Endometriosi nei trans e nei generi non binari: una doppia difficoltà

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L’invisibilità che possono soffrire le persone cisgender con endometriosi diventa ancora più profonda nel caso dei transgender e dei genderqueer.

9 mag 2019 · Tempo di lettura: min.
Endometriosi nei trans e nei generi non binari: una doppia difficoltà

I transgender e i genderqueer con endometriosi soffrono di una doppia discriminazione.

L’endometriosi è una malattia di cui si parla ancora troppo poco. Si tratta di un disturbo benigno in cui le cellule endometriali si accumulano in maniera anomala al di fuori dell’utero, mentre dovrebbero trovarsi all’interno. Questa malattia provoca forti dolori a livello pelvico durante il momento della mestruazione ma anche nel periodo premestruale e dell’ovulazione. A ciò si aggiungono altri problemi come il dolore durante i rapporti sessuali ma anche la stanchezza cronica. In alcuni casi, inoltre, può provocare problemi di infertilità.

Se già la diagnosi può essere complessa in quanto può portare a confonderla con altre patologie croniche, l’endometriosi può causare gravi problemi a livello psicologico, come ansia o depressione. Come abbiamo visto fino ad ora, questa malattia si manifesta evidentemente nelle donne, dato che colpisce una parte prettamente femminile. Tuttavia, se solitamente l’endometriosi è argomento quasi tabù e di difficile diagnosi, lo è ancora di più se colpisce una uomo transgender o di genere non binario.

Nel primo caso, stiamo parlando di tutte quelle persone in cui la loro identità di genere non corrisponde al sesso assegnato, ossia ai genitali esterni. Con il termine “genere non binario” (o genderqueer), invece, si indicano tutte quelle persone che non si sentono rappresentate dal binomio di genere uomo - donna. Sono termini che, purtroppo molto lentamente, si stanno facendo spazio anche nella cultura italiana. Va da sé che le persone transgender e genderqueer, pur identificandosi nel genere maschile o in nessuno dei due generi, possono soffrire di endometriosi in presenza di utero.

In questo caso, i pregiudizi di cui possono essere già vittime queste persone si amplificano se si è alla ricerca di una diagnosi per endometriosi o se è già stata diagnosticata. Secondo le stime, infatti, la diagnosi di questa malattia può aver bisogno di circa 10 anni.

Un percorso che porta con sé una quantità di sofferenza immensa e che, a volte, alcuni medici liquidano semplicemente teorizzando la presenza di un problema unicamente psicologico.

L’invisibilità che possono soffrire le persone cisgender (ovvero quelle persone nelle quali l’identità di genere corrisponde al sesso biologico) con endometriosi diventa ancora più profonda nel caso dei transgender e dei genderqueer. Il personale medico, infatti, non sempre è disponibile né formato per affrontare queste situazioni, soprattutto e stranamente nel caso del settore della ginecologia.

La discriminazione può essere doppia. In più, non sono stati ancora studiati gli effetti che può avere l’endometriosi su soggetti che hanno iniziato una terapia ormonale, come avviene nel caso dei trans.

Ciò non avviene solamente nel caso dell’endometriosi ma in tanti altri casi legati alla salute, come può accadere nel caso del cancro al seno. Insomma, sarebbe ora che anche i transgender e i genderqueer venissero inglobati nei protocolli che sono destinati alle donne cis, per quanto riguarda questo tipo di problemi di salute.

È arrivato il momento di mettere in moto la ricerca su questa malattia cronica che colpisce circa una donna su dieci e di trovare una strada verso la cura definitiva. Non solo. La necessità che anche il personale medico venga formato per accogliere e relazionarsi a livello professionale con persone che “vanno al di fuori” di eventuali concetti monolitici riguardanti la sessualità e il genere, potrebbe migliorare non solo le diagnosi ma anche ridurre la sofferenza psicologica delle persone che soffrono, in questo caso, di endometriosi.

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