Il complesso di cenerentola e del principe azzurro: paura dell’indipendenza e dipendenza affettiva

Il complesso di Cenerentola si crea quando si sviluppa una dipendenza nella relazione e la necessità di essere salvati dal partner.

24 FEB 2021 · Tempo di lettura: min.

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Il complesso di cenerentola e del principe azzurro: paura dell’indipendenza e dipendenza affettiva

La descrizione di questo complesso psicologico di solito aiuta a comprendere parte dei conflitti che possono verificarsi nelle relazioni con i coetanei e soprattutto nelle relazioni amorose.

Il complesso di cenerentola

Il complesso di cenerentola fa riferimento a un libro di Colette Dowling del 1982 intitolato proprio “Il complesso di Cenerentola: la segreta paura di indipendenza delle donne”.

L’autrice afferma in questo libro come esista un bisogno psicologico di trovare un "principe azzurro" o una principessa delle fiabe che ci porterà fuori da una vita travagliata e ci renderà felici trovando l'amore. Per raggiungere questo obiettivo di fantasia, abbiamo bisogno di idealizzare il potenziale partner per soddisfare queste aspettative, il che ci rende molto difficile soddisfare il desiderio d'amore.

È da segnalare che esiste un altro tipo di sindrome, chiamata sindrome di Cenerentola, dall’inglese “Cinderella effect”, che invece ha a che fare con gli abusi e i maltrattamenti da parte dei genitori adottivi.

In questo articolo prenderemo in considerazione il complesso di Cenerentola e come ancora la figura della donna sia associata, nella nostra società, al concetto del bisogno di essere salvata, mentre in realtà questo complesso porta a forme di dipendenza affettiva.

La storia di Cenerentola e di tutti i personaggi

Per capire più da vicino questo complesso, possiamo ripercorrere velocemente la storia di Cenerentola e di tutti i personaggi della fiaba.

La storia è conosciuta da tutti: una fanciulla bella e ricca, ma rimasta orfana di padre e madre, viene sfruttata e obbligata a prendersi cura della matrigna e delle sorellastre, che attraverso cattiveria e invidia la obbligano a compiere tutti i compiti casalinghi più ardui e che non le permettono di uscire di casa.

Finché una sera arriva la fata madrina che la aiuta ad andare al ballo per conoscere il principe azzurro, insieme a tutte le altre donne del regno.

Il principe pero noterà proprio lei, e la cercherà per tutta la città, ricorrendo alla scarpetta di cristallo che la giovane aveva perso allo scoccare della mezzanotte, andando via dalla festa. Alla fine la troverà, la salverà e insieme vivranno felici e contenti.

In questa fiaba in realtà la Cenerentola pre-ballo è una persona resiliente, che nonostante gli abusi della vita è cresciuta con una personalità positiva e forte. Ma la storia ci racconta che l’unico modo che ha per essere salvata è quello di un uomo che la porti via.

Cioè la donna può cambiare la propria vita solo se inizia una relazione con un uomo, perché da sola non ce la può fare ed è costretta a rimanere schiava per tutta la vita.


Insomma la donna deve essere bella, innocente, indifesa, forte e resiliente, ma succube e dipendente dal suo principe azzurro. Analizzeremo queste due figure, quella di Cenerentola e quella del Principe Azzurro, e la relazione che si potrebbe instaurare nei paragrafi successivi.

cause complesso cenerentola

Le cause del complesso di Cenerentola

Questo complesso nasce normalmente durante l’infanzia e ha a che vedere con gli stili genitoriali ed educativi che abbiamo imparato proprio durante quest’età.

L'origine psicologica di questa complesso potrebbe nascere in risposta e come conseguenza di un trattamento molto autoritario (repressivo) o affettivamente molto distante dalla madre o del caregiver verso il bambino, che continua senza cambiamenti quando la persona inizia la vita adulta.

In alcuni casi potrebbe anche nascera da situazioni  familiari più gravi e disfunzionali in cui la madre o il caregiver, potrebbero avanzare nei confronti del bambino una grossa richiesta emotiva ed eventulmente anche di responsabilità, facendo si che il bambino debba rinunciare a soddisfare i suoi bisogni di base emotivi, perché investito di troppe richieste e responsabilità e costringendolo a uno sviluppo evolutivo troncato in cui il minore si sente obbligato a comportarsi come se fosse un adulto. Questo tipo processo si chiama accudimento invertito e rappresenta appunto la forma in cui un bambino viene responsabilizzato troppo presto e a cui vengono affidate troppi pesi, emotivi e non, in un’eta in cui il bambino avrebbe al contrario bisogno di qualcuno che si prendesse cura di lui.

