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Gli adolescenti altruisti

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Gli adolescenti altruisti sono meno inclini alla depressione rispetto ai loro coetanei che preferiscono dedicarsi ad attività rischiose.

20 FEB 2017 · Tempo di lettura: min.
Gli adolescenti altruisti

Dare è meglio che ricevere, soprattutto se siete un adolescente che ama dare al prossimo. Questo è quanto è emerso da un recente studio secondo il quale i quindicenni e i sedicenni che amano dedicarsi ad attività sociali, hanno minori possibilità di soffrire di depressione rispetto ai loro coetanei che preferiscono correre dei rischi o evitare di fare della beneficenza.

Lo studio in questione si è concentrato sullo studio di una particolare regione cerebrale degli adolescenti: lo striato ventrale, una regione cerebrale che regola il senso di piacere in risposta alle ricompense. Le ricerche precedenti avevano mostrato che l'attività dello striato ventrale tende ad essere più pronunciata durante l'adolescenza, implicando il fatto che le persone in questa fascia di età provano un senso di piacere nei confronti delle ricompense in modo superiore rispetto ai bambini o agli adulti.

L'adolescenza costituisce, inoltre, un periodo durante il quale si corrono dei rischi in modo maggiore rispetto a qualsiasi altra fase della vita, il che potrebbe essere collegato all'aumento della sensibilità nei confronti delle ricompense, come ha affermato Eva Telzer, professoressa di psicologia della University of Illinois e direttrice della ricerca in questione.

"Tra l'infanzia e l'adolescenza è possibile notare una tendenza per la quale i tassi di morbosità e di mortalità aumentano del 200 fino al 300%, proprio a causa di questi comportamenti prevedibili che portano al correre dei rischi maggiori", dice Eva Telzer, aggiungendo che anche i sintomi depressivi tendono ad aumentare durante questo periodo.

Servendosi di una risonanza magnetica cerebrale funzionale, i ricercatori hanno potuto misurare l'attività dello striato ventrale degli adolescenti che si dedicano ad attività quali donare dei soldi agli altri, tenere il denaro per sé oppure prendere delle decisioni finanziarie rischiose nella speranza di ottenere una ricompensa come nel gioco d'azzardo. L'equipe di Eva Telzer ha analizzato gli eventuali sintomi depressivi dei soggetti presi in esame all'inizio e alla fine dell'anno.

I ricercatori hanno scoperto che l'attività all'interno dello striato ventrale in risposta a diversi tipi di ricompensa è stata in grado di predire se i sintomi depressivi dei soggetti esaminati sarebbero peggiorati, o migliorati, con il tempo.

"Se i soggetti presi in esame mostrano dei livelli elevati di attivazione in risposta alla ricompensa nello striato ventrale in occasione di un compito che prevede un rischio, al tempo stesso mostreranno un aumento dei sintomi depressivi nel corso del tempo", ha affermato Eva Telzer. "E se i soggetti mostrano un'attivazione in risposta alla ricompensa elevata in ambito sociale, allora mostreranno anche una diminuzione dei sintomi depressivi. Questo studio suggerisce che se riusciremo in qualche modo ad indirizzare i giovani lontano dalle ricompense rischiose o egoiste, per avvicinarli invece a dei comportamenti di tipo sociale, allora forse potremo avere un impatto positivo sul loro benessere nel corso del tempo", ha aggiunto Eva Telzer.

Gli studi effettuati in merito nel passato tendevano a concentrarsi soprattutto sugli esiti negativi legati all'attivazione dello striato ventrale ed i rischi corsi durante l'adolescenza. Questi nuovi risultati mostrano che l'attivazione dello striato ventrale potrebbe giocare un ruolo positivo sul cervello adolescente. Il contesto sociale all'interno del quale una persona giovane si sente ricompensata potrebbe importare più del sentimento stesso, almeno per quanto riguarda la loro salute mentale nonché il senso di benessere, ha aggiunto Eva Telzer. Ciò che risulta davvero interessante in questa scoperta è il fatto che la stessa area del cervello è in grado di predire sia i comportamenti a rischio contro il benessere che quelli di protezione del benessere. Tutto dipende dal contesto all'interno del quale ciò avviene.

Scritto da

Dott Federico Baranzini

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