamo portati a pensare che uno psicoterapeuta abbia un ruolo direttivo nella vita dei pazienti e che attraverso una certa opera di persuasione e "micro-inganni" riesca alla fine a risolvere le problematiche della persona. Altre volte si tende invece a immaginare lo psicoterapeuta come un attore passivo, che si limita ad ascoltare e ad annuire. Lo psicoterapeuta non è propriamente né l'uno né l'altro. La sua funzione è piuttosto quella di accompagnare la persona in un certo periodo della vita, al fine di permettere a quella persona di alleggerirsi e sentirsi quotidianamente "comoda" nei propri vissuti, per compiere scelte autonome in cui istinti, cuore e cervello trovano un accordo in modo armonioso.

È un intervento che comprende il sostegno psicologico ma, rispetto a questo, va oltre perché consente di smussare insieme al paziente gli angoli della personalità che favoriscono l'insorgenza di sintomatologie cliniche o di stati di malessere periodici o prolungati, favorendo la ricostruzione di un senso e un significato nuovi del proprio presente e dei propri legami.

Ad oggi esistono molti approcci terapeutici. Quello più comunemente conosciuto è quello psicoanalitico, spesso rappresentato (e a volte distorto) nei film. Ma ne esistono altri: quello gestaltico, quello cognitivo-comportamentale, quello sistemico-familiare, quello breve strategico, quello analitico-transazionale, ecc. È ormai evidente che non esiste un modello teorico 'migliore' di un altro. Tutti i modelli teorici rappresentano cornici di riferimento valide per compiere un buon lavoro psicologico con le persone. Ogni psicoterapeuta tende a scegliere l'orientamento formativo più in linea con la propria persona(lità). L'approccio è infatti uno strumento e lo psicoterapeuta un artigiano che lo utilizza per attivare nel paziente le risorse necessarie al raggiungimento dell'obiettivo concordato. Cornice indispensabile per la buona riuscita di una terapia è l'alleanza terapeutica, quella cornice che permette al paziente di (af)fidarsi e al terapeuta di ascoltare e accogliere, accogliere e ascoltare quanto portato dalla persona in termini di emozioni, pensieri, comportamenti, vissuti personali. Il paziente 'costruisce' di volta in volta, in seduta, 'il suo abito', e lo fa insieme e attraverso il terapeuta, compiendo piccoli e graduali aggiustamenti e migliorìe funzionali a ciò che auspica per se stesso. Il terapeuta gli cammina affianco, lo supporta, (r)accoglie le sfumature emotive che emergono durante il cammino e gli porge gli strumenti necessari a renderle fonti di nutrimento, rispettandone i tempi e l'unicità.

L'approccio che ho scelto come strumento base del mio mestiere è quello costruttivista post-razionalista, integrato con strumenti provenienti da altre scuole di pensiero (in particolare quella gestaltica e quella sistemico-familiare) per modulare l'intervento alla specifica soggettività della persona. Ritengo che un approccio integrato possa fornire migliori chiavi d'accesso a quell'interiorità che è intima, da un lato, e curiosa di sé, di sperimentarsi nel nuovo, dall'altro. Anche se le caratteristiche di un disturbo sono le stesse per più persone, il senso e il significato di un attacco di panico, di un'alterazione dell'umore o di un disturbo alimentare non sono mai gli stessi. Qui entra in gioco la soggettività individuale, da intendersi come 'modo di guardare se stessi e leggere gli eventi che ci accadono, le emozioni che proviamo, i pensieri che tendiamo a generare'. Ed è in questo spazio, nello spazio dei significati personali, che la psicoterapia va a innestarsi per promuovere il cambiamento. Questo non avviene, come accennato, tramite opere di convincimento e persuasione. Avviene piuttosto attraverso un ascolto attento, autentico, delle parole e dei vissuti emotivi che emergono durante le sedute. Un ascolto che si fa attivo per far sì che la persona, a poco a poco, impari ad auto-osservarsi. Impari a mettere a fuoco e a utilizzare risorse interiori che pensava non esistessero, o che erano sopite. La mente, e ancor più l'interazione 'cuore-cervello', è qualcosa di profondamente, intimamente, complesso. Per comprenderle e ri-costruire un buon equilibrio personale o familiare, occorre un lavoro a più mani tra paziente e terapeuta. Un lavoro che implica fiducia reciproca. Un lavoro in cui il paziente è considerato l'unico, vero, esperto di sé e il terapeuta un co-esploratore che mette a disposizione le sue competenze sia tecniche che umane per favorire nel paziente una graduale riappropriazione della propria vita. Una riappropriazione caratterizzata dallo sviluppo della capacità di ascoltarsi emotivamente, in modo davvero autentico, e agire in modo tale che i propri comportamenti e i propri passi siano una buona sintesi tra ciò che sente emotivamente, ciò che pensa, ciò che vuole diventare e comunicare alle persone per lui significative.

La terapia

Attori di questa costruzione sono il paziente (in qualità di esperto di sé, delle proprie sensazioni, emozioni, vissuti emotivi e scelte di vita), il terapeuta (in qualità di esperto tecnico di 'fatti psicologici', del metodo per conseguire un cambiamento e capace di far emergere nel paziente le risorse che gli sono necessarie per conseguirlo) e la relazione stessa che i due co-costruiscono, che permette la realizzazione in divenire del processo terapeutico. Il terapeuta si propone quindi come base sicura, consentendo al paziente di riprodurre nella relazione le proprie modalità di attaccamento e di reciprocità, ma offrendogli contemporaneamente l'occasione di sperimentare nuovi stili di rapporto affettivo. Ciò che avviene, utilizzando le parole di M.A. Reda, è quindi 'un incontro tra persone con obiettivi diversi e uguali'. Se da un lato il paziente desidera infatti di essere curato da ciò che lo disturba mediante interventi sul sintomo, il terapeuta ha lo stesso scopo, ma mediante la promozione della sua consapevolezza, cioè aiutandolo a utilizzare le sue conoscenze rispetto al senso e al significato del suo disturbo, ai motivi che hanno portato allo scompenso e, soprattutto, alla reale capacità di apportare delle modifiche nel suo personale e soggettivo funzionamento, nel rispetto della propria identità e personalità. Sentendo, gradualmente, di poter gestire le proprie sensazioni ed emozioni, il paziente si trova ad esperire quella relativa sicurezza di sé e quel senso di individualizzazione che gli permettono di interagire nel suo ambiente di vita e nella complessità delle relazioni interpersonali, accrescendo la propria.

"La psicoterapia dovrebbe far sentire alla persona che sta tornando a vivere" (George Kelly)

Scritto da

Dr.ssa Elena Lensi

Lascia un commento

ultimi articoli su psicoterapia