Distorta percezione dei genitali interni come concausa del vaginismo

Il vaginismo è un disturbo più diffuso di quanto si creda, anche se, la comprensibile riservatezza che le coppie che incontrano questa difficoltà hanno, lo rende una patologia sommersa.

10 FEB 2015 · Tempo di lettura: min.

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Distorta percezione dei genitali interni come concausa del vaginismo

Rappresentazione dello spazio corporeo interno

Mentre nella formazione dell'immagine corporea, parte rilevante è costituita dallo "spazio interiore", nella formazione dell'immagine del Sé, intervengono sia fattori percettivi in senso stretto (quali le sensazioni provenienti, con varie modalità, dagli organi di senso) sia fattori emotivi che immaginativi, dipendenti dal vissuto personale e dal contesto ambientale.

L'intervento dei diversi fattori è strettamente correlato con l'oggetto della conoscenza: vale a dire, tanto più l'oggetto è aggredibile con gli organi di senso, tanto meno sarà necessario l'intervento immaginativo e viceversa (Fabbrini, Melucci, 1980).

Volendo esemplificare, il fatto che si riesca a vedere la conformazione della propria mano poco stimola la fantasia al fine di ricercarne la forma; viceversa, il proprio cuore si può solo immaginare, essendo esso escluso dalle proprie percezioni sensoriali.

Rappresentazione dello spazio genitale interno femminile, dall'infanzia all'adolescenza

Nella formazione dell'immagine corporea, un ruolo rilevante viene rivestito dagli organi genitali, sia perché essi concorrono a svolgere una funzione "classificatoria" per definire l'appartenenza ad un sesso, sia perché tale processo sembra seguire percorsi diversi nella donna rispetto all'uomo.

La bambina rimane con una maggiore incertezza rispetto all'immagine del proprio corpo e alla conoscenza delle sue funzioni in confronto al bambino, a causa della particolare conformazione anatomica dei suoi genitali che le rendono meno agevole l'osservazione e la sperimentazione del proprio corpo e delle sue reazioni.

La mancata percezione visiva impedisce alla bambina di formarsi una stabile rappresentazione dei propri genitali presentando, quindi, un bisogno molto più urgente e manifesto rispetto al maschio di formare un'immagine dei suoi genitali interni (Amman-Gainotti M. e Tambelli R. 1978).

Circa l'importanza della vagina nello sviluppo di un'immagine interiore, pur riconoscendo a Freud il merito di avere per primo rivalutato la sessualità, egli si era fermato ad una concezione della sessualità femminile segnata essenzialmente dalla mancanza di un organo e dalla mancanza di pulsioni sessuali originarie.

In contrasto con questa tesi, E. Erikson (1968) sosteneva l'esistenza nella donna di uno spazio corporale interno destinato ad essere produttivo, destinato a portare in grembo la progenie. Questa tesi sembra anch'essa riduttiva, in quanto non contempla l'importanza dei genitali femminili per gli aspetti ludici della sessualità.

Riprendendo il concetto dell'influenza dell'azione educativa nella formazione dell'immagine interiore, "spesso tutto ciò che è connesso con la vagina – la consapevolezza della sua esistenza, le sensazioni vaginali e gli impulsi istintuali – cede all'implacabile rimozione; viene così concepita l'idea, poi mantenuta a lungo, che la vagina non esista, idea che nello stesso tempo determina la preferenza della bambina per il ruolo sessuale maschile.

Tutte queste considerazioni sembrano favorire in maniera decisiva l'ipotesi che, dietro la mancata scoperta della vagina, stia la negazione della sua esistenza (K. Horney, 1973).

Il primo significativo mutamento dell'immagine corporea, e quindi degli aspetti fisici interiori, interviene nell'adolescenza. Ciò avviene sia in dipendenza della crescita corporea, sia in rapporto all'incremento degli impulsi sessuali, che alle interazioni ambientali.

Kestenberg (1961) sostiene che il menarca è l'evento che ridefinisce l'immagine di uno spazio genitale interno come elemento organizzatore dell'identità femminile, in quanto costringe ad una presa di coscienza degli organi fino ad allora conosciuti parzialmente o dimenticati.

Questo importante avvenimento è perciò denso d'emozioni e porta con sé notevoli significati, in gran parte poco consapevoli. Ancora una volta la ridefinizione dell'immagine interiore femminile sarà influenzata da operazioni prevalentemente immaginative, specificamente in relazione al rapporto con i coetanei, con gli educatori, con i genitori e con il vissuto personale.

Educatori e genitori limitano il loro intervento ad informazioni ammantate di valenze pseudo-tecniche o scientifiche e generalmente inerenti all'aspetto procreativo.

Questa impostazione del problema potrebbe essere una modalità interattiva selezionata dell'educatore per "abbassare" il proprio livello emotivo; parallelamente, affermando la funzione procreativa degli organi sessuali e negando ad essi (o sconfessando) ogni valenza emozionale, viene "abbassato" il livello emotivo della ragazza. In alcuni casi, una siffatta situazione potrebbe però influenzare, alterandolo, il processo di costruzione o ricostruzione dell'immagine corporea relativa ai propri genitali.

Il sesso come fonte di piacere, non viene allora narrato o meglio viene "narrato" dai coetanei, e spesso soltanto da loro.

Pertanto la ridefinizione dello spazio interno sessuale viene operata ancora una volta attraverso informazioni parziali, settoriali e distorcenti, che lasciano o creano ampi spazi per ulteriori fantasie.