Le conseguenze di questo processo, che si può definire un abuso emotivo, possono essere diverse nell’età adulta:

  • tendenza o un’incapacità di difendersi di fronte agli altri
  • Bassa autostima e incapacità di sentirsi valorizzata
  • Ansia
  • Vittimismo generalizzato da mettere in atto con le relazioni di pari
  • Accettazione dell’abuso di potere da parte delle altre persone sull’individuo
  • Apprendimento di una schema relazione basato sull’esercizio del potere e pertanto di rapporti basati sul concetto dominio-sottomissione
  • Da cui ovviamente trae origine un modello di dipendenza affettiva che porta il soggetto a instaurare rapporti di amore e amicizia sempre in perdita, rendendo difficile il raggiungimento di una corrispondenza equilibrata nelle relazioni e nell'impegno amoroso e facilitando una grande instabilità.

Esistono anche cause non legate ad abusi o maltrattamenti, ma semplicemente dovute all’educazione in sé, al ruolo della donna nella società e alla cultura maschilista che ancora permea alcune aree della quotidianità e che vede le donne meno valide degli uomini, per cavarsela contro le avversità della vita.

È fondamentale sfatare questi miti e insegnare ai bambini a sviluppare la propria individualità, ad affrontare le sfide della vite in maniera indipendente, ma sottolineando sempre che hanno la possibilità di chiedere aiuto e riceveranno supporto dalle persone che li circondano: non da un uomo o una donna che li salvi, ma semplicemente da tutte le persone che lo circondano, lo sostengono e gli vogliono bene.

Cenerentola, il principe azzurro e il ruolo della donna nella società

Possiamo dire che il complesso di Cenerentola parte da una visione negativa perché mette in rilevanza un modello comportamentale in cui l’unico obiettivo della donna è quello di curare la casa e stare dietro ai figli, evitando così di sviluppare forme di pensiero e capacità autonome per cavarsela nella vita di tutti i giorni.

Una persona troppo dipendente dal proprio partner porta a un rapporto equilibrato e difficile: se la donna non è abbastanza sicura di sé e aspetta che la vita trovi una significato dall’esterno, a parte il fatto che probabilmente non riuscirà ad essere mai felice, probabilmente porterà la relazione verso livelli di tossicità.

Questo non vuole dire che i nostri partner non ci debbano aiutare, dare supporto o coccolare, anzi le relazioni hanno sempre bisogno di intimità e supporto reciproci, ma, come abbiamo già detto in molti articoli, significa vedere la coppia come un’insieme di due individualità che si amano e non un unico organismo.

Un altro punto negativo del complesso di cenerentola è che non permette alla donna di lottare per raggiungere i propri obiettivi: l’amore e la famiglia possono essere (o meno) uno tra i tanti obiettivi della vita di una donna, non per forza l’unico.

Allo stesso modo le persone affette da questo complesso non sono in grado di rimanere da sole: una volta chiusa la storia con il principe di turno, ne troveranno subito un altro per riinizare il loro rapporto di dipendenza.

Ma per il Principe Azzurro che salva la principessa le cose non vanno meglio. Se da un lato pertanto troviamo Cenerentola che può diventare facilmente vittima, bersaglio e partner sottomessa, dall’altro troviamo un Principe Azzurro che allo stesso modo presenta forma di dipendenza affettiva. Infatti sotto le spoglie del principe potremmo trovare o un uomo con la sindrome del cavaliere bianco, ovvero persone che hanno subito un abbandono e rimangono con la necessità compulsiva di salvare gli altri da questo dolore, o un narcisista opportunista e manipolatore, che approfitta degli altri e delle loro insicurezze per coinvolgerli emotivamente e manipolarli, per cercare di riempire il vuoto emotivo che lo pervade.

Proprio a causa delle sua necessità di essere salvata, Cenerentola diventa un bersaglio facile per quelle persone che hanno bisogno di alimentare la loro autostima, il loro ego e il vuoto emotivo che li caratterizza, manipolando gli altri e sottomettendoli.

Nonostante le cose a livello sociale siano profondamente cambiate rispetto ad anni fa, esiste tutt’ora una visione in cui la donna forte e indipendente fa paura, mentre la donna innocente e indifesa e da salvare riscuote ancora successo.

È importante educare i bambini, senza forzare le tappe di crescita, insegnandoli che è importante essere adulti indipendenti e che le relazione vanno coltivate con l’amore e con il rispetto dell'altro come primo punto. Inoltre bisogna anche sottolineare che il complesso di Cenerentola, essendo una forma di dipendenza affettiva che si sviluppa in seguito a uno stile genitoriale disfunzionale, può coinvolgere uomini e donne allo stesso modo.

