Il linguaggio psicosomatico: "Silenzio, parla il corpo!"

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

La malattia psicosomatica è sempre un segnale, un messaggio da ascoltare e decodificare in quanto richiesta, da parte di un disagio profondo e spesso nascosto, di essere compreso e curato.

14 lug 2016 · Tempo di lettura: min.
Il linguaggio psicosomatico: "Silenzio, parla il corpo!"

Quando la medicina non basta.

Fin dall'antichità l'uomo si è interrogato sull'origine delle malattie che lo affliggevano, nel tentativo di comprenderle e di trovarne le cure. Si è anche sempre interrogato sull'influenza che la mente (o la psiche, l'anima nell'antichità) esercita sul benessere del nostro organismo e sulla malattia.

La pratica medica mostra ogni giorno la stretta correlazione tra corpo e psiche.

Da un lato è ormai accertata l'importante influenza dell'umore nel contribuire alla guarigione o al peggioramento di problematiche fisiche, come anche, viceversa, l'influenza positiva che un buono stato di salute ha sull'umore. Dall'altro, esiste tutta una gamma di disturbi che, pur consistendo in sintomi o disfunzioni propriamente organiche, non trovano una spiegazione esauriente nella condizione medica di chi ne soffre: si tratta dei disturbi così detti psicosomatici.

Trattando di questo argomento, bisogna innanzitutto distinguere tra sintomi e veri e propri disturbi.

La differenza tra sintomi e disturbi psicosomatici

I sintomi psicosomatici costituiscono una risposta dell'organismo (prodotta dal sistema nervoso autonomo) a situazioni di disagio psichico o di stress. Non si tratta di vere e proprie malattie, piuttosto si manifestano come singoli elementi o nel contesto di altri disturbi psicologici come depressione, ansia o altro (si vedano per esempio i disturbi del sonno, tachicardie, dolori mestruali, cefalee o altri dolori cronici o ricorrenti senza riscontro da esami medici, etc.).

Si parla invece di disturbi psicosomatici nei casi in cui è presente una malattia d'organo, con segni indiscutibili di lesione. Sono malattie a cui ormai classicamente si riconosce un'origine (o una forte componente) psicologica.

Sintomi e disturbi psicosomatici possono coinvolgere diversi apparati:

  • gastrointestinale: per esempio gastriti, coliti ulcerose, ulcere peptiche;
  • vardiocircolatorio: tachicardia, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione essenziale;
  • respiratorio: asma bronchiale, sindrome iperventilatoria;
  • urogenitale: dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce o anorgasmia, enuresi;
  • cutaneo: psoriasi, acne, dermatite atopica, prurito, orticaria, secchezza della cute e delle mucose, sudorazione profusa;
  • muscoloscheletrico: cefalea tensiva, crampi muscolari, torcicollo,mialgia e fibromialgia, artrite, dolori al rachide, etc.;
  • disturbo algico: dolore cronico o recidivo in uno o più distretti corporei, senza nessun riscontro da esami medici.

Ciò che contraddistingue un disturbo psicosomatico nell'esperienza di chi ne soffre è che a fronte di un reale malessere, più o meno intenso e debilitante, lunghissime serie di analisi, esami, visite, consulti non forniscono una spiegazione medica soddisfacente, e ciò che ci si sente rispondere uno dopo l'altro dai medici consultati è che dal punto di vista medico "non c'è niente che non va". Eppure qualcosa c'è…

Un insospettabile "nodo"

Le ricerche effettuate nel campo della psicosomatica hanno evidenziato come, in tutte queste situazioni, esista un'importante componente psicologica che consiste in una sofferenza, una tensione prolungata nel tempo, un conflitto interno che non trova modi di espressione emotiva o attraverso il pensiero, e che dunque "parla" attraverso il corpo.

Ciò spiega come mai, spesso, chi soffre di un disturbo psicosomatico non sia consapevole di vivere stati di sofferenza emotiva o psicologica interna, di vario tipo e a vari livelli: si tratta di emozioni o di pensieri portatori di una sofferenza troppo grande, o troppo temuta, da cui la persona si difende non permettendole di emergere. Spesso chi soffre di un disturbo psicosomatico non percepisce il proprio disagio come psicologico o emotivo, oppure tenta di gestirlo semplicemente non pensandoci, occupandosi in mille cose da fare o minimizzandolo. Il tentativo è quello di "non dare importanza", quasi nella speranza che il problema si risolva da sé. L'unica via che rimane a questo disagio inconscio per esprimersi ed uscire allo scoperto è quella di "far parlare" il corpo, facendolo ammalare.

Rispetto ai significati espressi dalle malattie psicosomatiche esistono diversi filoni di pensiero: per alcuni, il tipo di malattia che si sviluppa rappresenta in qualche maniera, diretta o più o meno mascherata, il tipo di conflitto o di sofferenza sottostante. Per altri invece non esiste uno specifico significato simbolico del disturbo, il quale esprimerebbe quindi in modo generico la sofferenza sottostante, oppure esiste in alcuni casi ma non in tutti.

Comunque sia, la comunità scientifica psicologica internazionale è unanime nell'individuare, alla radice di questi disturbi, la difficoltà a percepire, contenere ed esprimere in altro modo stati interni di sofferenza emotiva o psicologica.

Allora che fare?

La malattia psicosomatica è sempre un segnale da prendere in considerazione, un messaggio da ascoltare e decodificare in quanto richiesta, da parte di un disagio profondo e spesso nascosto, di essere compreso e curato. Lo stesso si può dire dei sintomi psicosomatici, sebbene si tratti di espressioni più lievi ed inserite in modalità di rapporto con se stessi e con gli altri in parte differenti.

Vediamo, di seguito, alcune indicazioni per affrontare il problema.

  1. Andare al di là di quel che si vede: sebbene risulti spesso difficile, a chi ne soffre, credere che un disturbo così prepotentemente corporeo come un disturbo psicosomatico abbia le sue radici in un disagio psicologico, la prima cosa da fare è rendersi conto che la malattia costituisce la forma superficiale di un disagio più profondo, e che dunque è necessario non limitarsi alle cure mediche, e prendere in considerazione anche quest'ultimo per affrontare davvero il problema.
  2. Rinunciare ai "benefits"! Ebbene sì, per quanto possa sembrare paradossale un disturbo psicosomatico viene spesso mantenuto per moltissimi anni per via dei vantaggi secondari che comporta, in termini di attenzioni da parte dell'ambiente familiare o circostante, in termini di deresponsabilizzazione rispetto alla propria vita e alle proprie decisioni (o indecisioni) e ancora, a volte, in termini di piccole vendette o recriminazioni nei confronti, per esempio, di un ambiente trascurante o vissuto come tale.
  3. Cercare un aiuto mirato: le cure mediche possono dare qualche sollievo ed in qualche caso sono necessarie, ma, seppure un percorso lungo ed impegnativo, una psicoterapia si configura come l'unica strada per affrontare veramente il problema. Imparare in uno spazio protetto e con l'aiuto di un professionista ad ascoltarsi, a lasciar emergere le proprie emozioni ed i propri pensieri, anche i più dolorosi, far emergere le risorse personali ed apprendere degli strumenti più efficaci per gestirli: in questo modo, eventuali condizioni perduranti o future di disagio potranno trovare modi di espressione meno debilitanti e più gestibili, e non dovranno più implicare il corpo in maniera così pesante.
Scritto da

Dott.ssa Lara Motta

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