Educare i sensi

Viaggio alla scoperta dei cinque sensi. Un modo curioso per riscoprire le facce che meglio ci rappresentano e ci permettono di relazionarci al mondo.

14 OTT 2016 · Tempo di lettura: min.

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Educare i sensi

Nei miei numerosi giri metropolitani (e non perché giri il mondo, ma perché prendo spesso la metropolitana), mi capita spesso di osservare, un po' per deformazione un po' per curiosità, le relazioni tra le persone. Il modo in cui si guardano, si parlano, il modo in cui interagiscono è davvero divertente e a volte bizzarro, ma i miei preferiti restano i bambini, gli unici davvero in grado di "connettersi" con te, lasciando il cellulare e/o l'ipad, se mostri loro un po' di attenzione e di curiosità.

Le persone al giorno d'oggi sono troppo impegnate ad interfacciarsi con il mondo virtuale per prestare attenzione ai sensi degli uomini.

Come esseri umani, da tempo infinito, abbiamo 5 "interfacce": vista, tatto, gusto, olfatto e udito e, per quanto ognuno di noi sia soggetto a recepire le sensazioni che queste "connessioni" al mondo esterno ci danno, nessuno si rende conto dell'importanza che l'educazione a questi sensi abbia.

Sia ben chiaro, non parlo da ipnotista che utilizza i canali sensoriali come via d'accesso all'inconscio delle persone (sembra complicato ma vi assicuro che non lo è), ma parlo da persona, amante dell'arte della creatività e della fantasia.

Proviamo a capire qualcosa di più: queste discipline, risiedono nella parte destra del nostro cervello e se dovessimo decidere di ripercorrere la storia del pensiero filosofico e pedagogico, noteremmo un sottile filo che collega la pratica di attività artistiche alle abilità comunicative e allo sviluppo fisico-cognitivo-emotivo.

Numerosi studi sembrano dimostrare che, fin dai primissimi anni di vita del bambino, l'arte contribuisce a migliorarne le capacità espressive, a favorire l'apprendimento logico - matematico e linguistico - a rafforzare la consapevolezza di sé e a liberare le potenzialità creative. Ho cercato un modo per darvi qualche informazione in merito senza sembrare pesante e ridondante e per farlo ho dovuto far accesso a quella parte destra a volte così poco considerata. Proviamo a vedere se ci sono riuscita.

C'era una volta, una giovane dottoressa che voleva intraprendere un viaggio alla scoperta dei cinque sensi. Non sapendo da dove iniziare decise di intrufolarsi nella macchina del tempo degli studiosi e iniziò il suo viaggio. Nella prima metà del novecento, incontrò John Dewey, un influente filosofo e pedagogista americano, il quale affermava, con convinzione, l'idea che l'arte fosse il mezzo più indicato per utilizzare in maniera costruttiva l'energia creativa racchiusa nel bambino, sottolineando come il fine ultimo dell'attività creativa del fanciullo non debbano essere i "manufatti" che egli realizza, quanto piuttosto la capacità di osservazione, le abilità mnemoniche e l'immaginazione, che l'arte contribuisce a sviluppare e che conferiscono all'individuo buone capacità critiche e di risoluzione dei problemi.

Incuriosita dal americano ma desiderosa di capire cosa succedesse nella sua nazione, viaggiò alla volta dell'Italia e in quel paese, quasi contemporaneamente a Dewey, incontrò Maria Montessori, una "dottoressa" dall'aria rassicurante che aveva elaborato un analogo concetto di "esperienza", in cui il fare e l'azione rappresentano la manifestazione esterna del pensiero.

La "Dottoressa" sosteneva che l'attività artistica fosse una forma di "ragionamento" e che "percezione visiva" e"pensiero" fossero connessi in maniera inscindibile. Ella riteneva che il lavoro creativo, nel suo svolgimento, coinvolgesse numerose capacità cognitive e un bambino assorto a dipingere, scrivere, danzare, comporre, ecc…altro non fa che "pensare" con i propri sensi.

Secondo la dott.ssa Montessori (è nel periodo che va dai 3 ai 6 anni che si assiste alla "formazione delle attività psichiche - sensoriali) il bambino che per sua natura è serio, disciplinato e amante dell'ordine, se messo a contatto con i materiali pedagogici adatti e guidato da un educatore "umile" e discreto (ricordatevi che sono lui/lei che stanno imparando e che non sono "grandi" come voi) è in grado di auto-educarsi e di dispiegare le sue potenzialità. [1] .

Qualche anno più in la, in un'altra regione di Italia, la giovane, incontrò Bruno Munari, il quale dichiarava espressamente di sentirsi molto vicino al metodo Montessori, di cui condivideva appieno il motto "aiutami a fare da me" (come invito alla scoperta e alla libertà di espressione), e mostrò alla dottoressina un suo metodo, i cui obiettivi erano finalizzati a coltivare la spontaneità, la curiosità infantile, a sviluppare la fantasia e la libertà di pensiero.

In questo scenario, il "gioco" diventava un mezzo per agevolare la conoscenza delle tecniche di espressione artistica e della comunicazione. Il laboratorio, invece, assumeva il ruolo di luogo del "fare per capire", dove si fa "ginnastica mentale", luogo di incontro educativo e di collaborazione, in cui si imparava ad osservare le realtà con tutti i sensi, non solo con gli occhi.

Questo simpatico signore, (non me ne vogliano i seguaci di Munari, Montessori &C se mi prendo qualche licenza nello scrivere), affermò che la conoscenza del mondo, per un bambino, è di tipo plurisensoriale, e tra tutti i sensi il tatto è quello maggiormente usato.

