Il Disturbo acuto da stress: come affrontarlo

Il DAS presenta i cosiddetti sintomi dissociativi come la derealizzazione e l’amnesia dissociativa.

9 MAG 2014 · Tempo di lettura: min.

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Il Disturbo acuto da stress: come affrontarlo

Il disturbo acuto da stress (o DAS) si manifesta in seguito all'esposizione a un evento traumatico. La terapia adeguata a questo tipo di disturbo è la psicoterapia e, più raramente, i farmaci.

Cos'è il DAS?

Il disturbo acuto da stress (DAS) è un disturbo d'ansia che si può sviluppare dopo aver visto o aver preso parte a un evento pericoloso. La persona colpita dal DAS ha vissuto un episodio di grave pericolo, in prima persona o come spettatore. Il disturbo nasce quando si continua a rivivere in maniera continua quest'esperienza traumatica. Spesso si tende a confondere il DAS con il disturbo post-traumatico da stress che è provocato dallo stesso tipo di cause. La differenza sta nella durata dei sintomi: nel caso del disturbo acuto da stress la durata sarà di pochi giorni fino ad arrivare a un mese; nel caso del disturbo post-traumatico da stress si ha una durata maggiore. Il DAS, inoltre, presenta i cosiddetti sintomi dissociativi come la derealizzazione e l'amnesia dissociativa.

I sintomi

Non tutte le persone che vivono un'esperienza traumatica sviluppano il disturbo acuto da stress. Chi ne viene colpito solitamente presenta dei sintomi specifici e riconoscibili. Fra i più comuni troviamo:

  • Derealizzazione. Sensazione di estraneità verso l'ambiente esterno.
  • Depersonalizzazione. Sensazione di estraneità verso sé stessi.
  • Insonnia e incubi. L'evento viene spesso ricordato attraverso i sogni.
  • Amnesie. Incapacità di ricordare l'evento traumatico.
  • Irrequietezza motoria.
  • Scarsa capacità di mostrare emozioni.
  • Scarsa concentrazione.

Approcci terapeutici

Solitamente il DAS viene trattato attraverso una psicoterapia e, più raramente, attraverso i farmaci. La terapia è simile a quella del disturbo post-traumatico da stress anche se c'è una importante differenza di durata fra i due disturbi.

Lo psicoterapeuta cercherà di aiutare il paziente a gestire l'ansia, tutti i disturbi legati al sonno e i sintomi dissociativi. Sarà indispensabile differenziare la normale reazione all'evento traumatico da quella provocata dal DAS. Il paziente, così, dovrà essere capace, rispettando i suoi tempi, di confrontarsi con il trauma per poter recuperare la propria sicurezza emotiva. La terapia cognitiva lavorerà in modo tale da eliminare le credenze distorte del paziente, rendendole razionali.

Nei casi più gravi e sotto la guida di uno psicoterapeuta, si potranno affiancare alle psicoterapia farmaci come ansiolitici e ipnotici, per un periodo limitato.

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Commenti 4
  • Francesca Sparaventi

    Buonasera,io da piccola ho avuto 3 o 4 episodi di breve durata di derealizzazione, soprattutto verso i miei familiari e verso l'ambiente in cui vivo,mantenendo la consapevolezza di ciò che sono e rappresentano ma dentro di me mi pongo continuamente dubbi perchè mi sembrano estranei.Ultimamente questa sensazione è ancora più intensa e più lunga.Premetuo che soffro di attacchi di panico ,ansia generalizzata e ipocondria. Ho fatto delle cure ma sempre terminate di testa mia. Sottolineo inoltre che da agosto sto andando in terapia ma mentre per ciò che riguarda l'ansia i sintomi sono diminuiti, quelli di derealizzazione sono esplosi. Mi piacerebbe sapere se è e come uscirne fuori. Grazie.

  • dorino

    Io non ho mai sofferto di attacchi di stress e panico, ma una volta sono rimasta bloccata su una barca con alcuni amici. Ecco cosa è successo Nonostante non ci fosse reale pericolo e il clima fosse un po' teso ma controllato, scoprii che una delle mie amiche soffriva di attacchi di panico. Non ce l'aveva mai detto prima, e rimanemmo un po' tutti scioccati dal vederla stare così male, colpita da una cosa così improvvisa e in grado allo stesso tempo sia di paralizzarla ma anche di farle perdere completamente il controllo. Ricordo che i giorni seguenti tutti noi che eravamo stati con lei su quella barca le chiedemmo come si sentisse, perché l'immagine di quanto era stata male era ancora ben presente nei nostri occhi. Nonostante lei tendesse a minimizzare, ci raccontò di tutte le altre volte che le era capitato. La spingemmo a vedere se in giro c'era qualcosa che poteva consultare o acquistare per tentare di conoscere meglio questo disturbo e, possibilmente, imparare a controllarlo. Non voleva partire con qualcosa di troppo forte tipo terapie, farmaci o quant'altro, così dopo diverse ricerche abbiamo conosciuto il Dr. Giacconi che le ha dato alcuni consigli iniziali per acquisire informazioni sull'argomento (questi, per la cronaca). In realtà ci ha raccontato che dentro non si limitavano solo a discutere il problema, ma offrivano anche degli spunti per risolverlo che a lei sono stati molto utili per imparare a controllarsi prima e durante gli attacchi. Se può essere di aiuto a qualcuno come è stato per lei....io lo spero.

  • Anna Negri

    Sono indubbiamente d'accordo che il tutto e' dovuto sopratutto a un input personale cioè' sopratutto riuscire a gestire se stessi ,questo pensiero e' derivante in primo luogo dal mio modo di pensare ,anche se e' un detto cioè chi fa da se' fa per tre ,infatti e' la mia scelta attuale cioè' di rimanere sola lontano sopratutto da familiari i quali hanno gestito male la mia problematica salutare approfittandosi del discorso a livello memoriale cioè' per loro non ricordavo nemmeno chi ero Saluti

  • Anna Negri

    Ma indubbiamente e' importante riuscire a gestire l'ansia, penso che sia l'input necessario, sopratutto per gestire se' stessi ,

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