I bambini e la paura (del Coronavirus)

Comportamenti e buone prassi che i genitori possono adottare quando i loro bambini sentono ansia e paura con particolare riferimento al problema del Coronavirus.

22 LUG 2020 · Tempo di lettura: min.
I bambini e la paura (del Coronavirus)

I bambini, molto più degli adulti, hanno bisogno di ricorrere alle figure di riferimento ogniqualvolta si trovano a dover affrontare delle situazioni per loro complesse, disorientanti e di pericolo.

In seguito all'esposizione ad un evento critico i bambini possono manifestare numerosi stati emotivi come paura, tristezza, colpa, rabbia, confusione e ansia.

Il prolungarsi dell'isolamento e lo stravolgimento di riti ed abitudini quotidiani rinforza ed accentua questo malessere.

In queste circostanze i bambini possono manifestare reazioni somatiche come mal di pancia, mal di testa; possono ammalarsi più frequentemente, mostrare comportamenti anomali come iperattività, inappetenza, iperalimentazione, disturbi nel sonno, irrequietezza…

Le reazioni più comuni:

  • Spesso lo stress si manifesta in forma di rabbia e irritabilità che può essere diretta alle persone più vicine a loro (genitori, amici). Bisogna tenere presente che la rabbia è un sentimento sano e può essere espressa in modo accettabile. Può succedere che i bambini si trovino ad urlare, o a dimostrare con più insistenza la loro contrarietà e frustrazione dicendo "No!", dando calci, rompendo oggetti. In questi casi punirli e sgridarli non ha efficacia, anzi può peggiorare la situazione. Bisogna intatti ricordare che dietro a tali comportamenti ci possono essere paura, fragilità o tristezza. Vanno quindi calmati con parole semplici e di conforto, cercando, anche distraendoli, di ritrovare uno spazio per parlare di cosa gli sta succedendo per dargli le informazioni di cui necessitano, infondendo loro la rassicurazione che i genitori ci sono e sanno come gestire questa strana situazione che stanno vivendo insieme.
  • La noia può essere diretta alla fatica di mantenere i diversi ritmi delle attività scolastiche a distanza. Bisogna tenere presente che lo sconvolgimento degli ambienti può generare confusione e fatica a seguire le indicazioni. In questo caso rassicurate e spiegate al bambino che è utile adottare questi comportamenti per proteggersi e che sono stati scelti dagli esperti. Cercate di dare ai bambini delle attività da fare, fatevi aiutare nelle faccende quotidiane, dando a loro piccole responsabilità da portare a termine a fine giornata adattandole all'età del bambino.
  • Il dolore si esprime attraverso il comportamento: in base all'età è possibile che i bambini non esprimano verbalmente le preoccupazioni. Possono diventare irritabili, avere problemi di concentrazione, giocare con videogiochi, inscenare momenti dell'evento al quale hanno assistito, disegnare immagini che rimandano i temi ascoltati sul contagio. Potrebbero manifestare nuove paure o comportamenti tipici di fasi precedenti della crescita: tornare a fare cose che erano appartenenti a periodi di vita precedenti o riproporre giochi che facevano quando erano più piccoli.
  • Difficoltà nel dormire e/o difficoltà nell'alimentazione: e precisamente fatica ad addormentarsi, risvegli e incubi frequenti oppure ipersonnia, cioè dormire molto più del solito
  • Mancanza di energie: affaticamento, difficoltà nelle interazioni sociali e tendenza a isolarsi. È importante che mantengano i contatti con i propri amici, i nonni ed i propri cari in generale, attraverso le chiamate con il telefono o le video chiamate.
  • Maggior bisogno di attenzione da parte del genitore o delle figure di riferimento: i bambini possono fare molta più fatica a distaccarsi dalle figure di riferimento, perché temono che possa accadere qualcosa di brutto o che possano anche non tornare più (morire). Queste sono reazioni normali soprattutto nella fase di cambiamento delle abitudini.

Cosa possono fare i genitori?

