Emozioni a tavola

Da sempre il cibo, oltre a soddisfare il bisogno primario della fame, rappresenta anche uno strumento di relazione con gli altri individui ed una modalità di esprimere le proprie emozion

28 SET 2015 · Tempo di lettura: min.

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Emozioni a tavola

Da sempre il cibo, oltre a soddisfare il bisogno primario della fame, rappresenta anche uno strumento di relazione con gli altri individui ed una modalità di esprimere le proprie emozioni.

Obesità e fame nervosa da una parte, anoressia e bulimia dall'altra, hanno sempre una radice psicologica alla base del problema.

Talvolta l'abbuffata o un'alimentazione incontrollata possono diventare un vero e proprio sfogo delle emozioni negative e queste, anche se inducono a breve termine effimere sensazioni di benessere, favoriscono tuttavia l'insorgere di emozioni dolorose come vergogna, colpa, rabbia o tristezza. Queste emozioni a loro volta possono di nuovo facilitare l'assunzione di comportamenti alimentari dis-regolati, creando così un vero e proprio circolo vizioso che peggiora l'umore, diminuisce l'autostima, abbassa la qualità della vita e, soprattutto, determina un notevole aumento di peso.

L'effetto negativo a lungo termine di tale gestione inappropriata delle emozioni è l'aumento di peso. Tale condizione a sua volta produce emozioni e stati d'animo negativi che spingono le persone a sottoporsi a programmi dietetici e trattamenti di dimagrimento. Affrontare il problema agendo soltanto sull'aspetto nutrizionale spesso non produce i risultati auspicati.

Capita infatti spesso che una volta iniziata una dieta emergano delle difficoltà a portarla a termine o a mantenere il peso raggiunto.

Tali esperienze fallimentari, se sommate insieme, peggiorano ulteriormente il problema poiché inducono un senso di scarsa forza di volontà ed efficacia personale e di impotenza contribuendo ad abbassare ulteriormente l'autostima e ad assumere un atteggiamento demotivato e rinunciatario.

Per questo motivo è importante conoscere ed agire non solo sugli aspetti nutrizionali, ma anche sugli aspetti emotivi che potrebbero ostacolare un buon rapporto con il cibo.

Molte volte un programma di dimagrimento può essere destinato al fallimento perché non si è considerato, e quindi non si è modificato, il rapporto tra emotività e cibo.

In tale ottica risulta fondamentale la collaborazione fra la figura del Dietista e quella dello Psicologo poiché, occupandosi sia della natura alimentare sia della dimensione psicologica del problema, si ha la possibilità di agire più efficacemente.

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