La vagina, perciò, già "mancante" nell'età pre-menarca, a stento trova ora una sua identità, spesso come "buco nero" o "canale del parto".

In definitiva si può ipotizzare che tali aspetti concorrano per l'instaurarsi della sindrome vaginismica.

Il vaginismo: definizione e sintomatologia

Nel DSM-IV, il vaginismo è classificato tra i disturbi da dolore sessuale ed è definito come "ricorrente o persistente spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina, che interferisce con il rapporto sessuale;….l'anomalia non è meglio attribuibile ad un altro disturbo in Asse I e non è dovuta esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale".

"Il vaginismo è dovuto ad uno spasmo involontario dei muscoli che circondano l'ostio vaginale, segnatamente dello sfintere della vagina e del muscolo elevatore dell'ano, che si verifica ogni volta che si cerca di introdurre un oggetto nella vagina" (H.S. Kaplan, 1986).

La contrazione spastica di suddetti muscoli è un riflesso condizionato, generalmente doloroso, provocato da un tentativo reale, o soltanto immaginato, di penetrazione vaginale mediante pene, tampone, dita, od altro.

Tale contrazione rende il coito impossibile.

Nel corredo sintomatologico di queste pazienti si può spesso rilevare ansia intensa, angoscia e rabbia in relazione a tentativi di rapporto, e, parimenti, senso d'inadeguatezza; talora, la donna può sentirsi umiliata, spaventata o frustata in seguito a tentativi falliti: trattasi tuttavia di sintomi che conseguono il vaginismo, contribuiscono a rinforzarne il quadro clinico, ma non ne sono la causa. Il vaginismo è in genere una disfunzione primaria. Può tuttavia svilupparsi come problema secondario in seguito ad un trauma vaginale, come un'episiotomia mal riparata o infezioni vaginali ricorrenti, quando, insomma, la penetrazione vaginale può essere dolorosa.

Eziopatogenesi del vaginismo

Per vaginismo s'intende un quadro di ricorrenti e persistenti spasmi involontari della muscolatura perivaginale che rendono difficile o impossibile la penetrazione.

Diverse possono essere le storie individuali che conducono al vaginismo, in primis una reale esperienza dolorosa sperimentata durante i primi tentativi di rapporto.

H. S. Kaplan sostiene che "qualunque stimolo negativo, associato all'atto sessuale o alla penetrazione vaginale possa essere responsabile dell'acquisizione di questa reazione, a prescindere dal fatto che la contingenza negativa sia reale o immaginata, e a prescindere dal fatto che la paziente ne sia o meno consapevole".

L'alterata rappresentazione dello spazio genitale interno come ulteriore fattore etiopatogenetico del vaginismo

La letteratura (Fenelli, Volpe, 1994) fornisce interessanti elementi per ipotizzare che alla base del vaginismo vi sia una notevole dissonanza fra la rappresentazione dello spazio genitale interno ed i genitali stessi. Sarebbe questa dissonanza a consentire il riflesso condizionato della contrazione spastica vaginale in conseguenza di uno stimolo specifico (tentativo di penetrazione).

In primo luogo, sono di facile riscontro clinico donne vaginismiche che attribuiscono esplicitamente ai propri genitali dimensioni vaghe, confuse, comunque sicuramente inferiori a quelle reali.

In secondo luogo, la notevole varietà delle cause psichiche fa pensare – quale unico canale attraverso cui pervenire alla sindrome vaginismica – alla distorta o alterata rappresentazione mentale dei propri genitali e della vagina in particolare.

In terzo luogo, durante lo sviluppo psichico della bambina, dapprima la vagina sembra essere il principale organo-bersaglio della rimozione di un apparato portatore di tabù sociali radicati; successivamente, dal menarca in poi, alla rimozione subentra una ridefinizione della vagina, distorta e comunque tendente ad assegnare un ruolo esclusivamente procreativo allo spazio interiore; escludendo con ciò, ovviamente, ancora una volta la vagina dal novero degli organi importanti.

Oggi sappiamo che le donne vaginismiche hanno una rappresentazione dei propri genitali molto diversa dal loro aspetto somatico. La vagina è sempre rappresentata come angusta, stretta e spesso inaccessibile (Simonelli e Fabrizi, 1996; Fenelli e Volpi, 1994).

Dalle ricerche cliniche (Algini, Del Miglio, Nenci, 1988) sembra, infatti, emergere un dato particolare: la rappresentazione dei genitali in un gruppo di donne vaginismiche mostra caratteristiche simili e molto peculiari, cosa che non è riscontrabile in gruppi di donne con altri disturbi sessuali o che non riferiscono disturbi (Hawton, Gath, Day, 1994).

Le caratteristiche riscontrate sono disegni parziali ed incompleti, dimensioni piccole, pressoché totale assenza degli organi interni.

Ciò comporta la necessità di potenti ristrutturazioni cognitive e interventi educativi.

Conclusioni

Sembra che le cause remote del vaginismo "siano molteplici e possano comprendere uno o più fattori determinanti, se essi provocano paura o dolore in relazione al coito" (H. S. Kaplan).

Tra i fattori molteplici che possono essere determinanti nella formazione del disturbo potremmo quindi, a fronte di quanto esplicitato, considerare anche la distorta percezione dello spazio genitale interno.

Dr. M. Forti Psicologo – Psicoterapeuta – Sessuologo

Dr.ssa M. De Angelis Psicologa – Psicoterapeuta - Sessuologa

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Scritto da

Studio di Psicologia - Psicoterapia - Sessuologia

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