I 3 tipi di rischio per l'adolescente che naviga su internet

Se pensate che i vostri figli non siano a rischio poiché in un'età ancora precoce, ecco a voi un po' di stime.

17 OTT 2016 · Tempo di lettura: min.

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I 3 tipi di rischio per l'adolescente che naviga su internet

La rapida crescita dell'accessibilità e dell'utilizzo delle tecnologie, quali smartphone e in generale internet, ha trasformato rapidamente lo stile di vita delle aree del mondo più sviluppate, dove tali dispositivi sono maggiormente diffusi.

Qualche articolo fa (precisamente nell'articolo intitolato "I genitori hanno una missione importante!"), facevamo una distinzione tra coloro che sono nati con la presenza del digitale, detti nativi digitali, e coloro che hanno, invece, dovuto abituarsi all'utilizzo di tale strumentazione, i cosiddetti immigrati digitali. Mentre precedentemente la comunicazione online e l'utilizzo di social network era tipicamente adolescenziale, ad oggi sta divenendo sempre più una modalità d'interazione tipica anche dei bambini più piccoli.

Se pensate che i vostri figli non siano a rischio poiché in un'età ancora precoce, ecco a voi un po' di stime: secondo una ricerca di Ofcom del 2014, emerge come in Europa già il 37% dei bambini tra i 3 e 4 anni utilizzino le nuove tecnologie in casa, come tablet, console per giocare e applicazioni per la musica. La percentuale aumenta significativamente toccando il 58% dai 5 ai 7 anni, il che significa che più della metà dei bambini europei, a quell'età, utilizzano una connessione digitale. Le statistiche aumentano ulteriormente tra 8 e 11 anni, toccando l'87%, fino ad arrivare ad un 95% tra i 12 ed i 15 anni.

Per i bambini e i ragazzi delle nuove generazioni essere "costantemente connessi" è ormai una routine, che a volte continua ad essere percepita come necessaria, nonostante le conseguenze negative anche da loro stessi percepite come tali. Tutti questi strumenti virtuali hanno portato enormi opportunità per la comunicazione, le relazioni, il divertimento, la ricerca della conoscenza e gli scambi di questa, tuttavia, portano anche una notevole quantità di rischi quali cyberbullismo, presa di contatto con estranei, sexting (si veda l'articolo precedente: "La sessualità al tempo dei Social Network") e la pornografia.

Tali aree della vita di un essere umano, che hanno iniziato ad essere vissute in modo differente con l'utilizzo dei social network e altre strumentazioni, possono portare a 3 principali tipologie di rischio (Sonia Livingstone e Peter K. Smith, 2013):

1. Rischi di contenuto, ovvero quei contenuti che emergono dal web e che posizionano il bambino in un ruolo di fruitore passivo di messaggi commerciali e dei mass media, rimandando alla formulazione di idee stereotipate di massa.

2. Rischi di contatto: la presenza sul web mette i bambini/ragazzi a rischio di essere contattati da adulti, i quali vogliono ottenere da loro dei vantaggi, portando i minori ad un'interazione molto spesso non desiderata e contro la propria volontà.

3. Rischi di condotta: dove i ragazzi sono coinvolti in interazioni conflittuali tra pari, le quali possono dare origine al cosiddetto cyberbullismo e a comportamenti aggressivi o sessualizzati.

La significativa esposizione a questi contenuti per un periodo di tempo continuativo, come avviene ormai per quasi tutti gli adolescenti ma anche per molti bambini più piccoli, e il fatto che l'utilizzo di tali strumentazioni avvenga prevalentemente in assenza di un adulto, magari nel privato delle propria camera da letto, aumenta il rischio più generico che il bambino non si senta protetto e che non abbia sviluppato armi cognitive, affettive e relazionali necessarie per affrontare tali situazioni, che però per l'età non sono ancora pienamente sviluppate.

Nei prossimi articoli vedremo altri fattori di rischio, ma anche protettivi nei confronti di tali tecnologie.

Rimanete connessi!

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Scritto da

Dott.ssa Moruzzi Sara

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