Secondo il dott. Bruno, mentre la vista dà una percezione globale delle cose, l'udito e il tatto danno percezioni lineari, cioè in successione; come udiamo i suoni uno dopo l'altro, così percepiamo uno dopo l'altro gli stimoli tattili: si tratta, quindi, di esperienze che si svolgono nel tempo.

E a proposito di tempo, mi viene in mente un antico proverbio giapponese che recita: "La mente dei tre anni dura per cent'anni". Vero o no ben si accosta al pensiero di Munari, secondo il quale il processo di espansione della conoscenza deve avvenire nell'infanzia, periodo in cui l'individuo si forma e in cui, in base all'educazione ricevuta, potrà mettere le radici di un'esistenza "libera" piuttosto che "condizionata".

Continuando il suo viaggio, nel tempo degli studiosi, trovò altri due illustri conoscitori dello sviluppo, Erikson e il suo successore Eisner, i quali fornirono interessanti spunti di osservazione sull'utilità delle arti, da un punto di vista cognitivo, emotivo e sociale.

Essi, affermavano che (li ho messi in sequenza ma è Eisner che ha fatto queste deduzioni in seguito ai lavori sullo sviluppo di Erikson), attraverso le arti è possibile insegnare ai bambini: a pensare "con" e "attraverso" i materiali, rendendoli consapevoli del fatto che attraverso mezzi materiali è possibile trasformare le idee in realtà; che i problemi possono avere più di una soluzione e che ogni domanda può avere più di una risposta (problem solving);che è possibile mettersi alla prova in situazioni nuove (sperimentando il maggior numero di sensazioni possibili) e trovare un accordo con sé stesso, controllando i propri sforzi

Soddisfatta delle sue scoperte e affascinata dalle entusiasmanti conoscenze, la giovane dottoressa decise, per ora, di porre fine al suo viaggio nel tempo degli studiosi, e mentre si trovava nel mezzo del cammino continuava a ripetere queste strane parole:

Occhio che vedi le luci e i colori

Dimmi se anch'io sono fatto di fiori

Orecchio che senti i rumori e i suoni

Quando io grido, la voce ha dei tuoni?

Naso che senti le puzze e i profumi

Dimmi se anch'io faccio odore di fumi

Lingua che senti il dolce e il salato

Il mio sapore lo hai mai assaggiato?

Mano che tocchi la forma e il colore

Questo tamburo che senti è il mio cuore

(Filastracca dei 5 sensi).

Non me ne voglia nessuno se ho cercato di trattare in maniera leggera argomenti tanto complessi e articolati, ma nel farlo ho sempre tenuto a mente uno dei principi di Munari: "Conservare lo spirito dell'infanzia dentro di sé per tutta la vita, vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare".

Bibliografia:

  • Eisner E. W., The arts and the creation of mind, Yale University Press, 2004
  • Eisner E.W., The Arts, human developement and education, McCutchan Pub. Corp., Berkeley, 1976
  • Erikson E., Childhood and Society, 1950
  • Montessori M., Il segreto dell'infanzia, Milano, Garzanti 1972
  • Montessori M., La mente del bambino, Milano, Garzanti 1987
  • Montessori M., Come educare il potenziale umano, Milano, Garzanti 1992
  • Montessori M., La scoperta del bambino, Milano, Garzanti 2008
  • Munari, B., Fantasia, Editori Laterza 1977

[1] Ecco, dunque, i principi fondamentali del metodo montessoriano sull'educazione del bambino, tratti dal libro "Educare alla libertà".

1) Educare il bambino all'indipendenza

Servire i bambini significa soffocare le loro capacità. Quindi compito dei genitori e degli educatori è aiutarli a compiere da soli le loro conquiste come imparare a camminare, a correre, a lavarsi.

2) Mai impedire a un bambino di fare qualcosa perché è troppo piccolo

Non bisogna giudicare la capacità dei bambini in base all'età. Bisogna dimostrare fiducia e lasciargli svolgere i compiti più facili.

3) Abituare un bambino a fare con precisione è un ottimo esercizio per sviluppare l'armonia del corpo

I bambini sono naturalmente attratti dai particolari. Ad esempio, versare l'acqua è più divertente se gli si dice di stare attenti a non toccare il bicchiere...

4) L'educatore montessoriano deve essere un angelo custode che osserva e non interviene quasi mai

"Il maestro deve ridurre al minimo il proprio intervento. Non è un insegnante che sale in cattedra e dispensa dall'alto il suo sapere, ma deve essere un angelo custode, deve vigilare affinché il bambino non sia intralciato nella sua libera attività. Deve osservare molto e parlare poco."

5) Mai forzare un bambino a fare qualcosa

Bisogna rispettare il bambino che si vuole riposare da un'attività e si limita a guardare gli altri bambini lavorare.

6) Educare al contatto con la natura

Il sentimento della natura cresce con l'esercizio. Un bambino lasciato in mezzo alla natura tira fuori delle energie muscolari superiori a quello che i genitori pensano.

7) Innaffiare le piante e prendersi cura degli animali abitua alla previdenza

Educate il bambino a prendersi cura degli esseri viventi.

"Nessuna cosa è più capace di questa di risvegliare un atteggiamento di previdenza nel piccolo che è abituato a vivere senza pensare al domani. Ma quando sa che gli animali hanno bisogno di lui e che le pianticelle si seccano se non le innaffia, il suo amore va collegando l'atto di oggi con il rinascere del giorno seguente."

8) Sviluppare i talenti e mai parlar male di un bambino

9) L'ambiente scolastico deve essere a misura di bambino

Un bambino posto in un ambiente idoneo a contatto con i materiali giusti e sotto la guida di un insegnante attento e discreto potrà sperimentare e affinare le sue immense potenzialità.

10) I bambini sono i viaggiatori della vita e noi adulti i suoi ciceroni

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Scritto da

Dott.ssa Teresa Mainiero

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