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Genitori resilienti educano figli resilienti

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

La resilienza è quella capacità che permette di sapersi adattare alle situazioni, anche quelle più complesse.

3 AGO 2018 · Tempo di lettura: min.
Genitori resilienti educano figli resilienti

«Il compito di un bambino, supportato dalla cooperazione di genitori attenti e responsabili, è sviluppare l'abitudine a non darsi per vinto di fronte a sfide e ostacoli», Pietro Trabucchi.

Come genitori, vogliamo sempre il meglio per i nostri figli. Fra le tante caratteristiche che vogliamo che sviluppino nel corso dell'infanzia, troviamo la resilienza. Di cosa si tratta? È quella capacità psicologica che permette di sapersi adattare alle situazioni, anche quelle più complesse. Questa caratteristica è fondamentale per poter affrontare nella migliore maniera possibile le varie fasi della vita.

Come far crescere la resilienza nei nostri figli?

Secondo Dan Siegel, autore di "The Yes Brain" sono proprio i genitori che fanno da modello ai figli. Ciò vuol dire che se siamo resilienti, anche i nostri figli impareranno ad esserlo. In parte, questo passaggio può avvenire solo se i genitori sono in grado di gestire in maniera corretta i comportamenti dei bambini, soprattutto quando fanno i capricci, piangono o non si comportano esattamente nel modo in cui vorremmo.

Molti genitori, infatti, non sono in grado di affrontare in maniera realista e tranquilla questi momenti complessi e tendono a punire o a ridicolizzare i bambini quando si comportano in maniera non "appropriata". Tuttavia, questo atteggiamento inflessibile, soprattutto nei confronti di determinate emozioni, non fa altro che allontanare i bambini dal raggiungimento della resilienza. Ecco alcuni consigli proposti da un articolo di Emily F. Popek, pubblicato sul quotidiano The New York Times, per comportarsi in maniera resiliente e trasmettere questa caratteristica ai bambini.

  • Controlla la respirazione

Davanti ai capricci o gli attacchi d'ira dei bambini è bene aspettare qualche secondo prima di reagire. È piuttosto normale che la prima reazione sia quella di perdere la pazienza. Tuttavia, la migliore opzione è quella di respirare profondamente. Secondo uno studio di Katherine Reynolds Lewis, oltre ad essere in grado di gestire la situazione in maniera più razionale e tranquilla, spesso, i battiti del cuore e la respirazione fra genitori e figli si sincronizzano. Calmarsi, dunque, vuol dire aiutare i bambini a calmarsi.

  • Accetta le emozioni

Le emozioni, positive o negative che siano, sono parte della natura dell'essere umano. Per questo, dobbiamo lasciare i nostri figli liberi di poter esprimere i propri sentimenti, anche attraverso il pianto e l'ira. In questo modo impareranno a conoscere le emozioni e a saperle gestire con il passare del tempo.

  • Essere curiosi

Invece di analizzare sempre e solo le emozioni e le reazioni dei nostri figli, potremmo iniziare a chiederci il perché delle nostre, soprattutto quando perdiamo la pazienza. Conoscere meglio le proprie reazioni ci aiuta ad avere maggior controllo su di esse. Analizza anche i momenti in cui ti è più difficile negare qualcosa a tuo figlio. Spesso dire di "no" serve a far confrontare il bambino con un limite e con un po' di frustrazione.

  • Regole e compassione

I limiti e le regole sono indispensabili nella fase di crescita dei bambini. Tuttavia, ciò non vuol dire che non ci sia spazio per la compassione. Consolare e mostrare affetto nei confronti del proprio figlio anche quando non abbiamo intenzione di cedere alle sue richieste ci aiuta a mantenere intatta la relazione genitore-figlio.

  • Prendi le distanze

Non possiamo identificarci troppo con i nostri figli o rischiamo di utilizzarli come un prolungamento del nostro ego e di sentirci delusi quando non ottengono ciò che noi vogliamo. Per questo, vivere la nostra vita è uno dei migliori esempi che possiamo dare ai nostri bambini e anche uno dei migliori aiuti per prendere quella giusta distanza da loro.

Se vuoi ricevere maggiori informazioni sul tema, puoi consultare il nostro elenco di professionisti esperti in psicologia infantile.

Articolo rivisto e corretto dal dottor Matteo Monego

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