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Fiabe per crescere: riccioli d'oro e i tre orsi

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

La ricerca della propria identità e del proprio spazio in famiglia, il riconoscimento dei bisogni e la rivalità fraterna: tutto questo nella storia di Riccioli d'oro e i tre orsi.

8 AGO 2019 · Tempo di lettura: min.
Fiabe per crescere: riccioli d'oro e i tre orsi

"Riccioli d'oro e i tre orsi" non è una fiaba tradizionale: le mancano, infatti, alcuni elementi essenziali per poterla definire tale, primo fra tutti il lieto fine. Inoltre non vi è alcunché di magico, non c'è l'intervento di potenze sovrannaturali, né risoluzione di conflitti.

Tuttavia è una storia molto interessante perché permette di riflettere su alcuni temi importanti, quali la ricerca della propria identità, la rivalità fraterna e le fatiche della fase edipica dello sviluppo.

Nella sua forma attualmente conosciuta, "Riccioli d'oro e i tre orsi" si può far risalire alla fine dell'Ottocento, mentre la sua origine più remota risiederebbe in un'antica leggenda scozzese.

Nel corso del tempo ha subito numerose modifiche che l'hanno resa meno drammatica e ansiogena di quanto non fosse nelle prime versioni, nelle quali l'intrusa moriva o veniva uccisa in modi efferati per il solo fatto di essersi introdotta in casa d'altri.

Diffusa anche in forma di filastrocca o canzoncina è in genere molto apprezzata dai bambini, soprattutto da quelli in età prescolare.

La storia si svolge in una casetta nel bosco, abitata da una famigliola di orsi: papà, mamma e figlioletto.

Mamma Orsa prepara una buona zuppa (in alcune versioni un budino o il latte per la colazione) e la versa in tre diverse scodelle – una grande, una media e una piccola- per farla raffreddare. In attesa dell'ora di pranzo, i tre orsi escono di casa per fare una passeggiata.

Poco dopo passa di lì una bambina di nome Riccioli d'oro: non sappiamo niente di lei, né da dove venga, né quanti anni abbia, né perché si trovi da quelle parti tutta sola.

La bimba, curiosa, si affaccia alla finestra per vedere chi ci sia all'interno della casa: non vedendo nessuno prova a spiare dal buco della serratura; infine si decide ad entrare alzando il saliscendi.

Appena dentro, la bimba vede le tre ciotole disposte in bell'ordine sul tavolo e, attratta dal profumo del cibo, assaggia un po' di zuppa dalla scodella grande: "Oh, è troppo calda!" esclama, e passa alla scodella media: "E' troppo fredda!" dice; quindi assaggia la zuppa della scodellina e conclude: "Ecco, questa sì che va bene!" e la mangia tutta.

Una volta sazia, Riccioli d'oro continua ad esplorare la casa degli orsi e vede tre diverse sedie nel soggiorno: una grande, una media e una piccola, a dondolo. Subito la bambina è attratta dalla sedia più grande (quella di Papà Orso), ma scopre che è "troppo dura"; prova, quindi quella di mezzo – di Mamma Orsa- ma la trova "troppo soffice", quindi si accomoda sulla seggiolina a dondolo dell'orsetto e la trova "perfetta per lei". Appena prova a dondolarsi, però, la rompe.

Spaventata dal guaio che ha combinato, la bambina si rifugia al piano di sopra e scopre tre camere da letto, con tre diversi letti: quello grande di Papà Orso, quello di mezza misura che appartiene a Mamma Orsa e il lettino del piccolo orso.

Anche in questo caso i due letti dei grandi, che Riccioli d'oro sperimenta per primi, non vanno bene perché sono l'uno troppo alto e l'altro troppo basso, mentre quello del piccolo le si attaglia alla perfezione, al punto che la piccola ci si addormenta immediatamente (ricordate Biancaneve e la scelta del lettino in casa dei sette nani?).

Nel frattempo gli orsi ritornano a casa e si accorgono subito che qualcosa non va...: "Qualcuno ha assaggiato la mia zuppa!" tuona Papà Orso con il suo potente vocione; "Qualcuno ha assaggiato anche la mia!", esclama Mamma Orsa con la sua morbida voce; "Qualcuno ha assaggiato anche la mia e se l'è mangiata tutta!" strilla Orsetto con la sua vocina acuta.

Anche questi passaggi ricordano la sorpresa e il disagio dei sette nani di Biancaneve, quando si accorgono che qualcuno ha assaggiato il loro cibo.

Quindi gli orsi vanno nel soggiorno: "Qualcuno si è seduto sulla mia sedia!" tuona Papà Orso; "Qualcuno si è seduto anche sulla mia!" esclama Mamma Orsa; "Qualcuno si è seduto anche sulla mia e me l'ha rotta!" si dispera il Piccolo Orso.

I tre si spostano al piano di sopra e il copione si ripete: "Qualcuno si è sdraiato sul mio letto!" tuona il papà; "Qualcuno si è steso anche sul mio!" esclama la mamma; "Qualcuno si è sdraiato anche nel mio letto e si è addormentato!" . I genitori accorrono e vedono l'intrusa sdraiata nel lettino del loro figlioletto.

Riccioli d'oro, agli strilli dell'orsetto, si sveglia di soprassalto e, vedendo i tre orsi che la guardano con aria minacciosa, salta fuori dal letto, corre giù dalle scale, scappa dalla finestra e si allontana nel bosco senza che nessuno senta più parlare di lei.

