Due consigli per affrontare il post-COVID

L'anno appena trascorso non è stato semplice da diversi punti di vista. In questo articolo approfondiamo alcuni consigli per poter convivere con le avversità con cui ci stiamo confrontando.

5 LUG 2021 · Tempo di lettura: min.

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Due consigli per affrontare il post-COVID

L'anno passato è sicuramente stato un anno complesso per tutti noi, andando a scuotere il nostro senso di identità personale, la sicurezza che riponevamo nella nostra quotidianità, le nostre abitudini e tutte quelle piccole e grandi cose che contribuivano a farci sentire la stabilità di noi stessi.

Ad un anno dall'avvento della pandemia finalmente possiamo vedere la luce in fondo al tunnel: i numeri relativi ai contagi e ai decessi migliorano, gli esercizi commerciali riaprono e man mano possiamo teoricamente riprendere la nostra vita di tutti i giorni.

Eppure non per tutti questa esperienza si accompagna ad un senso di ritrovato benessere o di liberazione. Non è inconsueto infatti provare una rinnovata incertezza, ansia e disagio. La prospettiva di doversi riabituare alla vita sociale può essere fonte di stress, e non è raro provare un senso di vertigine all'idea di riprendere tutto com'era prima.

In effetti l'adattamento che ci ha richiesto l'anno trascorso non è minore rispetto allo sforzo di adattamento che ci viene richiesto in questa fase di riapertura, quindi non bisogna stupirsi che la riapertura sia accompagnata da un senso di straneamento e di ansia.

Questo futuro ritrovato può porci davanti a nuove domande relative alla nostra vita e al nostro percorso passato e futuro: la mia vita di coppia mi soddisfa? il percorso di studi o lavorativo che ho intrapreso mi rende davvero felice? Le mie amicizie, i miei rapporti familiari, sono come li desidero?

Davanti a queste domande non è inusuale sentire un senso di scoraggiamento o disorientamento. Esistono diverse strategie che possono aiutarci a intraprendere una buona strada verso il benessere: la prima è rifuggere la tendenza alla massimizzazione, e la seconda è fare attenzione alle nostre esperienze ottimali. Vediamo che cosa vuol dire.

Rifuggere dalla tendenza alla massimizzazione

Ora che sta riaprendo tutto, può venirci voglia di sfruttare al meglio il nostro tempo, non sprecando neanche un minuto, massimizzando al massimo il piacere di questa ritrovata libertà.

Attenzione, perché questa tendenza può comportare anche un senso di ansia e di disagio, più che di benessere e soddisfazione (Schwartz, 2012).

Il tentativo di cercare il meglio per sé e per le proprie giornate comporta un enorme dispendio di energia, soprattutto se ci si confronta con le svariate possibilità che ci si dispiegano davanti dopo tanto tempo di "digiuno".

Il consiglio in questo senso è di resistere alla tentazione di volere "il meglio" ad ogni costo, e di guardare nel qui ed ora ciò che davvero può rispondere ai propri bisogni più profondi.

Attenzione alle esperienze ottimali

Una strategia che può aiutare ad orientarsi e a placare l'emotività negativa in questo contesto è chiedersi: esistono occasioni/attività che ci fanno sentire veramente bene, assorbono tutta la nostra attenzione, non ci fanno sentire il tempo passare e non ci fanno curare di ciò che accade intorno a noi?

Se sì, vuol dire che si ha accesso ad un'esperienza ottimale (Csikszentmihaly, 1975/2000), un'esperienza di grande equilibrio tra i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre azioni, dove tutta l'esperienza fluisce liberamente.

Spesso questa importante forma di esperienza si esperisce nella vita di tutti i giorni: si può esperire durante l'attività sportiva, nel leggere un libro o si può ricercare attivamente tramite la meditazione o la respirazione consapevole. Anche durante la psicoterapia è possibile vivere esperienze ottimali.

Costruirsi una buona consapevolezza relativamente a quali siano/quali possano essere nel proprio quotidiano le attività o le esperienze che ci fanno vivere delle esperienze ottimali può essere un primo passo verso un ritrovato benessere. Riconoscere tale possibilità di esperienza nella propria quotidianità ci spinge infatti a ricercare anche in altri momenti della nostra vita nuove modalità di comportamento o di relazione, per costruirci una routine che contenga più esperienze ottimali possibili.

Per concludere l'anno superato ci ha messo in contatto con diverse emozioni che non facevano sicuramente parte della nostra quotidianità: paura, rabbia, ansia, timore per la nostra incolumità e per quella dei nostri cari. Convivere con tali emozioni ha portato a dei cambiamenti dentro di noi, forse non ancora del tutto facili da comprendere. A questo si accompagna la difficoltà nel capire come riappropriarsi del proprio tempo e della propria quotidianità ritrovata. Di certo può essere utile trovare uno psicoterapeuta che possa essere un buon alleato e accompagnare la persona alla ricerca di un nuovo equilibrio, sempre più lontano dalla tendenza alla massimizzazione e più vicino al vivere esperienze ottimali.

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Scritto da

Dott.ssa Linda Grazia Pola

Bibliografia

  • Csikszentmihaly, (1975/2000). Beyond Boredon and Anxiety. San Francisco: Jossey-Bass.
  • Schwartz, B. (2012). Choice, freedom, and autonomy. In P. R. Shaver & M. Mikulincer (Eds.), Meaning, mortality, and choice: The social psychology of existential concerns (pp. 271–287). American Psychological Association.

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