Donne e potere

Nel suo libro "Women and Power" di Mary Beard dimostra che la nostra percezione del rapporto tra donna e potere ha radici antichissime.

20 GIU 2018 · Ultima modifica: 24 GIU 2018 · Tempo di lettura: min.
Donne e potere

Nel suo libro "Women and Power" tradotto in italiano "Donne e Potere" l' autrice Mary Beard dimostra che la nostra percezione del rapporto tra donna e potere ha radici antichissime.

Nel novembre del 2016 Hillary Clinton fu sconfitta da Donald Trump alle elezioni presidenziali. Quando fu chiesto agli elettori perché non avessero votato per lei la risposta più frequente fu che Hillary Clinton non aveva l'aspetto di un presidente.

L'autrice nel suo libro ci spiega come la definizione di ciò che significa essere un uomo o una donna e di ciò che significa avere il potere è stata costruita molti secoli fa con parametri ben precisi ed inflessibili.

Gli antichi greci e i romani non vedevano di buon occhio le donne di successo e detentrici di potere. Il mito greco contiene numerosi personaggi femminili ma essi rappresentano raramente figure positive. Le donne sono infatti rappresentate spesso come ibridi mostruosi che hanno qualità maschili e che usurpano il potere detenuto dagli uomini con risultati disastrosi. Nell'Agamennone di Eschilo (458 A.C.) il re lascia sua moglie Clitemnestra al potere per andare in guerra. Al suo ritorno a casa la moglie lo uccide e il "naturale" ordine patriarcale viene ristabilito solo quando i figli uccidono la loro madre.

Le donne che tengono discorsi in pubblico hanno sempre incontrato ostilità fin dai tempi più antichi. Nelle Metamorfosi di Ovidio ci sono molti personaggi femminili le cui abilità oratorie vengono sottratte. Per esempio Io viene trasformata in una mucca da Giove e Eco è condannata a ripetere le parole pronunciate da qualcun altro.

Tutto questo dimostra che nella cultura classica una donna che parla in pubblico era vista come una cosa contro natura. Le donne nel mondo greco-romano non avevano diritto di voto e, di conseguenza, non erano incentivate a partecipare ai discorsi pubblici. Questa esclusione andava oltre: l'oratoria stessa era vista come un aspetto caratterizzante di ciò che significava essere un uomo. Il cittadino romano ideale doveva essere un "vir bonus dicendi peritus", cioè un uomo probo, esperto di oratoria. Anche la voce era strettamente associata all'autorità dell'individuo. Si riteneva che la voce maschile profonda fosse indicativa di grande coraggio mentre la voce acuta femminile era associata alla codardia e al pettegolezzo.

La situazione attuale è chiaramente migliorata. Le donne detengono molte posizioni di potere ma rimane sempre una grande disparità rispetto agli uomini e non sono così rari gli attacchi nei confronti di donne che parlano in pubblico. Nel 2017 la senatrice del partito democratico americano Elizabeth Warren cercò di leggere in senato una lettera scritta dall'attivista Coretta Scott King ma fu più volte interrotta dai Repubblicani con la motivazione che stava infrangendo le regole del senato. Alla fine i colleghi maschi della Warren le andarono in soccorso e lessero la lettera senza essere interrotti.

Le donne detentrici di potere sono tuttora costrette ad apparire in pubblico con un'immagine che richiama molto quella maschile. Non a caso donne come Angela Merkel e Hillary Clinton indossano di solito dei pantaloni. Sicuramente questo tipo di abbigliamento è comodo ma al tempo stesso garantisce loro la possibilità di incarnare il paradigma dell'uomo di potere.

Il primo ministro britannico Margaret Thatcher seguiva delle lezioni private per imparare a mantenere più basso possibile il suo tono di voce in modo che potesse ottenere più autorevolezza quando parlava in pubblico.

Se il potere così come è concepito ancora oggi tende ad escludere le donne allora la conclusione che si deve trarre da ciò è che il concetto stesso di potere debba essere rivisto e ridefinito.

Secondo l'autrice dovremmo tutti impegnarci ad avere una visione nuova del potere. Se in caso contrario continueremo a considerarlo qualcosa da possedere e da brandire come una spada esso continuerà ad essere detenuto da pochi e gli uomini continueranno ad escludere le donne.

Secondo Mary Beard dovremmo cercare di associare il potere al concetto di efficacia nell'ottenere le cose invece di collegarlo allo status di chi lo detiene. Il potere dovrebbe essere dimostrabile con i risultati ottenuti da una persona piuttosto che dalla notorietà di quella persona. Potremmo e dovremmo iniziare a considerare e a valutare l'importanza della capacità di ottenere le cose e, di conseguenza, il diritto di una persona ad essere presa sul serio, sia essa un uomo o una donna. Invece di considerare il potere come un oggetto da possedere dovremmo immaginarcelo come un attributo o un verbo.

In sintesi se le donne non riescono ad entrare nelle strutture del potere perché codificate come strutture maschili allora è necessario spazzare via questo concetto di potere e ridefinirlo.

Dott.ssa Vania Camerin

Fonte "Donne e Potere" di Mary Beard

Scritto da

Dott.ssa Vania Camerin Psicologa Psicoterapeuta

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