In questa storia il numero tre ricorre parecchie volte: sono tre gli orsi che compongono la famiglia, tre le scodelle, le sedie e i letti e tre sono anche le tappe che Riccioli d'oro percorre nella sua esplorazione della casa.

Inoltre, anche prima di entrare, la bambina compie tre gesti in successione (guardare dalla finestra, spiare dal buco della serratura, aprire la porta).

Spesso nelle fiabe il numero tre ha un significato particolare (ricordo ancora Biancaneve e le tre tentazioni della matrigna; i tre porcellini con le loro tre casette ecc): qui sembra voler dare un'importanza particolare alla composizione della famiglia "edipica", composta da un padre, una madre e un figlio (o una figlia).

Anche le caratteristiche dei personaggi, così ben differenziate ed enfatizzate, sembrano rispondere alla stessa esigenza: Papà Orso ha un aspetto decisamente maschile (ha il vocione, i suoi oggetti sono i più grandi, alti e duri), Mamma Orsa ha caratteristiche femminili (è "soffice", "morbida", prepara da mangiare) e il figlioletto ha tutte le caratteristiche di un bambino.

Quali significati esprime la storia, se la leggiamo in quest'ottica?

Prendiamo la famiglia degli orsi: è una famiglia felice, stabile, ognuno ha il proprio ruolo e occupa uno spazio ben definito in relazione agli altri membri.

Ma ecco che un'estranea entra in casa e tenta di minacciare il loro equilibrio perfetto: si appropria dei loro oggetti, combina guai e cerca di introdursi forzatamente nella famiglia.

L'intrusa -Riccioli d'oro- è una persona in cerca della propria identità: per questo deve "provare" i diversi oggetti e le diverse situazioni fino a che non trova quella che sente più adatta a sé.

Riccioli d'oro è la bambina edipica che si rivolge innanzitutto al padre: ricordiamo che la figura paterna ha un ruolo importantissimo nell'aiutare il bambino a diventare più autonomo dal legame molto stretto con la mamma, che caratterizza i primi anni di vita.

Il padre (o chi per esso) "ti spinge nel mondo", ti incoraggia a scoprire le tue potenzialità, ti mostra che sono possibili altri legami nella vita, oltre a quello di dipendenza e accudimento.

Ciò, però, non significa che il rapporto col padre debba essere esclusivo, pena l'impossibilità di crescere con una propria individualità e di trovare un legame affettivo maturo.

Riccioli d'oro, quindi, prova sempre per primi gli oggetti di Papà Orso, cerca una vicinanza con lui, ma si rende conto che questo non funziona.

A questo punto la bambina regredisce e torna a cercare un rapporto privilegiato con la madre, ma fugge anche da questo perché è troppo "soffice" e avvolgente: la bambina in crescita non ha più bisogno degli accudimenti materni che riceveva quando era più piccola.

Infine la fanciulla prende il posto del bambino e questo, al principio, sembra andare bene ma, dopo un po', anche lì succede qualcosa: il giocattolo (la sedia a dondolo) si rompe e il lettino non è destinato a lei, segno che non è più tempo di giochi e di "riposo" al riparo dai conflitti, ma che bisogna trovare soluzioni diverse, più costruttive per i propri problemi.

Purtroppo queste soluzioni non ci vengono illustrate nella storia, a differenza di quanto avviene nelle fiabe tradizionali: sappiamo solo che Riccioli d'oro è costretta a fuggire, che gli orsi non le danno alcun aiuto né provano comprensione per lei, si limitano a mostrare tutto il loro disappunto e la fanno uscire dalla loro vita.

Da un'altra angolazione, la storia affronta il tema della rivalità fraterna: per il Piccolo Orso, Riccioli d'oro è la sorella che gli sottrae spazio e risorse, che gli rompe i giochi, che tenta di scacciarlo dal suo letto e dal suo posto privilegiato in mezzo alla famiglia. Quale bambino non ha desiderato, almeno una volta, di cacciar via sorelle e fratelli per accaparrarsi tutto l'amore dei genitori?

Anche Riccioli d'oro può simboleggiare la bambina che si sente trascurata dalla famiglia, a causa di un fratello più piccolo che assorbe le attenzioni dei genitori e la fa sentire respinta ai margini, senza che riesca più a "comportarsi nel modo giusto", fino all'estrema conseguenza del tanto temuto abbandono.

Riccioli d'oro fugge via per l'incapacità temporanea di risolvere i suoi problemi di crescita: ha provato a sperimentare ruoli diversi dal suo, ha provato a farsi accettare dai perfetti e irraggiungibili orsi, ma non ce l'ha fatta.

Il suo modo un po' maldestro di comportarsi non può non ricordare la goffaggine di un bambino alle prese con l'impresa titanica di "far contenti" i genitori ogni giorno, impresa che così spesso fallisce -almeno dal suo punto di vista.

In conclusione, il racconto ci illustra le peripezie di un bambino in crescita che cerca il suo posto nel mondo, a partire dalle sue relazioni più significative.

Il compito è arduo e la nostra storia si interrompe proprio nel momento più difficile per Riccioli d'oro: sola e spaventata deve fuggire dai suoi problemi perché non sa come risolverli.

Le fiabe ci hanno abituati a non vedere mai il protagonista sconfitto, bensì sereno e appagato nei suoi bisogni psicologici: per questo ci piace pensare che Riccioli d'oro, persa nel bosco alla ricerca di se stessa, sia infine riuscita a risolvere le sue difficoltà emotive e a sconfiggere le sue insicurezze nel momento in cui è stata pronta per farlo.

Scritto da

Dott.ssa Roberta Altieri

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