Donne: non siate delle ciambelle, siate delle torte

Riflessioni sul 25 novembre e sulla violenza di genere.

13 DIC 2018 · Tempo di lettura: min.

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Donne: non siate delle ciambelle, siate delle torte

L’ultimo 25 novembre ci sono state diverse manifestazioni contro la violenza sulle donne con tanti bei discorsi, storie di donne maltrattate, sfigurate, uccise. Certamente queste iniziative sono da una parte lodevoli, ma io personalmente nutro una forte avversione su tutto questo parlare, profetizzare, analizzare. Preferisco il silenzio e la concretezza e ,soprattutto, credo bisognerebbe smettere di dire che il problema della violenza sulle donne riguardi solo il fatto che ci sono uomini violenti e che le donne siano solo delle vittime di questi orchi.

Il problema non sono solo questi Barbablù moderni, ma la cultura sociale e familiare da dove le vittime prevengono, per non parlare dei problemi di natura psicologica che non coinvolgono solo questi mostri ma anche chi si affida a loro, chi li sposa, chi si fidanza, chi spera di cambiarli, chi crede che certi atteggiamenti siano frutto dell' amore e soprattutto dell'ipocrisia dilagante.

Tempo fa ho visto una nota trasmissione televisiva che si occupa appunto di femminicidi dove la protagonista della triste storia era una giovane donna, sposata con il mostro di turno e aveva due bambine piccole figlie sue e dell’orco. Disperata per le botte che quotidianamente riceveva, chiese aiuto alla madre che viveva in una casa insieme al suo compagno che non era il padre della donna, chiedendo se per un po' poteva abitare con loro. Accettarono di ospitare lei e le bambine, soltanto che dopo poco il compagno della madre si è infastidito a causa delle piccole e senza troppi riguardi le hanno cacciate di casa.

La donna, non sapendo che fare, ritorna nella sua casa e dopo pochi giorni viene ammazzata dal marito. La madre di lei piange "disperata" in trasmissione per poi andare in giro per il paese con tanto di questuanti al seguito, in mano ceri bianchi per "ricordare" la figlia morta ammazzata. Mi veniva da vomitare.

Chi ha ucciso veramente questa donna? La cultura, anzi una sottocultura che insegna a noi donne - a volte esplicitamente a volte implicitamente - che non valiamo nulla, che siamo meno degli uomini, meno brave, meno intelligenti, che l’unica cosa che conta per una donna è sposarsi e avere figli, che in fondo se ti picchia ed è geloso è perché ti vuole bene e noi vittime di una cultura che non ci ama cadiamo tra le braccia di questi orchi. Perché? Perché non abbiamo stima di noi stesse, perché pensiamo che sia giusto per noi realizzarci soprattutto come madri e mogli, perché non coltiviamo i nostri gusti, i nostri talenti, molte non sanno nemmeno di averne, perché non ci hanno insegnato ad amarci. Come gli uomini noi donne manchiamo di Educazione Sentimentale, entrambi i sessi sono vittime di un sistema che si tramanda spietatamente di generazione in generazione.

È la cultura che va cambiata e chissà quanto ci vorrà, oltretutto mi sembra a volte che stiamo tornando indietro, come i casi giudiziari della donna stuprata in Irlanda perché indossava un perizoma e il caso di Desirée che non voglio commentare perché cadrei in sproloqui e preferisco evitare. L’unica cosa che voglio dire alle donne, alle ragazze, non siate delle ciambelle, siate delle torte; le ciambelle hanno un buco in mezzo, non fate che questo buco si riempia con cose che non vi appartengono, che il vuoto venga riempito con storie sentimentali sbagliate. State sole piuttosto, amatevi e diventate delle torte, delle belle torte senza buchi, senza vuoti interiori, coltivate i vostri talenti come le decorazioni che sono sopra la torta e quando amate fatelo non come le ciambelle per riempire un vuoto ma perché dovete aggiungere un'altra decorazione sulla vostra torta (sul vostro Sé integro senza buchi).

Riporto in ultimo un brano tratto da un libro scritto da una collega che mi è piaciuto molto, il libro è di Cinzia Mammoliti dal titolo "Il manipolatore affettivo e le sue maschere".

"Rientra tra le nostre responsabilità superare il passato, evolvere e crescere soprattutto emotivamente e affettivamente per arrivare a capire veramente cosa sia l'amore. Quello vero. Sapremo allora che non conquisteremo i sentimenti altrui offrendo la nostra accettazione incondizionata e che, se in una relazione manca la reciprocità, è molto meglio stare da sole. Ma solo le persone adulte sono in grado di stare da sole. La bambina che è in noi all’idea si dispera, si lamenta e strepita, perché si sente abbandonata in un bosco di notte".

Tra vittima è carnefice, infatti, c’è quello che in gergo psicoanalitico viene detta "collusione" cioè due mondi interni entrambi problematici che colludono. L’uno ha bisogno dell’altra e viceversa, può sembrare strano ma è così, la cosa più difficile che si trovano i colleghi che lavorano nei centri antiviolenza non sono i mariti e compagni orchi ma queste donne che faticano ad andarsene dalla tossicità della loro relazione. Il problema quindi della violenza sulle donne non dovrebbe secondo me essere preso in considerazione solo riferendosi agli uomini violenti ma dovrebbe essere esteso anche alla cultura o alle sottoculture, alle problematiche psicologiche insite nella vittima e all’ambiente familiare da dove essa proviene.

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Scritto da

Dott.ssa Tosi Claudia

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1 Commenti
  • Mara mara

    Articolo bellissimo.

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