Festa del papà: chi pensa agli uomini che non lo hanno scelto?

Mentre un papà si sfoga perchè la sua compagna è rimasta incinta con l'inganno, una figlia scrive al padre perché apprezza i suoi sacrifici

17 MAR 2015 · Tempo di lettura: min.

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Festa del papà: chi pensa agli uomini che non lo hanno scelto?

Festa del papà: una giornata che viene celebrata con commozione perché è importante ricordare il ruolo dei papà nella crescita dei figli; ma è anche un giorno nel quale vale anche la pena di ricordare tutti quei papà che si ritrovano ad essere tali senza averlo scelto e di riconoscere i loro sacrifici.

Succede ancora oggi a molti uomini, e sarebbe menzogna nasconderlo, di ritrovarsi a fare i papà perché è la donna a decidere se portare avanti o no la gravidanza, e di affrontare con grande sacrificio questa responsabilità anche se non l'hanno scelta.

Non è raro trovare su internet sfoghi di questo tipo:

<< Erano 3 anni che stavamo insieme e lei è rimasta incinta smettendo di proposito di prendere la pillola. Le nostre famiglie ci hanno fatto pressione perché ci sposassimo ed io mi sento in una gabbia da cui non riesco a uscire. Avevo progetti da realizzare, viaggi da fare, un Master… ed è tutto svanito nel nulla! I miei coetanei stanno costruendo carriere brillanti io non posso spostarmi dalla cittadina di provincia dove vivo per seguire un'opportunità perché mia moglie dice che il bambino non avrebbe la famiglia vicino e lei non ce la farebbe senza la madre. Vorrei separarmi ma mi toglierebbe sino all'ultimo centesimo e dovrei tornare dai miei genitori a 30 anni. In tutto questo mi sento male perché voglio bene a mio figlio, lui non ha colpa di nulla e sto cercando di fare il meglio per lui, ma sono in gabbia! E intanto mia moglie è talmente ipocrita da spiattellare a tutti su facebook quanto è bella e felice la sua famiglia, mentre siamo solo il suo castello di carte. E intanto il bambino non ha colpa di niente ed io non so come fare a dargli più amore. A volte mi scappa davanti a lui che è stata sua madre a volerlo, e poi penso, mi ha sentito, se lo ricorderà per sempre e mi sento in un buco nero >>

Pentimento quindi, rabbia, sentimenti d'inadeguatezza, angoscia e sensazione di aver subito un torto sono le cose che affollano la mente di un uomo che si trova in una situazione che non ha scelto. Eppure nonostante tutto, anche se si sente raggirato, trova il coraggio di scrivere, di sfogarsi e dice che sta tentando di fare del suo meglio per il bambino.

Le reazioni delle donne a un post del genere sono varie, c'è chi dice che "a far sesso con una donna si sa che esiste il rischio", chi dice "poveretto quel bambino" ma anche "fai l'uomo e assumiti le tue responsabilità".

Se il primo istinto è sempre quello di proteggere il bambino, bisogna riconoscere che la legge da meno libertà di scelta agli uomini che alle donne. Se la maternità non è desiderata la donna può abortire, dare in adozione il bambino o in affidamento, mentre per l'uomo può solo accettare una decisione che non può prendere.

La questione è vecchia quanto il mondo e la giurisprudenza sembra ben lontana da darci risposte. Mentre la psicologia può aiutare questi uomini e fornire ai futuri papà che non hanno scelto questo ruolo ma che stanno cercando di fare il meglio possibile un supporto che aiutarà sia loro che il bambino.

Prima di tutto non bisogna avere paura di questa rabbia, è legittima e lo psicologo non cercherà di giudicare ma di aiutare. E si può avere fiducia, negli anni, che i figli a modo loro capiscano anche le difficoltà dei genitori in certe situazioni.

Noi come sempre abbiamo chiesto al nostro esperto:

Come aiutare un uomo che vive questi sentimenti di rabbia, che si sente incastrato in ruolo che non ha scelto?

Il punto di partenza è sicuramente quello di elaborare ed accettare questa situazione. La personalità umana è e deve essere in grado di ristrutturarsi rispetto a nuove situazioni che deve affrontare. In fondo la vita non finisce con un figlio: inizia solo una vita differente in cui non tutto è precluso (viaggi, uscite, ecc..). E una volta che impareremo ad essere padri, scopriremo tantissime soddisfazioni che in questo momento non riusciamo nemmeno ad immaginare.

In questo modo i sentimenti di rabbia, di frustrazione, di delusione lasceranno il posto a sentimenti positivi legati ad un ruolo diverso, basati sull'importanza di essere padre, su una realizzazione personale più profonda.

