Disturbi sessuali femminili: dispareunia e vaginismo

Quali sono i disturbi sessuali più diffusi tra le donne? Ce ne parla la dottoressa Orsenigo.

15 LUG 2016 · Tempo di lettura: min.

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Disturbi sessuali femminili: dispareunia e vaginismo

Negli articoli precedenti ha trattato le più significative disfunzioni della sessualità maschile, per le quali viene spesso richiesta una consulenza psicosessuale.

Oggi la dottoressa Annalisa Orsenigo affronterà un altro aspetto della sessualità: i problemi più diffusi tra le donne.

Anche la donna può presentare delle difficoltà nella risposta sessuale, al di là del raggiungimento dell'orgasmo, che possono creare difficoltà nella relazione a due. Faccio in particolare riferimento a due sindromi note ai ginecologi e ai sessuologici: il dolore alla penetrazione (dispareunia) e l'impossibilità ad avere rapporti completi (vaginismo).

È su questi due quadri clinici che vorrei trattenere l'attenzione del lettore, perché entrambi sono piuttosto diffusi anche se taciuti. In particolare, il vaginismo può portare alle cosiddette "unioni bianche o non consumate": ovvero unioni in cui non si rende possibile pervenire alla penetrazione.

La dispareunia: quando il rapporto sessuale procura dolore

Questo disturbo si caratterizza per il dolore che la donna lamenta nel corso del coito. Se, dopo un attento esame pelvico, non si riscontrano dati di rilievo che possono giustificarne la sintomatologia, come traumi da post interventi chirurgici in loco, residui di lacerazioni da parto o dell'imene (donne vergini), fattori vaginali infettivi, può rendersi opportuno fare delle valutazioni anche di tipo psicologico.

Riguardo gli agenti infettivi, questi possono essere indotti da infezioni post - coito, da infezioni provenienti dal contatto manuale, da uso di oggetti o da contaminazione rettale quando il pene, sfilato dall' ano, viene poi inserito in vagina.

Quando ci si orienta verso un intervento psicologico, il dolore può essere una condizione per ridurre o evitare i rapporti sessuali. In altre parole esprime una comunicazione non verbale di un disagio di coppia latente.

La dispareunia può accompagnarsi e a dolori nel corso del coito, a irritazione e bruciori indotti dallo sfregamento del pene contro le pareti vaginali, piuttosto che da una soggettiva sensibilità alla gomma del diaframma o del preservativo. Un fattore di rilievo è dato dalla carente lubrificazione vaginale in donne in giovane età.

Questa secchezza non è associabile a un fisiologico assottigliamento e atrofizzazione dei tessuti, come accade nella donna in menopausa (tranne che questa risposta fisiologica sia l'esito di una menopausa chirurgica precoce, o di altri interventi chirurgici in loco a tutela della salute della donna stessa).

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Disegno di Vincent Van Gogh.

Di solito una ridotta lubrificazione vaginale, soprattutto nel caso di una giovane donna, può tradurre un basso interesse per il coito, specie se tale risposta non risulta circoscritta ad uno specifico partner ma è invece generalizzata.

Il vaginismo: il corpo si chiude

Non sono neppure infrequenti realtà di donne che, per storia di vita, educazione e altro, presentano una fobia per l'atto sessuale (per esempio vittime di violenze sessuali precoci e taciute). Si può comprendere quante variabili siano in gioco, e nessuna deve essere sottovalutata se si vuole pervenire a un intervento mirato. Il vaginismo è una sindrome psicofisiologica che impedisce il coito, menomando la sessualità femminile e di coppia.

Tutta la muscolatura pelvica, in prossimità del rapporto, si contrae involontariamente.

Mi sento di concordare in pieno con gli autori che parlano del vaginismo anche in termini di "malattia psicosomatica", avendo avuto modo di riscontrarlo più volte nel corso della mia attività professionale.

Il vaginismo può portare alla mancata consumazione dell'unione, per cui la sessualità può contemplare giochi erotici vari, attività masturbatoria e rapporti sessuali di altra e diversa natura rispetto al coito. Non è infrequente che questa sindrome femminile s'integri con un'impotenza secondaria da parte dell'uomo. Si tratta di due disfunzioni sessuali che non possono prescindere da una reciproca funzionalità all'interno di un rapporto di coppia dove il "disagio sessuale" è congiunto a quello "relazionale", ovvero alla relazione che intercorre tra i due partner.

