Il Non Detto. La fatica di raccontare con i figli adottivi e affidati

Il dolore di una storia passata, i dubbi dei genitori e la possibilità di raccontare e condividere un passato e di sentire di appartenere.

16 MAR 2015 · Tempo di lettura: min.

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Il Non Detto. La fatica di raccontare con i figli adottivi e affidati

"Cosa posso raccontare? Sarà troppo doloroso? Troppo forte? Cosa posso dire o posso tenere segreto?"

Queste domande sono spesso presenti nei genitori di bambini e ragazzi adottati e affidati, e trovare una risposta non è sempre scontato e semplice. La paura di fare male e creare una rottura o un trauma è molto forte in queste famiglie, e per questo molto spesso si decide di non dire.

Ma non raccontare la vita precedente all'adozione o all'affido porta nelle famiglia delle conseguenze. Prima di tutte il peso del segreto.

La conoscenza da parte dei genitori della storia del bambino o del ragazzo influenza inevitabilmente la loro relazione, ed è importante ricordarsi che le esperienze vissute rimangono "scritte" nella vita del bambino anche se non sono ricordate in modo esplicito, influenzando la sua vita, il suo modo di relazionarsi con gli altri e di vivere le proprie emozioni.

Se pensiamo a noi stessi, possiamo renderci conto di quanto è importante conoscere la propria storia. Chi non ha mai chiesto ai propri genitori dettagli sulla propria infanzia, particolari di ricordi troppo lontani e ormai sfumati nella propria mente?

Avere consapevolezza degli avvenimenti specifici della nostra storia è quindi un modo per conoscere noi stessi, avvicinarsi alle nostre emozioni, ai nostri vissuti, dare un senso alle nostre caratteristiche personali.

Meglio la consapevolezza

Inoltre studi sulla capacità riflessiva hanno affermato che essere consapevoli del proprio passato svolge un'importante funzione anche per quanto riguarda la capacità a leggere gli altri, entrare correttamente in relazione con chi abbiamo attorno, attribuire significati ai comportamenti e ai vissuti altrui.

Così, parlare al bambino della sua storia vuol dire aiutare il bambino a diventare un buon codificatore di eventi, e tenergli nascosto il suo passato, a volte anche forte e traumatico, vuol dire invalidarlo come decodificatore.

Ogni storia è però una storia a sé, e a volte il passato di questi bambini è fatto di traumi. Il trauma dell'abbandono è la ferita con cui si dovrà sempre confrontare il bambino: spesso i figli adottivi temendo un nuovo abbandono mettono alla prova i genitori adottivi agendo comportamenti difficili da gestire, ma questa è una modalità che serve a capire qual è il limite per la tenuta del sistema familiare, fino a dove possono spingersi prima che crolli e loro vengano abbandonati di nuovo. A volte i comportamenti difficili proposti dai bambini vengono vissuti coma una conferma della incapacità per i genitori adottivi di essere dei "buoni genitori", che per questo preferiscono non raccontare per proteggere se stessi e il proprio figlio.

Ma così viene negato al bambino il bisogno di scoprire la propria storia

Può anche capitare che i ragazzi dicano che non vogliono sapere, ma questo avviene il più delle volte perché nessuno li ha mai avvicinati al passato. Aspettare i tempi del bambino è quindi corretto, ma i genitori devono essere comunque propositivi e attivi facendogli capire che di queste cose si può parlare.

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Scritto da

Dott.ssa Maria Giovanna Giannini

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