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Un esempio di dipendenza affettiva

Possiamo vedere come il complesso di cenerentola possa essere fonte di una relazione disfunzionale che può essere l’esempio di una relazione basata sulla dipendenza affettiva.  In questa dinamica la relazione si configura con una dinamica tra due attori:

Uno, il principe, che mette in atto dei comportamenti volti a salvar l’altro, che appare con il ruolo di salvatore, ma che col tempo si tende a manifestare come il suo persecutore. La persona che ricopre tale ruolo, infatti, cercherà di mantenere la sua Cenerentola ai margini in modo da evitar che acquisisca sicurezza e indipendenza e le sia indispensabile, attraverso l’uso di tecniche di manipolazione. Questo proprio perché anche il principe è dipendente da Cenerentola per soddisfare il suo ego narcisista e il suo vuoto emotivo.

La nostra Cenerentola, rimarrà vittima di tale schema, in un primo momento a causa del suo passato o della sua educazione che l’ha portata verso questa direzione, ma in un secondo momento anche a causa delle manipolazioni del suo principe che la renderanno ancora più insicura e dipendente, proprio perché volte a ledere la sua autostima e individualità.

Come abbiamo accennato anche prima, il complesso di Cenerentola può riguardare anche gli uomini, messi sotto pressione da una società altamente competitiva.

Alla conquista dell’indipendenza e del riconoscimento emotivo

L’indipendenza non è una qualità innata, ma la si conquista nel tempo, attraverso la pratica di esperienze e acquisendo competenze nelle questioni di tutti i giorni, facendosi forza e senza lasciarsi assalire dalle paura.

L’indipendenza si conquista attraverso l’atto di prendere decisioni e di raggiungere i propri obiettivi. Le stesse relazioni dovrebbero basarsi proprio nell’aiutare l’un altro a crescere insieme e a realizzare i propri obiettivi, nell’amore e nel rispetto dell’individualità uno dell’altro. Il supporto e il riconoscimento emotivo ci spronano ad andare avanti con più amore e forza, ma non devono essere l’unico motore della nostra vita.

Ma come possiamo pertanto allenare la nostra indipendenza? Vediamo alcuni consigli:

  • imparate a prendervi cura di voi stessi sia emotivamente che fisicamente che mentalmente. Voi siete tutto il vostro mondo e la cosa più bella che c’è. Com’è possibile non amarvi?
  • Disciplina e razionalità. Anche quando le scelte sono difficili, respirate e provate a lasciare andare le emozioni per ritrovare la disciplina e la razionalità che vi spingeranno a vedere le cose da un altro punto di vista, incoraggiando la vostra forza di volontà.
  • Allenare la fiducia in voi stessi. La sicurezza e l’autostima sono alla base dell’indipendenza, ma essere un po’ insicuri è una cosa molto comune: da qui sta l’importanza di mettersi in gioco per acquisire ogni giorno in più un po’ di sicurezza nelle proprie capacità.
  • Essere positivi. Per essere indipendenti bisogna cercare di guardare la vita dal punto di vista più positivo possibile, perché se ci facciamo invadere dal pessimismo, si può rischiare di rimanere immobili.
  • Godersi la vita. Essere indipendenti vuol dire anche godersi le piccole cose della vita, le persone che ci circondano, gli eventi o le distinte situazioni. Perché si riescono a guardare gli altri non con gli occhi della necessità ma per quello che sono davvero, e amarli per questo. Allo stesso modo le persone indipendenti amano stare da sole e pertanto tendono ad godere di diversi momenti della loro vita senza la necessità di essere in compagnia di qualcuno.

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Come superare il modello comportamentale del complesso di Cenerentola

Per superare questo modello comportamentale del complesso di Cenrentola, come molti altri conflitti psicologici originati durante l'infanzia e l'adolescenza, è necessario passare attraverso il riconoscimento e l'accettazione del conflitto stesso attraverso una terapia che porti ad apprendere comportamenti più adattivi e meno disfunzionali. È importante pertanto capire l’origine di questi comportamenti e imparare a gestire tali conflitti e complessi in maniera più matura per aiutarci a superarli.

La terapia, sia individuale che di coppia, può aiutare molto in questo senso, sia per approfondire l’origine dei nostri comportamenti sia come accompagnamento nell’apprendere nuove forme di interrelazione con gli altri.

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Commenti 1
  • Saeetta

    Io aspetto il principe azzurro e onestamente ero convinta che la sindrome di Cenerentola fosse quella di chi rimane single a vita perché troppo sognatrice

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