Il colloquio comportamentale

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Il colloquio comportamentale utilizza le tecniche dell'apprendimento e le tecniche cognitive e comportamentali

26 giu 2017 · Tempo di lettura: min.

Nell'ambito della psicologia clinica, il colloquio clinico fa parte di un'osservazione ad ampio spettro della persona che si chiama assessment: dopo l'osservazione della storia personale, della malattia attuale e la storia dei problemi psicologici, si attua anche l'anamnesi psicosociale attraverso il colloquio clinico.

Inoltre si utilizzano varie tecniche comportamentali per osservare un comportamento. Per fare l'assessment bisogna considerare l'adeguatezza di un'azione al suo scopo, attraverso l'analisi del giudizio espresso dal soggetto che compie l'azione, o da una persona vicina. Si attua l'osservazione del comportamento bersagli e del comportamento meta, per rilevare discrepanza tra il comportamento operato e il comportamento che si vuole far raggiungere. l'analisi sperimentale del comportamento è una seconda tecnica di osservazione, il comportamento viene suddiviso nelle sue parti costituenti e giudicato dallo psicoterapeuta che si occupa di manipolare variabili indipendenti. Un esempio di quest'ultima tecnica è il regolo di analisi funzionale, si riportano in numeri gli eventi comportamentali costituenti la sequenza problematica, su questo viene posta una parte

trasparente con le lettere ABC che può essere posizionato in vario modo sugli eventi contrassegnati dal numero. Ad indicare la diversa funzione ora di stimolo ora di comportamento bersagli ora di conseguente. Ad esempio, se vogliamo capire perché il soggetto, entrato in casa, emette il comportamento descritto, dobbiamo far corrispondere a A l'evento 1, considerato come situazione determinante del comportamento 2, che viene a corrispondere a B. in questo caso C ha il valore rinforzante e corrisponde alla situazione piacevole identificata con il numero 3. Cambiando posizione al cursore, si modifica il significato all'analisi funzionale precedente. La funzione elicitante di A può essere primaria o secondari; C può agire da rinforzo o da punizione, può essere di tipo simbolico, intrinseco o estrinseco; le interpretazioni vengono fatte sulla base del posizionamento del regolo ABC.

Tra le tecniche comportamentali che possono essere utilizzate nel colloquio clinico seguendo l'assunto comportamentale vi è quella dell'autocontrollo, che in cui è il paziente ad essere partecipe del suo cambiamento psicologico. Queste terapie hanno l'obiettivo di insegnare al paziente a riconoscere e controllare il rapporto funzionale esistente tra il proprio comportamento e fatti ambientali concomitanti (Harting, 1974). L'autocontrollo è la tecnica che permette alla persona di controllare i fatti ambientali che precedono, accompagnano o seguono il comportamento. La relazione funzionale è tra il comportamento della persona e l'ambiente in cui svolge il comportamento, inoltre l'ambiente è una funzione del comportamento dell'individuo. Si insegna perciò al paziente a controllare il proprio modo di agire manipolando le variabili di cui il suo comportamento è funzione.

Una persona esercita l'autocontrollo quando, in relativa assenza di immediate pressioni esterne emette il comportamento la cui probabilità di emissione era inferiore di quella di altri comportamenti compatibili con essi. Il comportamento di alte persone può avere conseguenze positive o negative, oppure possono esserci comportamenti o pensieri negativi che agiscono da rinforzo negativo aumentando la presenza di conseguenze negative e l'assenza di conseguenze positive. Prima dell'emissione di un comportamento, all'inizio di una catena di risposte emessa una risposta controllante che altera la probabilità della risposta da controllare, per esempio il paziente affetto da un disturbo correlato ad alcool accingendosi ad uscire e sapendo che esiste il pericolo di entrare in un bar richiede a un'altra persona di accompagnarlo non sapendo che questo servirà da deterrente. La risposta controllante deve essere iniziata a seguito di stimoli autogenerati e non deve essere sotto il controllo diretto dell'ambiente sociale e fisico. L'autocontrollo sembra più efficace quando viene attuato in vista di conseguenze a lungo termine che tendono ad avere un minore effetto di rinforzo.

Secondo Meazzini, vi sono delle fasi del programma di autocontrollo. La prima è l'analisi comportamentale cioè la descrizione dettagliata del comportamento del paziente, poi si attua l'osservazione e si chiede al paziente di automonitorare il proprio comportamento chiedendo cosa farebbe in una situazione data. Oppure lo psicoterapeuta specifica gli obiettivi da raggiungere, il tempo a disposizione per concludere il programma, le conseguenze della conclusione del programma stesso e dei metodi da seguire. Vi è la verifica del progresso ottenuto, e la registrazione e analisi dei dati. In una fase successiva viene chiesto, partendo dal suo automonitoraggio, al paziente di osservare le sue reazioni durante questa fase del colloquio. Vi è l'esecuzione da parte del cliente di nuovi comportamenti nel suo ambiente naturale, e se necessario la discussione e correzione del suo comportamento. Vi è una fase di verbalizzazione degli effetti del programma, dei mezzi che li hanno prodotti e delle situazioni nelle quali potranno essere utilizzate in futuro. Vi è un continuo e intensivo sostegno psicologico da parte dello psicoterapeuta per ogni attività che dimostri un aumento di impegno del cliente nel seguire il programma o nell'estendere il trattamento ad altri comportamenti problematici. Lo psicoterapeuta ha inoltre lo scopo di aumentare i comportamenti positivi, ad esempio stimolando le abilità sociali complesse e l'assertività, e diminuire la probabilità di comportamenti frequenti , ad esempio alcolismo.

L'intervista comportamentale riguarda l'identificazione di specifiche unità funzionali, per stabilire variazioni tra i cambiamenti operati sulle condizioni dello stimolo e le modificazioni nei comportamenti prescelti, l'accettazione del punto di vista del paziente sui suoi problemi, la chiarificazione delle sue reazioni all'analisi del comportamento, per orientare il paziente vero un atteggiamento operativo. Inoltre si guida il paziente all'autocontrollo e all'autonomia nei confronti delle stimolazioni esterne, affinchè acquisisca il controllo ad esempio dell'ansia o di reazioni emotive eccessive. Dopo questo procedimento è possibile ridefinire volta per volte il problema psicologico portato dal paziente.

psicologi
Scritto da

Dott.ssa Scuderi Oriana

Lascia un commento