Come intervenire?

A questo punto si rende importante comprendere che cosa è possibile fare da un punto di vista psicologico e sessuologico. Innanzitutto è opportuno illustrare alla donna e al partner, che cosa avviene a livello anatomico a carico dell'area vaginale, tale da indurre contrazioni spastiche involontarie dell'ostio vaginale stesso. Spesso entrambi sono del tutto inconsapevoli di questo meccanismo che limita o impedisce un rapporto sessuale completo (coito).

Tale sintomatologia può presentarsi anche in donne ancora vergini che, temendo il dolore connesso alla deflorazione (rottura dell'imene manuale o per penetrazione), si chiudono a tal punto da non volere alcun rapporto sessuale, pur avendo un partner stabile con cui sono già in essere progetti concreti rispetto a un futuro condiviso. In alcuni casi ho avuto modo di osservare che, pur procedendo chirurgicamente alla rottura dell'imene, la condizione di dolore e l'impossibilità di una penetrazione permanevano, a conferma del fatto che, oltre alla dimensione strettamente fisiologica, sussiste altro che determina il persistere della sintomatologia.

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The day after, Edvard Munch

Dal un punto di vista comportamentale, come hanno insegnato Master e Jhonson, si mostra alla donna e all'uomo come procedere con l'inserimento iniziale di un dito in vagina con regolarità quotidiana e per un tempo progressivamente in aumento, per favorire il processo di dilatazione e il contatto con le proprie parti intime. Non è infrequente che, alcune di queste donne siano state in età puberale poco attratte dalle prime esperienze sessuali con coetanei oltre ad aver praticato poco la masturbazione. Dopo questa prima fase d'inserimento almeno di un dito, si suggerisce di utilizzare dilatatori di dimensioni varie, pratica da effettuarsi in posizione ginecologica, in una condizione di calma e tranquillità, oltre che di privacy.

Nel corso della mia pratica clinica ho avuto modo di constatare che questo approccio, in prima battuta, non è sempre attuabile: ovvero la donna avverte un dolore così forte che non le sfiora neppure la mente l'idea d'inserire un dito e ancor meno un corpo estraneo, pur conoscendo le finalità dell'esercizio.

In queste situazioni è buona cosa tenere in dovuto conto che, spesso, il "dolore alla penetrazione", fino all'impossibilità della stessa, può essere legato a esperienze, vissuti personali, storia soggettiva di vita, dove il sintomo (dolore), può essere espressione di un blocco, di una "disfunzionalità" di coppia, non solo di natura sessuale ma di un evento traumatico, lontano nel tempo e rimosso.

In alcune situazioni, il dolore può essere espressione di un'inconsapevole conflittualità nei confronti dell'uomo, una vera e propria resistenza ad "accogliere dentro di sé" l'Altro, vissuto come dominante e pericoloso.

Per esempio una causa può essere l'avere interiorizzato modelli femminili e maschili, a partire dalla coppia genitoriale in cui sono passate comunicazioni rispetto la sessualità come" qualcosa di sporco, di vergognoso, di pericoloso rispetto a possibili gravidanze indesiderate, piuttosto che un atto dovuto e non una scelta comune e condivisa.

In queste, come in altre situazioni, è necessario aiutare la paziente a modificare questi modelli mentali disfunzionali per fare spazio ad altri più corretti, nel rispetto dei propri valori. Quando il disagio accusato richiede prima una comprensione psicologica del significato di cui è portatore, gli esercizi di desensibilizzazione si possono proporre, ma in una fase successiva. Inoltre la donna (e spesso si tratta di giovani donne) ha bisogno di costruire un rapporto di conoscenza e di confidenza con la propria corporeità prima di poterla condividere.

Da quanto esposto, si evidenzia quanto sia importante sapere che la disfunzione sessuale è trattabile e richiede informazioni precise di ciò che accade a livello anatomico, oltre che sul piano psichico e relazionale.

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Scritto da

Dott.ssa Annalisa Orsenigo

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Commenti 2
  • Maria Rosaria Balzano mariarosariabalzano@libero.it

    Pienamente d'accordo, faccio parte dell 'A VI è avuto in trattamento diversi casi. Dodd Maria Rosaria Balzano

  • Fra Moi

    Tutto chiaro e deducibile quando hai a che fare con una donna con tali condizioni (al di là della suo orientamento sessuale - non solo eterosessuali)