Il pensiero di gruppo

Per il vecchio motto “due teste sono meglio di una”, le decisioni prese da un gruppo dovrebbero essere di gran lunga migliori rispetto a quelle prese dai singoli individui. Ma è davvero così

2 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.

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Il pensiero di gruppo

Per il vecchio motto "due teste sono meglio di una", le decisioni prese da un gruppo dovrebbero essere di gran lunga migliori rispetto a quelle prese dai singoli individui. Così dovrebbe essere viste le informazioni, le idee e le esperienze che vengono condivise. Basta tuttavia aprire un libro di storia per rendersi conto che spesso le decisioni collettive sono il risultato di ragionamenti poco obiettivi e razionali, portando a drastici errori.

Come può avvenire questo?

Nel film La Parola ai Giurati del 1957 di Sidney Lumet dodici giurati devono esprimere un verdetto all'unanimità riguardo ad un caso di omicidio in cui è accusato un ragazzo (nello specifico il figlio della persona assassinata). Un verdetto di colpevolezza porterà sicuramente il ragazzo alla sedia elettrica. I giurati si riuniscono e votano: ben undici giurati ritengono il ragazzo colpevole, e solo uno vota per l'assoluzione. Il raggiungimento dell'unanimità sembra scontato visto l'esito della votazione, tuttavia il trambusto e la sorpresa causata dal voto contrario, genera un clima interlocutorio in cui si riesaminano le prove e viene analizzato il caso in maniera meno sbrigativa. Pian piano anche altri cambiano opinione e nelle successive votazioni cresce il numero di giurati a favore dell'assoluzione; il meccanismo inverso che a questo punto si innesca sembra inesorabile e nel giro di qualche ora di discussione tutti i giurati si dichiarano contrari alla condanna del ragazzo, ritenendolo innocente.

Il film dà una potente, efficace e quasi tragicomica visione di come avvengono i processi decisionali nei gruppi oltre che del fenomeno della persuasione. E' una autentica lezione di psicologia sociale.

Ma cerchiamo brevemente di puntualizzare qualche meccanismo che interviene nei processi decisionali di gruppo, rendendoli spesso scarsamente obiettivi e razionali:

  • la FACILITAZIONE SOCIALE: banalmente la semplice presenza di altri influenza il modo in cui le persone si comportano (effetto rilevato anche negli animali); già Norman Triplett a fine '800 notò che le prestazioni dei ciclisti miglioravano se si trovavano in gruppo, rispetto a quando gareggiavano singolarmente. Negli ultimi anni si sono susseguite numerose teorie sulla facilitazione sociale, evidenziandone sia effetti positivi che negativi.
  • Il PENSIERO DI GRUPPO: la forte coesione tra i membri del gruppo produce spesso terribili errori nei processi decisionali, accentuati nelle situazioni di minaccia. Si può riscontrare nel pensiero che si può creare in un gruppo di invulnerabilità ("siamo invincibili!"), una forte convinzione nella moralità ("è ovvio che abbiamo ragione"), stereotipi negativi di leader nemici ("sono deboli, sciocchi ecc."), abbinate ad uno scarso pensiero critico. Un esempio pratico? Prendiamo il processo decisionale che portò il neo-eletto presidente degli Stati Uniti Kennedy con i suoi consiglieri ad avvallare la decisione di invadere Cuba presso la Baia dei Porci nel 1961: la missione fu un fiasco totale.
  • la PROPENSIONE AL RISCHIO: numerosi studi dimostrano come all'interno dei gruppi le persone tendano a prendere decisioni più rischiose; questo, se abbinato alla POLARIZZAZIONE DI GRUPPO, il fenomeno per cui all'interno di un gruppo un orientamento già preesistente tende a estremizzarsi, rende la questione particolarmente pericolosa. Questo vuol dire, come dimostrato in un esperimento del 1970 di Myers e Bishop, che se creiamo due gruppi, uno con persone con pregiudizi razziali e uno con persone senza, e li facciamo discutere tra loro, probabilmente in seguito avranno posizioni più estreme, sostenendo la propria "fazione" con maggior vigore.

Gli effetti delle decisioni del gruppo, associati alla tendenza alla DEINDIVIDUAZIONE (la perdita del proprio senso di identità individuale) e alla conseguente DIFFUSIONE DI RESPONSABILITA' che permette di sentirsi meno responsabili se una decisione è stata presa dal gruppo di cui facciamo parte, rendono le scelte e i comportamenti dei gruppi spesso insensate e dannose per gli altri e per i membri stessi.

Fortunatamente non sempre le decisioni dei gruppi sono però negative: questi effetti possono essere attutiti e modificati quando i singoli membri del gruppo comunicano apertamente ed esprimono le loro reali opinioni, arricchendosi allo stesso tempo delle opinioni altrui, e rendendo le decisioni prese originali, creative e razionali.

A questo proposito appare fondamentale il ruolo delle minoranze o delle voci dissenzienti (come magistralmente dimostra il film La Parola ai Giurati); chi si mantiene fermo sulle proprie posizioni e idee, se si mostra ben informato e coerente senza apparire però rigido o dogmatico, può finire per persuadere la maggioranza, inducendo i singoli membri a riflettere sulle proprie posizioni.

Chi si fa promotore del cambiamento, il leader, deve essere dotato di carisma, ossia deve avere la capacità di capire come stanno le cose e come si possono evolvere, mostrando grande sensibilità e comprendendo le costrizioni esistenti e le carenze dello stato attuale.

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Scritto da

Dott. Luca Marini, Studio Cortex

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