“IDENTIFICAZIONE TRA GENITORI E FIGLI: tra Ragione e Amore”

I genitori rappresentano per i propri figli delle figure di attaccamento e delle figure autorevoli di riferimento. Questo rende il ruolo genitoriale potenzialemte molto "pericoloso".

17 APR 2014 · Tempo di lettura: min.

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“IDENTIFICAZIONE TRA GENITORI E FIGLI: tra Ragione e Amore”
“E’ più facile farsi accettare dai propri familiari per aver commesso un crimine che per voler diventare se stessi”
T. Scarpa, 2010

Il tema delle identificazioni tra genitori e figli è un tema a me caro, protagonista infatti del mio ultimo libro “Bambini pensati” (Ferroni S., 2010, Bonanno Editore). Inizio dunque da li…

La tesi di fondo del mio lavoro è il riconoscere quanto l’essere umano sia, sin dalle sue origini, un essere intimamente e intrinsecamente relazionale. Un bambino per crescere e per avere la possibilità di vedere il suo Sé emergere ed espandersi ha bisogno di essere pensato: “L’Altro è dato, il soggetto non è dato: prima di desiderare è necessario essere desiderati e pensati”. Diventa allora evidente quanto il legame intersoggettivo, inteso come possibilità di “incontro di menti” tra l’adulto e il bambino, ma anche come desiderio squisitamente umano di relazionalità, sia il vero protagonista del testo.Il passaggio successivo che propongo nel libro è quello di parlare dell’identificazione come di un processo, un processo che si pone in relazione tra un determinato soggetto ed il suo “ambiente”. Nel testo per soggetto si intende sia il bambino, che il “bambino nel paziente” e di conseguenza gli “ambienti” presi in esame sono rispettivamente la madre, in quanto funzione materna, ed il contesto psicoanalitico.Quello che interessa del rapporto tra soggetto e ambiente sono le conseguenze di tale “incontro”: “chi fa identico Sé o gli Altri, e a che cosa? Perché? A quale prezzo? Con quali risultati?”.

Il processo identificatorio può essere infatti sia un processo “fisiologico” di crescita, che un processo difensivo.- Nel primo caso, quello delle identificazioni transitive, il soggetto va incontro ad un rispecchiamento da parte del suo ambiente ed a un conseguente ampliamento del proprio senso di sé. Questo tipo di “incontro di menti” è “colorato” dai toni della ragione e dell’amore. Ragione che è comprensione e non doloroso e mero adattamento; capacità dell’adulto/terapeuta di promuovere nel bambino/paziente il suo senso critico e il suo pensiero libero, come capacità di scelta. Amore che è possibilità di relazione senza assoggettamento; possibilità per il bambino/paziente di essere pensato dall’adulto/terapeuta in potenzialità, senza schematismi riduttivi e paralizzanti.- Nel caso delle identificazioni riflessive, il soggetto disconfermato e male-accolto dal suo ambiente, è invece costretto a plasmare se stesso simile a come gli altri lo vogliono, andando così incontro alla dolorosa rinuncia di parti di sé (“vuoto psichico” VS “troppo pieno”). E’ in virtù di questi pericolosi “incontri di menti” – quelli in cui si manifesta quella che Ferenczi definirebbe come una confusione delle lingue tra adulto/terapeuta e bambino/paziente - che mi soffermo a parlare della figura del poppante saggio, dell’identificazione con l’aggressore, degli spoilt children (bambini deprivati) e dei bambini adottati, ma anche di identificazioni inconsce alienate, di simboli rotti, dell’area del difetto fondamentale, di interpretazioni insature e della capacità di pensare dell’analista, ecc.

Chi sono dunque i “Bambini pensati”? Sono i bambini o i “bambini negli adulti” che hanno la possibilità di guardare e di essere visti, per poter così guardare a loro volta. Sono coloro che hanno o hanno avuto la possibilità di avere un posto nella mente dell’Altro, di essere stati desiderati dall’Altro. Sono i bambini che sono stati pensati e sognati dall’Altro, l’Altro per loro significativo. Il fatto è che in quanto esseri umani siamo “costituzionalmente” destinati a inserire noi stessi all’interno di un mondo che ci pre-esiste. Non è possibile quindi negare che la natura di questo “incontro” condizionerà più o meno fortemente il nostro stato di esistente.

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Scritto da

Dott.ssa Sara Ferroni

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