Disturbi dell'alimentazione: psicopatologie aggiuntive

Il disturbo alimentare, spesso, è associato ad altre forme di psicopatologia quali il perfezionismo clinico,la bassa autostima nucleare,i deficit interpersonali e l'intolleranza emozionale.

7 MAG 2020 · Tempo di lettura: min.
Disturbi dell'alimentazione: psicopatologie aggiuntive

Disturbi dell'alimentazione: psicopatologie aggiuntive

Nel manuale DSM-5, testo di rifermento per diagnosi psicopatologica: "I disturbi della nutrizione e dell'alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell'alimentazione o di comportamenti collegati con l'alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale".

L'equipe del Dott. Fairburn presso l'Università di Oxford, ha sviluppato la teoria transdiagnostica (Cooper & Fairburn, 2011; Fairburn, Cooper, e Shafran, 2003) con l'obiettivo di superare le limitazioni derivanti dalla definizione del DSM-5.

Secondo il gruppo di Oxford i diversi disturbi alimentari possono essere raggruppati in un'unica categoria diagnostica, in quanto condividono una psicopatologia comune sottostante: l'eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo dell'alimentazione.

L'insorgenza dei disturbi alimentari deriva da una concomitanza di diversi fattori e si sviluppano in modo insidioso ed impercettibile: attraverso l'analisi della storia del paziente è, spesso, possibile individuare i segnali del disturbo anche molti anni prima l'esordio.

Un fattore determinante è determinato dalle caratteristiche di personalità: timidezza eccessiva, difficoltà interpersonali, ansia, eccessiva sensibilità o emotività. Tali peculiarità personologiche, seppur apparentemente separate dal disturbo dell'alimentazione, favoriscono l'origine,il mantenimento, e addirittura provocano il peggioramento della patologia attraverso lo sviluppo di altre comorbidità.

Gli studi effettuati presso il centro Credo dell'Università di Oxford su pazienti che rispondevano in modo scadente al trattamento cognitivo-comportamentale, hanno individuato quattro forme di psicopatologia esterna che è spesso in comorbidità con il disturbo alimentare:

  • perfezionismo clinico,
  • bassa autostima nucleare,
  • difficolta interpersonali,
  • intolleranza alle emozioni. (1) 

Il perfezionismo clinico

La psicopatologia centrale del perfezionismo clinico consiste in un'eccessiva valutazione del raggiungimento di standard personalmente esigenti in aree di vita valutate importanti, nonostante le conseguenze negative (Shafran et al., 2002).

Nelle persone affette da un disturbo dell'alimentazione, implica una valutazione di sé che dipende dal perseguire standard elevati che la persona si impone in uno o due settori della propria vita, ritenuti molto importanti, come quello del controllo dell'alimentazione, del peso e delle forme corporee (nonostante le conseguenze avverse alle quali vanno incontro).

Solitamente la persona affetta da perfezionismo clinico non è mai soddisfatta dei risultati raggiunti e tende a stabilire nuove mete sempre più elevate, in quanto ciò che ha raggiunto non viene mai ritenuto sufficiente. Se non riescono a raggiungere il massimo delle prestazioni sperimentano un senso di fallimento profondo che influisce negativamente sulla loro autostima.

L'ambizione e la competizione celano un'identità fragile che necessita di continue rassicurazioni e approvazioni da parte degli altri.

Il percorso terapeutico, per riuscire ad intervenire sul perfezionismo clinico, consiste nell'identificare l'eccessiva valutazione dello sforzo per raggiungere degli standard eccessivamente elevati, cercando di aumentare l'importanza di altri domini della vita, quali la famiglia, la scuola, gli amici, una relazione sentimentale, gli hobby ed altro. Ampliando le aree di interesse di vita del soggetto, si crea una forma di compensazione: se si fallisce in un settore ma si raggiungono buoni risultati in un altro, si realizzerà un certo equilibrio nell'autovalutazione.

La bassa autostima nucleare

La bassa autostima nucleare è diffusa tra le adolescenti con disturbo dell'alimentazione e, frequentemente, può essere un campanello d'allarme per lo sviluppo del disturbo. Consiste in una visione negativa del proprio valore personale pervasiva, di lunga durata, indipendente da fattori esterni e non condizionata da prestazioni fallimentari. Questa visione di sé comporta spesso distorsioni cognitive pronunciate, quali la visione negativa del futuro e la convinzione dell'impossibilità a cambiare, che potrebbero portare allo sviluppo di una depressione clinica.

