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Il colloquio clinico

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Il colloquio clinico è una tecnica di introspezione della psicologia e del comportamento che attua lo psicologo

26 GIU 2017 · Tempo di lettura: min.
Il colloquio clinico

Secondo Lis e Venuti (1995) il colloquio psicologico è una tecnica specifica caratterizzata da uno scambio verbale in una situazione dinamica di interazione psichica che permetta lo svilupparsi di un processo di conoscenza. Vi è l'uso di tecniche non direttive che consentono al soggetto di sentirsi valorizzato e trattato con disponibilità e di sentirsi non sottoposto ad un giudizio valutativo.

Si possono seguire vari approcci allo studio dei metodi e tecniche psicologiche, ma il colloquio psicologico presenta aspetti invarianti nei vari approcci psicanalitico, cognitivo-comportamentale, sistemico per la sua caratteristica di interazione empatica bidirezionale tra lo psicoterapeuta e il paziente. Vi sono vari tipi di colloquio clinico, ma la differenza principale riguarda quella tra il colloquio individuale tra uno o più psicoterapeuti e il paziente, rispetto a quello di gruppo.

Il colloquio per aree è quello in cui le domande sono poste per aree tematiche, vi è attenzione alla comunicazione verbale, cioè la capacità del paziente nella concettualizzazione, nell'espressione affettiva e nella comunicazione non verbale. Il colloquio libero è quello in cui il soggetto viene lasciato libero parlare di sé, lo psicologo è meno direttivo. Lo psicoterapeuta chiede al paziente di raccontare la sua problematica psicologica in un ambiente e una relazione empatica e armonica: lo psicoterapeuta è consapevole che una corretta

alleanza terapeutica può mettere il paziente a proprio agio, consentendo a quest'ultimo di descrivere con parole chiare ed emozioni centrate sul suo disagio. Questo scopo è importante anche osservare il livello di compromissione del paziente e la sua capacità iniziale di reagire al problema, la sua storia personale, l'eventuale presenza di traumi psicologici o malattie pregresse o in ambito familiare. Bisogna osservare l'immagine di sé del paziente e quella che il paziente pensa gli altri gli attribuiscano, e occorre inoltre un'osservazione dettagliata della vita relazionale e affettiva del paziente. Le finalità del colloquio psicologico sono la raccolta delle informazioni, la relazione tra psicoterapeuta e il paziente funge da facilitatore della comunicazione, aumenta la capacità del paziente di verbalizzare i propri vissuti nel rispetto del paziente e la sua psicologia. Il modo in cui il paziente di relaziona con lo psicoterapeuta sarà un libro aperto per quest'ultimo nella valutazione e nella diagnosi. Le componenti del colloquio clinico, secondo

Carli e Padovani, sono: componenti emotive e di relazione, componenti motivazionali, processi di conoscenza, cioè l'essere legati ad uno scopo fa sussistere un possibile colloquio, vi è inoltre lo scambio comunicativo attraverso la creazione e lo sviluppo della conoscenza. Il colloquio si applica in campo clinico-terapeutico, per osservare e sostenere il paziente è utilizzato assieme alla testistica che approfondisce le aree psicologiche rilevanti emerse attraverso il colloquio clinico cioè la comunicazione e il tipo di immagine sociale che il paziente fa si sé stesso. Inoltre ha lo scopo di definire il problema del paziente, è detta anamnesi, e di progettare interventi. Secondo l'approccio funzionalista è importante l'osservazione di comportamenti e atteggiamenti nell'interagire con l'intervistatore, si utilizza l'intervista intensiva. Il colloquio è utilizzato anche nella ricerca sociale e nel campo della selezione e dell'orientamento professionale. Tra gli approcci di maggiore interesse vi è quello sistemico: nella terapia familiare si utilizza il

colloquio per aree, lo scopo del colloquio clinico è quello di osservare dei campi tematici nello scambio verbale. Secondo Rogers il colloquio clinico è un processo di conoscenza che si instaura tra psicoterapeuta e paziente, ma invece di assumere un aspetto passivo di raccolta di informazioni, diventa uno strumento di sostegno psicologico. Vi sono 12 passi principali e fondamentali per il cambiamento psicologico del paziente da uno stato ad esempio di depressione alla riconquista della positività e autoaffermazione del paziente e delle sue abilità sociali. In questo contesto è importante secondo Rogers il metodo e contenuto della relazione durante il colloquio, l'esperienza di questa relazione diventa una possibilità positiva di cura e di ristrutturazione della personalità.

Secondo l'approccio della psicologia della Gestalt lo psicoterapeuta ha lo scopo di formulare ipotesi specifiche se si desidera ottenere un processo dinamico e formulare l'oggetto del colloquio, con il paziente adulto ad esempio di formula un primo colloquio dove

il paziente descrive il sintomo; mentre la storia del sintomo significa dare senso al problema in relazione alle diverse aree di funzionamento del paziente e della sua storia di vita e come il problema è pervasivo nella vita del paziente.

