Fiabe per crescere: La bella addormentata

La fiaba della Bella addormentata illustra i principali conflitti insiti nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza.

17 GIU 2019 · Tempo di lettura: min.
Fiabe per crescere: La bella addormentata

L'adolescenza è il periodo della vita più denso di contraddizioni e incertezze: si combatte tra il bisogno di sperimentarsi per sentirsi grandi e la paura di sbagliare e di perdere i privilegi dell'infanzia.

Le tempeste emotive sono all'ordine del giorno e a volte si desidera sparire, non farsi più vedere, entrare in letargo per non dover affrontare le difficoltà.

D'altro canto una certa passività, un ripiegamento parziale in se stessi, sono necessari all'adolescente per riflettere, per prendere confidenza coi nuovi bisogni che si affacciano, per ripartire con nuovo slancio.

Quest'alternanza di stati d'animo è destabilizzante per il giovane, gli fa temere che non troverà mai un equilibrio tra il sentirsi freneticamente agitato e irrimediabilmente inattivo. E invece non è così.

La fiaba che illustra tutti questi fenomeni al meglio è "La bella addormentata nel bosco", nota anche con il titolo di "Rosaspina".

La celebre trasposizione cinematografica a cartoni animati ne modifica la trama in modo sostanziale: nella versione tradizionale la principessa non è costretta ad abbandonare i genitori e il regno, appena nata, per fuggire nel bosco con le fate.

Il motivo è logico: fino a che non arriva l'età dell'adolescenza la bambina non corre alcun rischio significativo, proprio perché la storia intende parlarci dei pericoli specifici della pubertà, non di altri periodi della vita.

Il messaggio della strega, infatti, è chiaro: il maleficio si compirà il giorno del quindicesimo compleanno della principessa, non prima.

Alla nascita della bambina la festa nel regno è grande, anche perché i genitori l'hanno attesa per tanto tempo.

Al banchetto intervengono dodici fate (in alcune versioni sono sette) e offrono in dono alla nuova arrivata ogni virtù: la grazia, la bellezza, il talento musicale e così via.

Purtroppo i sovrani hanno dimenticato di invitare la tredicesima fata che, offesa, lancia una maledizione sulla piccola: al compimento dei quindici anni la principessa si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio e morirà!

L'ultima fata buona, che ancora non aveva elargito il suo dono, mitiga l'incantesimo tramutando la "morte" in un sonno profondo che durerà cento anni.

Anticamente le mestruazioni comparivano attorno ai quindici anni di età: da quel momento una ragazza era considerata pronta per andare in sposa, quindi per conoscere la sessualità e per avere figli.

La fata cattiva quindi ci dice, con toni drammatici, che arriverà un momento cruciale, nella vita della fanciulla, che sconvolgerà la sua esistenza: si pungerà con un fuso (quindi perderà sangue) e correrà un grave rischio (psicologico).

Infatti l'inizio della pubertà è un punto di non ritorno e lo era soprattutto nei secoli passati, quando non ci si occupava troppo dei problemi degli adolescenti.

Il rischio psicologico è quello di essere sopraffatti da un tale cambiamento, ma la fiaba ci dice che c'è una seconda via, meno spaventosa: ci si può rifugiare in un sonno profondo (inteso come ripiegamento in se stessi, lenta maturazione interiore) da cui ci si risveglia a tempo debito, cioè quando si è pronti per una vita affettiva adulta, simboleggiata dal bacio del principe e dal matrimonio.

Dopo l'incantesimo della fata cattiva, il re ordina ai sudditi di bruciare tutti gli arcolai del regno per cercare di proteggere la figlia dal terribile maleficio.

Non ci viene detto niente, invece, della preoccupazione della regina, come se fosse consapevole dell'inevitabilità dell'evento (menarca).

A questo punto la vita del regno scorre tranquilla per quindici anni, finché un giorno il re e la regina si allontanano dal castello lasciando sola la principessa.

Questo passaggio simboleggia l'impossibilità, da parte dei genitori, di proteggere i figli dalle crisi della crescita: qualunque cosa essi facciano, il figlio dovrà affrontare in prima persona i problemi dello sviluppo.

La principessa, rimasta sola, si mette a vagare per il castello e scopre un luogo inesplorato, la vecchia torre, nella quale si cela una stanzetta segreta: all'interno c'è una vecchina che sta filando con l'unico arcolaio rimasto in tutto il regno, appunto perché nascosto in un luogo inaccessibile.

La ragazza, che non conosce quell'oggetto, ne è molto incuriosita e vuole provare a usarlo: immediatamente si punge il dito col fuso e piomba nel sonno profondo cui era destinata.

Appena la ragazza si addormenta, tutto il regno cade nel sonno a sua volta (il ritirarsi dell'adolescente fa sì che tutto il mondo circostante gli appaia sbiadito e immobile): il castello viene avvolto da un'impenetrabile siepe di rovi e scompare alla vista di tutti per cento anni.

Molti principi cercano di raggiungere Rosaspina, ma muoiono nel tentare l'impresa: finché la fanciulla non è pronta non può affrontare alcun incontro con l'altro sesso.

Dopo i fatidici cento anni, invece, un principe tenta a sua volta di raggiungere il castello e questa volta, al suo passaggio, i rovi si tramutano in fiori e lo fanno passare senza opporgli alcuna resistenza: la principessa è nel frattempo maturata e può quindi affrontare la vita adulta senza difficoltà.

Il bacio del principe e il matrimonio celebrato quello stesso giorno sottolineano questo decisivo passaggio: quando abbiamo superato i problemi di una certa fase della vita possiamo vivere felici e contenti fino alla fase successiva.

Il particolare enfatizzato all'inizio della storia, cioè il fatto che i sovrani abbiano aspettato per lunghi anni la nascita di un erede, rinforza l'idea che una lunga attesa non toglie nulla alla bellezza degli obiettivi relazionali che dobbiamo raggiungere, anzi essa è necessaria per permetterci di realizzarli in modo soddisfacente.

Scritto da

Dott.ssa Roberta Altieri

Lascia un commento

ultimi articoli su psicologia infantile