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Disturbi del sonno

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

​Quando una persona non riesce a trarre beneficio dal proprio sonno perché dorme troppo poco oppure dorme male e quando questa situazione perdura, creando disagio, si può parlare d'insonnia.

10 MAR 2017 · Tempo di lettura: min.
Disturbi del sonno

Quando una persona non riesce a trarre beneficio dal proprio sonno perché dorme troppo poco oppure dorme male e quando questa situazione perdura, creando disagio, si può parlare d'insonnia. Le ore di riposo e la qualità del sonno sono caratteristiche molto soggettive, che cambiano da persona a persona e possono subire un'evoluzione in relazione all'età o per l'influenza di fattori ambientali e sociali. Dormire poche ore non è, di per sé, un problema: non esiste una regola assoluta, ciascuno dorme in base alle proprie necessità; ma se una persona non riesce a dormire per un tempo corrispondente al suo fabbisogno, questo inciderà sulla sua attività quotidiana, sull'umore e sulla qualità della vita.

Pochissime sono le persone che non hanno avuto esperienza diretta di una o più notti trascorse insonni. I fattori che possono alterare la qualità e la quantità del sonno sono numerosissimi, di natura individuale, sociale e lavorativa e si combinano tra loro nei modi più diversi. Il sonno è un momento essenziale di riposo e di benessere: favorisce, infatti, tutti i processi di rigenerazione e crescita e permette di fissare nella memoria le esperienze fatte durante la veglia.

L'insonnia fa parte delle dissonnie, disturbi dovuti ad alterazioni di ritmo, quantità e qualità del sonno, così come le apnee notturne e le ipersonnie (narcolessia).

Un altro gruppo di disturbi del sonno è quello delle parasonnie, caratterizzate dalla presenza d'eventi anomali e indesiderati nel corso del sonno, o nelle fasi di passaggio tra la veglia ed il sonno. Sono parasonnie il sonnambulismo, il sonniloquio (parlare durante il sonno), gli incubi, l'enuresi (minzione involontaria), il bruxismo (digrignare i denti), la sindrome delle gambe senza riposo (movimenti involontari delle gambe, che disturbano l'addormentamento).

L'insonnia si può presentare in tanti modi diversi, ecco perché clinicamente viene classificata tenendo conto di almeno tre parametri: la sua durata, le possibili cause e la tipologia.

La durata dell'insonnia è molto variabile e può subire modificazioni nel corso della vita di uno stesso individuo. Può esserci insonnia occasionale, persistente (più di un mese) o cronica (anni). Per quanto riguarda le cause dell'insonnia, si distinguono l'insonnia primaria (il paziente è sano e non ci sono cause apparenti che giustifichino il disturbo) e l'insonnia secondaria (l'insonnia è legata ad altre malattie fisiche o altri problemi psicologici, come la depressione). Occorre distinguere l'insonnia iniziale (il paziente fa fatica ad addormentarsi), quella centrale (caratterizzata da frequenti e sostenuti risvegli durante la notte) e quella tardiva (caratterizzata da risveglio mattutino precoce). Esiste anche un'insonnia soggettiva, ovvero la percezione di dormire poco e male, nonostante i dati oggettivi dimostrino il contrario e la persona dorma più o meno regolarmente.

Da distinguere infine è la cosiddetta sindrome da deprivazione di sonno che, pur non essendo clinicamente distinguibile dall'insonnia primaria, è caratterizzata da un'eccessiva sonnolenza diurna e tendenza all'addormentamento ed è legata ad un debito cronico di sonno che viene patologicamente ad instaurarsi per obblighi familiari e professionali o per abitudini di vita scorrette.

Negli ultimi venti anni sono state elaborate e sperimentate strategie ad orientamento cognitivo-comportamentale per la cura dell'insonnia. In particolare, sono stati messi a punto dei modelli di intervento psicologico che hanno dimostrato una buona efficacia clinica e sono risultati superiori ai farmaci ipnotici di ultima generazione.

Scritto da

Dott. Flaviano Canfora

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