Nelle caratteristiche del conduttore del colloquio bisogna considerare l'effetto Alone, cioè la tendenza dello sperimentatore di estendere dati rilevati su una caratteristica della persona a molte più caratteristiche. Inoltre secondo Newcomb vi è l'errore logico, cioè la tendenza del conduttore ad immaginare le connessioni inesistenti tra parti del dialogo del paziente. Secondo Rice vi è inoltre la tendenza dello sperimentatore a porre giudizi personali su ciò che fa il soggetto. Inoltre secondo Sears essere troppo indulgenti porta a trascurare aspetti della relazione instaurata.

COLLOQUIO PSICODIAGNOSTICO IN ETA' EVOLUTIVA

Si considera colloquio psicodiagnostico in età evolutiva la relazione che si instaura tra psicoterapeuta e il paziente dai 4-5 anni fino ai

15. Lo psicoterapeuta deve assumere un atteggiamento empatico nei confronti dei bisogni del paziente, avere apertura affettiva. L'obiettivo del colloquio è di conoscere il paziente inserendo il suo sintomo all'interno della sua struttura della personalità. Accanto al colloquio diventano quindi fondamentali l'utilizzo di tecniche proiettive con il disegno della famiglia, il test Children Apperception Test di Murray, oppure attraverso l'utilizzo del gioco con la verbalizzazione dei propri stati interni.

Dopo un primo colloquio con i genitori, vi è il colloquio con il giovane e la somministrazione di strumenti testistici, la diagnosi e la restituzione. Bisogna osservare il motivo per cui il bambino è stato condotto dallo psicoterapeuta, come il bambino percepisce le relazioni in famiglia, a scuola, con gli amici, i desideri del bambino e le sue aspettative riguardo il colloquio. Più è piccolo il bambino più è difficile sostenere un colloquio di 45 minuti, quindi il colloquio deve essere accompagnato dal disegno libero, la ricostruzione di storie con marionette. Nelle

fasi di consultazione e diagnosi vi sono 2 o tre colloqui di consultazione di circa un'ora.

In ambito familiare, invece si possono osservare contesti e relazioni direttamente durante lo svolgimento della vita familiare, il colloquio è videoregistrato. Lo psicologo assume un atteggiamento di osservazione non partecipante e viene chiesto al genitore di ricostruire aspetti della vita quotidiana e quali sono gli aspetti critici della vita familiare.

Nel colloqui di gruppo con i bambini ad esempio coinvolti in situazioni di separazione coniugale, ai bambini viene chiesto di descrivere se il problema è più difficile per lui rispetto agli altri bambini; i bambini condividono il loro stato di disagio e trovano un gruppo che funge da vero e proprio supporto psicologico queste tecniche sono ad esempio accompagnate da tecniche proiettive come il disegno della famiglia, il fumetto da completare in cui viene chiesto di descrivere come si sono sentiti quando hanno saputo della separazione dei genitori. La scatola dei segreti è un'altra tecnica utilizzata in età evolutiva in cui i

bambini scrivono dubbi domande ed emozione relative alla separazione dei genitori ma che però non si sentono di dire al genitore. Permette al bambino di esprimere i desideri e trovare uno spazio di condivisione delle emozioni e preoccupazioni, inoltre consente al genitore di rendere il bambino partecipe in famiglia.

Il colloquio ha lo scopo di fare emergere questioni di un certo interesse, uno pone una questione e l'altro cerca la soluzione, si comunicano informazioni circa un oggetto e sono accomunati dallo scopo della soluzione, lo psicoterapeuta ha lo scopo di mettere in campo le proprie forze all'instaurarsi della relazione terapeutica in modo tale che il paziente esperisca un senso di sicurezza nel confidarsi poiché lo sperimentatore si astiene dal giudicare il soggetto, ma può consigliare comportamenti più funzionali con cui fare fronte ai suoi problemi psicologici. Però si osservano le componenti motivazionali del soggetto ed emotive, e anche componenti di relazione. Ha uno scopo diagnostico

terapeutico, in cui è importante la relazione terapeutica per l'espressione di emozioni e di ricordi. È importante la condivisione di emozioni positive, cioè affetto, stima ma anche negative di vergogna e di rabbia; con il bambino è invece importante vertere il colloquio sulle emozioni positive. Il problema portato dal bambino è un problema che è parte integrante dello scambio nel colloquio, ma rimane fuori dalla relazione affettiva instaurata tra psicologo e paziente, in cui vi è la positività come filo conduttore e di mantenimento della relazione.

L'intervista ha lo scopo di conoscere le opinioni, le caratteristiche, la teoria implicita di personalità utilizzando domande precostituite e strutturate o semistrutturate seguendo linee guida nella taratura delle domande nel caso di interviste create ad hoc, o con l'utilizzo di test specifici e con alta validità nel caso di test precostituiti. Mentre con gli adolescenti si utilizzano test come il test Children Behaviour checklist di Achenbach o il test Adult Attachment interview di George, Kaplan e Main per la loro efficacia nell'osservare le situazioni

patologiche, fare un'accurata diagnosi del problema, hanno inoltre lo scopo di ricostruire il passato e i ricordi del paziente e orientano le fasi successive del colloquio clinico in modo attendibile e obiettivo.

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Scritto da

Dott.ssa Scuderi Oriana

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