Il cervello nasconde i brutti ricordi

Queste ricerche potrebbero essere indispensabili per scoprire nuovi trattamenti per alcuni disturbi, come la schizofrenia, il disturbo post-traumatico e la depressione.

12 gen 2018 Crescita personale - Tempo di lettura: min.

psicologi

In quale parte del cervello finiscono i nostri brutti ricordi? Una ricerca dell'Università di Cambridge cerca di spiegare questo meccanismo e perché a volte non funziona.

A tutti può capitare di vivere situazioni spiacevoli o traumi. Per riuscire ad andare avanti, è il nostro stesso cervello a mettere da parte questi ricordi. Secondo uno studio, intitolato "Hippocampal GABA enables inhibitory control over unwanted thoughts", eseguito dall'Università di Cambridge e pubblicato sulla rivista Nature Communications, ci sarebbe una parte del nostro cervello capace di nascondere i brutti ricordi. Come è possibile?

Secondo gli studiosi, sarebbe merito del GABA (Acido Gamma-AmminoButirrico), una sorta di "messaggero" che agisce sull'ippocampo, la parte del cervello che si comporta come una sorta di "magazzino" della memoria. A un'elevata concentrazione di questo neurotrasmettitore equivarrebbe una migliore capacità di mettere da parte questi ricordi negativi. Si tratta di una sorta di inibitore che viene adoperato quando vogliamo rimuovere dalla nostra mente un pensiero che non ci fa stare bene.

Non è ancora perfettamente chiaro come sia possibile controllare questo processo, ma le ricerche vanno avanti per fare luce su questo e altri meccanismi.

Tuttavia, come ben sappiamo, non è raro che qualche pensiero spiacevole o qualche trauma riaffiorino pian piano e all'improvviso, causando grandi disagi. Secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA, Michael Anderson, coordinatore dello studio, ha affermato:

«La capacità di tenere sotto controllo i nostri pensieri è fondamentale per il nostro benessere. Il venir meno di questa capacità comporta la comparsa dei sintomi più debilitanti dei disturbi psichiatrici come allucinazioni e paranoia, sintomi chiave in malattie mentali quali schizofrenia, depressione, ansia o disturbo post traumatico da stress».

È necessario, dunque, studiare anche come sia possibile che questi pensieri possano riaffiorare, pur essendo stati confinati in una parte remota del nostro cervello. Questo potrebbe essere causato da un mal funzionamento del GABA o da una minore concentrazione all'interno del cervello che, di conseguenza, porterebbe i ricordi negativi di nuovo a galla.

Lo studio dell'Università di Cambridge è stato eseguito sottoponendo un campione di persone alla risonanza magnetica (risonanza magnetica funzionale e spettroscopia di risonanza magnetica). I volontari hanno dovuto memorizzare diverse coppie di parole e, in seguito, cercare di memorizzarle o dimenticarle, a seconda dei casi. Queste ricerche potrebbero essere indispensabili per scoprire nuovi trattamenti per alcuni disturbi, come la schizofrenia, il disturbo post-traumatico e la depressione, e per risolvere alcuni traumi.

Nonostante queste scoperte potrebbero cambiare il nostro modo di intendere e risolvere i traumi, per ora è indispensabile cercare di ridurre i pensieri negativi, magari con l'aiuto di un professionista. L'obiettivo, inoltre, è quello di comprendere quale sia l'origine di questi traumi, cercare di risolverli e migliorare il benessere psico-fisico del paziente. È importante, infatti, non tentare di scacciare i cattivi ricordi quando riaffiorano ma cercare di analizzarli e trovare una soluzione prima che ci causino troppi danni.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti in psicologia del benessere.

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