  • Dire la verità attenendosi ai fatti. Non cercare di far finta che l'evento non sia accaduto, né cercare di banalizzarlo. I bambini sono osservatori attenti e si preoccuperanno di più se percepiranno incongruenze. È molto importante dare a loro la possibilità di farci domande anche sulla nostra emotività, e cercare di rispondere onestamente: se proviamo paura non dobbiamo temere di comunicarglielo, cercando di descrivere di come stiamo, cosa succede al nostro corpo e come facciamo per alleggerirci e aiutarci a ritrovare la calma in questi momenti emotivi straordinari. Quindi soffermarci sulle strategie da noi utilizzate per auto-contenere le nostre emozioni. Non sminuire, né fare congetture su ciò che è accaduto e su ciò che sarebbe potuto accadere. Non dilungarsi sulla dimensione o sulla portata dell'incidente, in particolare con i bambini piccoli
  • Usare parole semplici e adatte all'età: non sovraesporli a dettagli traumatici e lasciare molto spazio alle domande. Se si è in difficoltà su una domanda si può prendere tempo dicendo: "La mamma non lo sa, si informa e appena avrà informazioni più accurate ti dirà tutto per bene, ok?"
  • Illustrare ai bambini che si trovano al sicuro e che anche gli altri adulti importanti della loro vita lo sono. Avere presente le informazioni che si devono dare, sempre attenendosi alla realtà e alla verità dei fatti
  • Ricordare che ci sono persone fidate che si stanno occupando di risolvere le conseguenze dell'evento e stanno lavorando per assicurare che non avvengano ulteriori problemi di questo genere (Hai visto quanti dottori stanno intervenendo? Sono tutte persone bravissime che sanno aiutare i grandi e i bambini ancora in difficoltà")
  • Dimostrare un atteggiamento di disponibilità, vicinanza fisica (se possibile) cercando di parlare con voce rassicurante
  • Far sapere ai bambini che sentirsi sconvolti, avere paura o essere preoccupati è normale. Spiegare che tutti i sentimenti vanno bene (normalizzazione e validazione delle reazioni)
  • Non negare loro i propri sentimenti, spiegare che è normale che anche gli adulti abbiano delle reazioni emotive dopo un evento così inaspettato e che tutte le reazioni sono normali e gestibili. A creare disagio non è l'espressione delle emozioni, bensì la loro soppressione. In questo modo i bambini avranno un modello di riferimento, impareranno che possono fidarsi di voi è che potranno comunicarvi i loro stati emotivi. Non abbiate paura di manifestare le emozioni, di nominarle e magari di disegnarle insieme, abbinando anche una scala, come per esempio un termometro, dove si va da un minimo ad un massimo di intensità… disegnare insieme le emozioni può stemperare la tensione e creare uno spazio per far emergere delle strategie di contenimento e gestione della situazione. In questo modo andrete a stabilizzarvi e ad aumentare la percezione del controllo, e quindi dello stato di sicurezza. Per esempio, potresti fare questo esercizio con tua figlia e poi mostrare il disegno, o i disegni in progressione se fai l'esercizio ogni giorno!!!
  • Lasciare parlare i bambini dei loro sentimenti e rassicurarli che, anche se è tutto molto brutto, insieme le cose si possono affrontare. In questo modo per voi sarà più facile monitorare lo stato d'animo in cui si trovano e aiutarli in maniera più appropriata. Una cosa carina da fare con i bambini è teatralizzare i sentimenti: farli immaginare a cosa potrebbero assomigliare i sentimenti o le emozioni che stanno provando, esempio: "mi sento così triste, il mio corpo si sente ripiegare su sé stesso, come se fossi un salice piangente, con i suoi rami che cadono a terra e non hanno energia di rivolgersi al cielo". E così tutti i componenti della famiglia, a turno, descrivono e immaginano la loro emozione. Una volta terminato il giro, mettono in scena i loro personaggi come se fossero a teatro: da lì in poi si interagisce e si parte con la creatività. Questo esercizio ha il senso di sperimentare e vivere fino in fondo ciò che si sta provando, con l'opportunità di muovere l'energia e l'emozione per ritrovare, attraverso la metafora (io sono il salice piangente) le risorse che sono a nostra disposizione, ma che il mio stato non sempre ci permette di vedere.
  • Se il bambino ha crisi di rabbia, esprimere a parole dei motivi della rabbia può aiutarlo ad acquisire un maggior controllo imparando a regolarla ("Sei arrabbiato? Lo sai che anche la mamma è molto arrabbiata?"). Come per le altre emozioni, anche per la rabbia si possono usare giochi creativi per darle spazio e possibilità di espressione, come disegnarla, oppure creare un bersaglio su cui disegno ciò che più mi fa arrabbiare e cerco di colpirlo con delle palline e chi fa più punti vince.
  • Se il bambino manifesta sensi di colpa, è importante rassicurarlo sulla sua completa estraneità agli eventi ("Non è colpa tua se…")
  • Non usate frasi come: "So come ti senti"; "Poteva andare peggio"; "Non ci pensare"; "Sarai più forte grazie a questo". Queste espressioni che tutti noi adulti utilizziamo per rassicurarci e rassicurare possono ostacolare la manifestazione delle emozioni e dei vissuti dolorosi conseguenti ad un evento catastrofico
  • Non agite come se nulla stesse accadendo. Il ritorno alla routine è importante perché rassicurante. Meglio non fare troppi regali o attività extra, il ritorno alle proprie abitudini è quanto di più naturale e sano si possa fare, finché questo non avverrà occorre rassicurare e mantenere per quanto possibile la routine familiare.
  • Non lasciate i bambini da soli davanti alla TV o alla radio. Le persone hanno il naturale bisogno di dare un significato all'accaduto e per questo passano molto tempo a ricercare notizie in TV, internet e radio. È importante che i bambini non siano mai lasciati soli nei momenti in cui si vedono trasmissioni che riguardano l'evento. Non negare la possibilità di vedere le notizie, scegliere un momento durante il giorno o dieci minuti per consultare insieme (selezionando prima le notizie), stare accanto e spiegare esattamente cosa stanno ascoltando e le immagini che stanno vedendo. Concentrare l'attenzione sui dettagli più rassicuranti (ad esempio i medici che stanno aiutando) e dare, in seguito, tutto il tempo necessario affinché il bambino possa fare domande.
Scritto da

Dott. Bertolo Giancarlo

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