Dare un consiglio o fornire un supporto in situazioni simili non è facile: a nessuna persona piace subire decisioni altrui, magari lontane dal proprio modo di essere. Premesso questo, ai padri che, come nel caso appena descritto, provano a fare del loro meglio, è utile ricordare che un figlio non può scegliere né di nascere né di avere una determinata famiglia; un padre invece può decidere se essere o meno un buon genitore. Le principali capacità che un uomo deve cercare di sviluppare per affiancare il proprio figlio nel migliore dei modi durante tutto il processo di crescita potrebbero essere così riassunte.

1. Costruire con il proprio figlio un rapporto puro, privo di possibili influenze negative derivate dal rapporto di coppia, spesso fonte di tensioni e rancori.

2. Fare in modo che il comportamento educativo sia guidato soprattutto dai bisogni del bambino e non da egoistiche necessità personali.

3. Avere un atteggiamento educativo libero da comportamenti dettati unicamente dal disperato tentativo di sentirsi il genitore migliore della coppia.

4. Analizzarsi e conoscersi il più possibile in profondità, affrontare i propri limiti e difetti anziché cercare di nasconderli, sono attività che permettono ad un uomo di migliorare come persona e di impostare il rapporto con il proprio figlio sulla base della sincerità e del dialogo. Un figlio è in grado di individuare i nostri difetti e di criticarli ma sa anche apprezzare gli sforzi che facciamo per cercare di essere migliori.

5. Ricordarsi che nessuno nasce sapendo fare il genitore: tutti lo diventiamo un po' alla volta, giorno dopo giorno, attraverso momenti felici e tristi, commettendo errori ma imparando da essi, mettendoci costantemente in discussione e, se possibile, anche un po' divertendoci e identificandoci in questo rapporto, unico e meraviglioso…

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E nonostante tutto rassicurante è che alla fine questi bimbi "nati per caso" riescano poi a capire e anche a ringraziare il papà, per questo pubblichiamo la lettera di una ragazza che ci ha commosso, ma che vuole rimanere anonima.

Caro papà,

domani mi sposo e sarai tu a tenermi la mano mentre vado verso l'altare e per questo ti dico grazie. Volevo dirti una cosa che non ti ho mai detto: io lo sapevo che vi siete sposati solo perché arrivavo io e so che per te non è stato facile, ma che nonostante tutto, a modo tuo e in maniera totalmente imperfetta, hai sempre provato a starmi vicino. Le famiglie sono così, fanno quello che possono e spesso non è perfetto, ma bisogna essere grati.

Papà io domani mi sposo e provo per mio marito un amore talmente grande che non credo nemmeno di sapertelo descrivere, un amore che non ho mai visto nei miei genitori, anche se so che avete fatto del vostro meglio. Papà io lo so che sei fragile come tutti gli altri esseri umani, lo so che provavi a nascondermelo, che dicevi che andava tutto bene, ma anche i bambini hanno occhi e orecchie ed io vi sentivo litigare, tutte le notti dalla mia cameretta e ascoltavo le cose brutte che vi dicevate e tu non lo sai ma una notte mi sono sporta dalla mia cameretta e ti ho visto: piangevi con le braccia appoggiate al muro e dicevi "non ce la faccio più". Ed io lo so che sei rimasto pensando al mio bene, che speravi di darmi una famiglia e che nelle tue assenze e nei tuoi silenzi stavi provando a fare del tuo meglio per non farmi capire quello che per me era stato ovvio già a sei anni: che non ero nata prematura, ma che la mamma era incinta quando vi siete sposati, che vi conoscevate poco e che un figlio non basta a tenere unita una coppia.

Volevo solo dirti grazie dei tuoi sacrifici, di non avermi mai fatto mancare nulla. Ho cercato sempre di essere una brava figlia anche quando mi rendevo conto che amavi più il tuo lavoro di me, anche quando crescevo e sapevo che ti avevo tolto la tua libertà e questo mi faceva soffrire, anche quando il divorzio è arrivato e mi sentivo male, ma ero sollevata di non sentirvi più litigare.

Oggi volevo dirti di non preoccuparti perché ti ho perdonato tutti gli sbagli che ti rinfacciavo da adolescente, so che hai fatto del tuo meglio nella situazione in cui ti trovavi e volevo dirti che nonostante tutto ti voglio immensamente bene. Non avere più paura per me, avrò una vita bellissima. Fammi solo un favore: domani non piangere troppo come hai fatto per la mia laurea, mi allaghi la chiesa, grazie!

Tua figlia

Autori: Manuela Pirrone e Matteo Monego

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Scritto da

Dott. Matteo Monego Linkedin

Psicologo Nº iscrizione: Albo degli Psicologi della Lombardia 03/6719

Laureato a Torino, laurea quinquennale in Psicologia Clinica e di comunità, nel 1999 si abilita alla professione di psicologo. Successivamente consegue l’abilitazione alla psicoterapia, dopo aver frequentato il corso quadriennale di specializzazione in psicoterapia interattivo-cognitiva. Dal 2004 svolge privatamente la professione di psicologo e psicoterapeuta.

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