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Disturbi alimentari e sintomi contemporanei

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

In molti paesi occidentali, i disturbi dell'alimentazione vengono studiati all'interno dei cosiddetti "Nuovi Sintomi"

13 MAG 2015 · Tempo di lettura: min.
Disturbi alimentari e sintomi contemporanei

Il termine Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) comprende un insieme complesso ed eterogeneo di condotte alimentari patologiche, tra cui in particolar modo l'anoressia nervosa, la bulimia nervosa e la cosiddetta sindrome del Binge Eating Desorder (BED), la quale ha ricevuto una precisazione diagnostica solo in questi ultimi decenni.

Tra le affezioni psichiatriche e psicologiche della nostra epoca, i Disturbi del Comportamento Alimentare hanno assunto negli ultimi anni un rilievo clinico e sociale di dimensioni preoccupanti. Secondo le più attuali osservazioni epidemiologiche (Speranza A. M., 1998), infatti, nel mondo occidentale i disordini del comportamento alimentare sarebbero in considerevole e costante aumento, una vera e propria emergenza di salute mentale per gli effetti devastanti che hanno sulla salute e sulla vita soprattutto di adolescenti e giovani adulti.

In molti paesi occidentali, i disturbi dell'alimentazione vengono studiati all'interno dei cosiddetti "nuovi sintomi", che comprendono, oltre la bulimia, l'anoressia e l'obesità, le dipendenze, le nuove depressioni, gli attacchi di panico, e ancora altre forme di sofferenza. I nuovi sintomi, per quanto possano sembrare a prima vista riconducibili a disturbi già noti nella psichiatria classica, sono da considerarsi non soltanto la manifestazione di un grave disagio, ma anche una modalità peculiare di espressione del soggetto contemporaneo.

Grando chiama queste nuove forme di sintomo, nuove schiavitù in quanto il soggetto dipende da una sostanza reale (cibo, droga, alcool) che diventa il padrone. Sono gli oggetti a comandare il soggetto generando una forma adulta di autismo (Grosso L., 1997). Infatti nel caso dell'anoressia-bulimia, le estenuanti misure di controllo nella assunzione del cibo, l'avvilente ricorso al vomito, la disperata attività fisica, l'impellenza delle abbuffate ci mostrano in modo inequivocabile una perdita di libertà (Grando G., 1999).

Inoltre l'esercizio della rinuncia, il dominio della volontà sul corpo vivente finisce per autonomizzarsi rispetto al soggetto (Recalcati M., 2002). Dipendere da un oggetto permette di eliminare la nostra dipendenza strutturale dalle altre persone: l'oggetto di cui si gode non rappresenta uno scambio simbolico ma è un oggetto che il mercato mette a disposizione per il consumo (Recalcati M., 2002).

In sintesi, le nuove dipendenze sono caratterizzate e accomunate dal godimento solitario del soggetto e sono in stretta relazione con esso: o sono pratiche da cui trarre piacere come le tossicomanie, la bulimia, l'obesità e tante altre, oppure si tratta di chiusure narcisistiche del soggetto che producono un ristagno del godimento nel corpo (anoressia,depressione..).

Questo perché è cambiato l'imperativo che il Super-Io sociale sostiene: ai tempi di Freud, esso imponeva la rinuncia pulsionale mentre quello contemporaneo sembra spingere al godimento (Cosenza D., Recalcati M., Villa A., 2006). Al padre padrone che mortificava qualsiasi godimento, si è sostituito il padre capitalista che ordina il godimento a tutti i costi (Monselesan A., 1999). Oggi l'imperativo dominante della nostra civiltà non è "rinuncia" ma "godi" , nel senso d un totale soddisfacimento, immediato e diretto (Guercioni P., Nicastri C., 2009). Jacques Lacan introducendo "Il discorso del capitalista" (in Del discorso psicoanalitico del '72), che si pone come quinto discorso rispetto al discorso dell'Isterica, dell'Analista, del Padrone, dell'Università, afferma che in esso troviamo l'atteggiamento della società postcapitalista, che è una deformazione del "discorso del padrone".

Il suo tratto distintivo è la soppressione della dimensione della mancanza (Recalcati M., 1997). Attraverso l'offerta maniacale e il mito del suo consumo possibile, la logica capitalista tende all'otturazione della mancanza. Ma in realtà la mancanza, essendo mancanza a essere del soggetto e non dell'oggetto, non può essere saturata con l'offerta e il consumo illimitato dell'oggetto. La "mancanza a essere" dell'individuo è uno degli insegnamenti fondamentali della clinica di Lacan, principio secondo il quale il soggetto è strutturalmente mancante e proprio per questo "desiderante", di un desiderio soggettivato, individuale, unico, che unicamente si esprime nell'incontro con l'Altro e nel desiderio di mancare all'Altro, di essere significato in quanto soggetto particolare.

Poiché "mancanza a essere", il desiderio non può essere mai del tutto soddisfatto, permettendone la continuità e l'inesauribilità, non può essere ridotto a desiderio di qualcosa, di un oggetto, ma domanda il segno del desiderio dell'Altro.

L'inganno di fondo del discorso del capitalista è rinnovare la mancanza nel soggetto, che però non è mancanza a essere, ma mancanza dell'oggetto, alla quale il potere del mercato apporta rimedio attraverso l'offerta illimitata dell'oggetto di consumo, anche se niente deve essere veramente soddisfacente ma tutto deve potersi logorare il più rapidamente possibile per permettere alla macchina produttiva di sfornare continuamente nuovi oggetti di consumo (Recalcati M., 1997). La bulimia e l'obesità mostrano in modo inquietante questo primato dell'oggetto di consumo.

Mangiare tutto, vivere per mangiare, per consumare, senza però mai raggiungere un senso genuino di sazietà è in effetti la condizione di fondo del cosiddetto soggetto postmoderno (Guercioni P., Nicastri C., 2009).

La sofferenza nella bulimia e nell'obesità si nota nel riempire un vuoto che non si estingue mai, nell'anoressica invece si vede nell'incarnazione di questo vuoto, di cui ella stessa gode e nella misura in cui c'è un godimento assoluto, questo vuoto rappresenta più un pieno che un vuoto (Guercioni P., Nicastri C., 2009).

Il corpo vuoto dell'anoressica non ospita la mancanza ma è un vuoto che in realtà è un pieno di godimento (Recalcati M., 2010).

Il godimento anoressico è in effetti godimento del vuoto, dello spegnimento della passioni, godimento della privazione, godimento dell'annullamento di ogni godimento. Il rifiuto diviene nell'anoressia una modalità di godimento (Cosenza D., 2008), un circuito libidico non in perdita, dunque fuori discorso, che assorbe totalmente il soggetto, e che presenta non poche affinità con il godimento tossicomanico. La dimensione del godimento è l'epicentro dell'anoressia-bulimia e dell'obesità. Godimento della privazione, della rinuncia nell'anoressia e godimento sregolato, insaziabile, nella bulimia e nell'obesità (Castrillejo M., 2010).

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