Gli strumenti del comunicare

Vi è mai capitato di pensare a cosa l'altro nasconde dietro le sue parole? Non sempre è tutto come appare. Ecco alcuni punti per imparare a interpretare meglio l'altro.

20 MAR 2017 · Tempo di lettura: min.

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Gli strumenti del comunicare

Scopriamo insieme quali sono gli strumenti del comunicare cercando di capire cosa nasconde l'altro in una relazione verbale e non.Partiamo da un presupposto: è impossibile non comunicare. Questo è il primo dei cinque assiomi della comunicazione. Per cui, anche il semplice guardarsi negli occhi, è comunicazione.

Ci sarà sicuramente capitato di chiederci, durante un colloquio di lavoro o durante una conversazione se l'altro stesse mentendo o cosa si nascondesse dietro quello che ci stava dicendo. In queste righe approfondiremo alcuni strumenti del comunicare, che potranno rivelarsi utili in tali occasioni. Un altro modo molto interessante per comunicare è il linguaggio dei gesti. Ci sono gesti automatici innati, legati al nostro stato fisico come starnutire, tossire, strofinarsi un occhio o grattarsi una zona del corpo colpita da prurito, ed altri gesti come lavarsi, soffiarsi il naso ecc. che richiedono qualche forma di apprendimento. Qualunque sia il nostro livello di intimità con un'altra persona non possiamo impedire a noi stessi, nonostante avvenga inconsciamente, di compiere gesti che ci fanno sentire protetti, sicuri e padroni di noi stessi. Questi gesti, dagli studiosi sono chiamati auto - protettivi. Ad esempio se siamo a nostro agio con la persona che abbiamo di fronte avremo magari una gamba ripiegata sotto la coscia, o il gomito appoggiato sul bracciolo del divano, col corpo rivolto verso chi ci parla.

Se, diversamente ci troviamo in disaccordo con la persona che ci sta di fronte, un osservatore potrà notare i gesti d barriera, prima menzionati anche come auto protettivi, ci chiuderemo in noi stessi, formeremo una barriera incrociando gambe o braccia, congiungendo le mani, stringendole l'una contro l'altra, lisciando la stoffa dei pantaloni o gonna che indossiamo, quasi a voler creare una seconda pelle che ci isoli ancor di più dal mondo circostante, fissando lo sguardo su una parte qualsiasi del nostro corpo. Questo, capita anche quando siamo in situazioni imbarazzanti, in posti dove non conosciamo nessuno, e quindi dove non ci sentiamo a nostro agio, o siamo di passaggio, tipo sui mezzi di trasporto. Succede, anche in tali occasioni, di aver bisogno delle carezze materne che tanto tranquillizzavano e allora ci lisciamo i capelli, ne attorcigliamo una ciocca al dito, ci sfioriamo il mento, accarezziamo un braccio o una gamba, magari passiamo un dito su un sopracciglio. Quando sono nervosi gli uomini si aggiustano il nodo della cravatta, passano le mani sul proprio vestiario, mentre le donne si sistemano i capelli, anche se non necessario, spostano la sedia su cui sono sedute, manifestando la voglia che qualcosa cambi nella situazione.

A seconda delle braccia, possiamo distinguere tra braccia autonome, libere, in movimento, che non si toccano l'una con l'altra; rispetto alle braccia incrociate, col bisogno di stabilire una barriera tra l'ambiente esterno e quello interno. Se ci troviamo di fronte ad un persona che mentre parliamo incrocia le braccia, esprime un atteggiamento negativo nei nostri confronti, non si fida e non vuole ascoltarci. È Natalie Pacout, che nel suo libro approfondisce e spiega come ogni atteggiamento e posizioni di mani, dita e stretta di mano, possano dare informazioni e comunicare qualcosa di diverso sulla persona che si ha di fronte.Tra gli strumenti del comunicare, anche la parte inferiore del nostro corpo, quindi piedi e camminata ci dice qualcosa dell'altro. Ad esempio la camminata vigile è caratterizzata per i lunghi passi, cadenzati, con naso e mento per aria e braccia che bilanciano il corpo, tipica di una persona contenta di sé e della vita che conduce, che vuole comunicarlo all'altro. Questa camminata differisce da quella apatica: passo indeciso, piedi pesanti, sguardo vago. Ugualmente ai poli ritroviamo la camminata alla Charlotte, più da estroversi, rispetto alla camminata da introversi, con i piedi rivolti verso l'interno.La comunicazione avviene anche attraverso lo sguardo o attraverso il come siamo seduti su di una sedia.

È differente ciò che vuole dirci una persona che è sull'orlo della sedia protratta verso di noi, rispetto ad una seduta pienamente sulla sedia con i piedi che si attorcigliano alle gambe della sedia stessa. La prima denota interesse, quasi sfida, rispetto alle seconda che è invece più insicura, vorrebbe probabilmente evadere da tale situazione. Dunque, se siamo interessati, o durante un colloquio lavorativo o mentre siamo in presenza di qualcun altro, a trasmettere o a capire determinati aspetti, è importante saper interpretare non solo le parole ma anche tutto il resto che noi o la persona con cui siamo, ci comunica, attraverso tutto il corpo, la sua o la nostra postura, lo sguardo, le mani, i piedi, il sorriso condurrà insieme alla conversazione che ci sarà, all'esito di tale comunicazione, con un riscontro positivo o no. È importante conoscere tali aspetti e conoscersi, affinché una comunicazione sia efficace, sincera ed autentica.

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Scritto da

Dott.ssa Roberta Sabrina Armenise

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