Domande frequenti sui disturbi alimentari

Domande e risposte sui disturbi alimentari, patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari: come si manifesta e cosa è meglio fare.

3 MAR 2020 · Tempo di lettura: min.

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Domande frequenti sui disturbi alimentari

Come si riconosce un Disturbo Alimentare?

Un Disturbo Alimentare è caratterizzato da una eccessiva paura di ingrassare e, nel contempo, da un desiderio insano di dimagrire. Se l'ossessione del peso non è presente, non si può parlare di disturbo alimentare, anche in presenza di una eccessiva magrezza che può essere determinata da altri fattori.

Un disturbo alimentare comincia sempre con una dieta?

Non sempre. Nella storia dell'anoressia la dieta è presente in particolare quando vi sia stato un preesistente stato di soprappeso. Nella bulimia invece quasi sempre il problema inizia con una dieta, anzi spesso si hanno più tentativi falliti di dieta. Ad un certo punto la ragazza che si mette a dieta non riesce più a reggere una alimentazione restrittiva, perde il controllo e comincia a mangiare in modo eccessivo e sregolato qualsiasi tipo di cibo (Abbuffata).

Si guarisce da questi disturbi?

Tutti i soggetti hanno le risorse per poter guarire in modo definitivo da questi disturbi. Molti pazienti guariscono in tempi brevi e, a volte, senza cure di particolare impegno. Per altri il percorso è più lungo, ma non privo di successo, fondamentale l'aiuto e il comportamento delle persone che stanno intorno a loro.

È sufficiente la forza di volontà?

Le malattie non guariscono per buona volontà, né persistono per cattiva volontà. Credere che nutrirsi in modo regolare sia solo frutto di buona volontà non può far altro che ostacolare in modo irrimediabile il percorso di guarigione.

È opportuno insistere perché la figlia/o mangi di più?

Non è mai utile insistere, arrabbiarsi, obbligare, soprattutto non è utile se questo poi avviene durante i pasti senza che ci sia stato, magari un momento di tranquillità. L'insistenza si scontra con la paura ossessiva di perdere il controllo e di prendere peso, paura che cresce al crescere di ogni eventuale pressione.

Cosa possono fare i genitori se la figlia/o non vuole curarsi?

Di fronte ad una posizione chiara, tranquilla, comprensiva e serena ma determinata, ferma e condivisa dai genitori la figlia/o accetterà di contattare un centro specialistico per valutare le cure proposte. Non cercate di anticipare le notizie allo specialista, non ne ha bisogno. Siate chiari e sinceri, accompagnate la ragazza/o per poter dire apertamente le vostre preoccupazioni e per segnalare quanto e cosa vi preoccupa maggiormente. Avete anche voi il diritto di essere aiutati. Potrete lasciare alla figlia/o la possibilità di scegliere il giorno, l'orario, il centro ma non di procrastinare, negare, rifiutare, dilazionare o portare mille giustificazioni per non fare.

Quali sono le cause di un disturbo alimentare?

Non c'è una causa, ci sono molte cause che interagiscono tra loro. Diversi fattori sociali, biologici e psicologici in concorso tra loro, possono avere favorito o possono mantenere la situazione di disagio. Più che ricercare le cause, che dopo anni di malattia, è pressoché impossibile identificare, è senz'altro più utile intervenire sul problema nel qui e ora e capire che cosa sta mantenendo il disturbo e, di conseguenza, cosa sta impedendo la guarigione.

Quando possiamo sperare che il problema sia superato?

Quando il problema cibo e peso non domina più la vita personale, le attività sociali, i pensieri della persona. La malattia è superata se l'individuo riprende una qualità di vita accettabile. A livello fisiologico, parlando di anoressia in una ragazza, il ritorno del ciclo mestruale è il segnale che ci fa capire che il disturbo è superato anche a livello fisico.

Soffro di disordini alimentari da molto tempo. La mia salute è in pericolo?

Sì. Le abbuffate e i digiuni, il ricorso al vomito o ai lassativi, l'attività fisica forzata ed estenuante, possono condurre a gravi alterazioni della condizione elettrolitica, alterazioni del metabolismo, perdita dei capelli, erosione dello smalto dentale, problemi gastrici, osteoporosi, squilibri ormonali, squilibri neuroendocrini. Questi sono solo alcuni degli effetti. Anoressia e bulimia sono disagi psicologici che vanno curati anche per prevenire i problemi fisici.

Si può guarire da soli dai disturbi del comportamento alimentare?

No. Chi ne soffre ha bisogno di aiuto per uscire dalla situazione di disagio psicologico e di deperimento fisico. E' necessario rivolgersi a personale specializzato nel problema.

Quali sono i segnali d'allarme all'esordio di un disturbo del comportamento alimentare?

I primi due indizi che possono mettere sulla strada del sospetto sono la drasticità del cambiamento del regime dietetico e la repentinità con cui questo viene messo in atto. Così come possono destare sospetti le ripetute visite alla toilette dopo pranzo. In questo contesto, il nuovo interesse per la cucina può diventare un altro dettaglio. Chi soffre di anoressia si caratterizza inoltre per un'estrema iperattività e un eccessivo esercizio fisico, in particolare nelle prime fasi della malattia.

Che cosa è importante osservare?

Che cosa mangia e che cosa non mangia affatto, se è presente depressione o al contrario euforia. Osservare se il momento del pasto è sempre una lotta e/o trascorre intere giornate a cucinare, se sta a guardare mentre gli altri mangiano, ma lei/lui non tocca nulla, se si isola a livello sociale (non vuole più uscire), se mostra preoccupazione della linea e parla continuamente del proprio corpo nonostante sia magra/o e/o continua a pesarsi in modo ossessivo.

Come comportarsi a tavola?

Evitare che la conversazione a tavola si riduca a parlare di cibo. Significa dare al cibo troppa importanza. Piuttosto, cercare di trovare argomenti diversi per instaurate un dialogo e distoglierla dal problema alimentare. Accettare la sua scelta di non toccare cibo. Il pranzo e la cena sono i momenti più drammatici, in cui l'ansia sale a livelli insostenibili: discutere con la persona o con gli altri sul suo problema-cibo proprio a tavola, nel luogo e nel tempo più ansiogeni in assoluto, può voler dire peggiorare il problema.

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Scritto da

Dott.ssa Lara Banchieri, Psicologa

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