La bassa autostima nucleare, coesistente con un disturbo alimentare, determina due serie di processi che ostacolano il trattamento: le persone pensano di essere incapaci di guarire; si sforzano di controllare peso, forme corporee e alimentazione per ridurre il loro senso di mancanza di valore.

Le strategie terapeutiche consigliate per affrontare questa psicopatologia consistono nell'offrire un'educazione personalizzata dei meccanismi di mantenimento nell'affrontare i meccanismi cognitivi e nell'esplorazione dell'origine della bassa autostima nucleare per aiutare i pazienti a rivalutare il proprio passato, modificando la visione del loro valore personale.

Le difficolta interpersonali

Le difficoltà interpersonali marcate sono comuni nelle persone con disturbo dell'alimentazione, ma spesso si risolvono a pari passo con il miglioramento della patologia. Appare, quindi, necessario valutare approfonditamente se i deficit interpersonali rappresentano un forte fattore di mantenimento, riducendo l'adesione al trattamento.

I pazienti con difficoltà interpersonali mostrano una mancanza di flessibilità rispetto al contesto e palesano stili di pensiero e comportamento rigidi, nonostante cambino gli ambiti e le situazioni che si trovano ad affrontare. Appaiono socialmente inadatte, ipersensibili e pur desiderando rapporti sociali, li evitano per paura della disapprovazione sociale e del rifiuto da parte delle altre persone. I rapporti con gli altri, quindi, comportano difficoltà, forte disagio e profonda sofferenza.

Secondo alcuni autori alla base di questo comportamento ci sarebbero tre schemi fondamentali:

  1. la credenza secondo cui è impossibile piacere agli altri;
  2. la credenza di essere privo di valore e di meriti e di conseguenza non degno dell'attenzione degli altri;
  3. la credenza di essere diverso, anche fisicamente, dagli altri o comunque non desiderabile.

Il trattamento consiste nel rendere consapevole il paziente delle difficoltà interpersonali, sviluppando in maniera collaborativa delle strategie per affrontarle, supportandolo nella gestione delle situazioni conflittuali, contrastando l'isolamento sociale e il deficit del funzionamento interpersonale.

L'intolleranza alle emozioni

L'intolleranza alle emozioni è una psicopatologia che può coesistere con il disturbo alimentare, sebbene sia specifica di vari disturbi di personalità. Questa patologia ha due caratteristiche: l'ipersensibilità agli stati emotivi intensi, caratterizzata dall'incapacità di accettarli e di gestirli in modo appropriato; l'adozione di comportamenti disfunzionali di modulazione delle emozioni (autolesionismo, dipendenza da sostanze, ecc).

L'intolleranza emozionale delle persone affette da un disturbo alimentare dipende sia dalla difficoltà a riconoscere i propri stati interni, con una confusione nell'elaborazione delle emozioni sia degli stati psicofisiologici quali fame, sazietà, senso di vuoto, ed è aggravata dalla tendenza a modulare le emozioni attraverso l'abbuffata, il vomito autoindotto e l'esercizio fisico eccessivo.

Il trattamento consiste nel valutare se la paziente riporta un'associazione ricorrente tra cambiamenti emotivi ed alcune espressioni comportamentali del disturbo dell'alimentazione. Successivamente si adottano le tecniche per affrontare l'intolleranza alle emozioni, fornendo una educazione personalizzata e aiutando i pazienti a comprendere i meccanismi coinvolti nell'intolleranza emozionale.

L'obiettivo terapeutico consiste nell'adozione di uno stile di vita salutare, operando dei cambiamenti radicali di vita ( adottare una sana alimentazione, effettuare esercizio fisico salutare e impegnarsi in lavori o attività gratificanti)

Concludendo, nella cura di queste patologie così complesse e invasive, è essenziale, secondo il modello della terapia cognitivo comportamentale transdiagnostica, aiutare i pazienti a sviluppare uno schema di autovalutazione di sé più articolato e non dipendente dal peso, dalla forma del corpo e dal controllo dell'alimentazione. (2)

(1) Manuale di Terapia Cognitivo Comportamentale dei Disturbi dell'Alimentazione nell'adolescenza ( CBT-Ea) 2018 Positive Press

(2) Manuale di Terapia Cognitivo Comportamentale dei Disturbi dell'Alimentazione nell'adolescenza ( CBT-Ea) 2018 Positive Press

Scritto da

Dottoressa Ornella Pastrengo

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