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Distimia: la tristezza cronica

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Come distinguere la distimia dal disturbo depressivo maggiore?

9 SET 2019 · Tempo di lettura: min.
Distimia: la tristezza cronica

La distimia è un disturbo depressivo che consiste in una sensazione di sconforto mantenuta nel tempo. Potremmo, in altre parole, definirla come una sorta di malinconia e di tristezza cronica. La persona presenta sintomi depressivi, meno intensi e cronici.

Cos'è la distimia e quali sono i suoi sintomi?

La persona con distimia è cronicamente di umore basso nel corso della sua vita. I sintomi che presenta la persona interessata sono i seguenti:

  • umore depresso per la maggior parte della giornata, presente nella maggior parte dei giorni, per un minimo di due anni;
  • presenza di due o più dei seguenti sintomi:
    • basso appetito o sovralimentazione;
    • insonnia o ipersonnia;
    • poca energia o affaticamento;
    • bassa autostima;
    • mancanza di concentrazione o difficoltà nel prendere decisioni;
    • sentimenti di disperazione.
  • durante il periodo di due anni dall'alterazione, la persona interessata non è mai stata libera da questi sintomi per più di due mesi consecutivi.

Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), la distimia è chiamata disturbo depressivo persistente ed è racchiusa nel gruppo dei disturbi depressivi classificati sulla base di sintomi specifici.

In che modo la distimia si differenzia dalla depressione maggiore?

Sia la depressione maggiore che la distimia sono disturbi dell'umore, e i sintomi possono sembrare uguali quando entrambi sono presenti, ma ci sono dele differenze che vanno prese in considerazione quando affrontiamo ciascuno di questi disturbi.

Per quanto riguarda la durata, la distimia è cronica, molto spesso presente nel corso della vita della persona e, in caso di assenza dei sintomi, questa situazione non dura più di due mesi di seguito. La depressione, invece, si verifica tramite episodi e la sua insorgenza è improvvisa.

Nel caso della distimia, la vita della persona non è così gravemente compromessa come nel caso della persona che soffre di disturbo depressivo maggiore poiché la tristezza non è così intensa, con uno stato di mancanza di speranza che si mantiene nel tempo. Nella persona che ha il disturbo depressivo maggiore i sentimenti di colpevolezza, inutilità e autostima gravemente compromessa fanno che tutti gli aspetti della vita della persona siano profondamente alterati.

Una differenza fondamentale tra questi due disturbi è la presenza di idee suicide. Nella distimia, sebbene compaiano pensieri sulla morte, non sono presenti idee sul suicidio.

Come si possono migliorare i sintomi?

Per migliorare i sintomi della distimia possiamo ricorrere al trattamento farmacologico e alla psicoterapia. Quest'ultima è solitamente focalizzato su un approccio cognitivo-comportamentale.

A livello psicologico la terapia si concentra su diversi aspetti, in primo luogo nel far capire alla persona distimica qual è il suo problema e le opzioni di trattamento esistenti. È importante insegnare alla persona a gestire l'ansia, per la quale può essere utile eseguire tecniche di rilassamento e concentrazione.

A livello cognitivo, è fondamentale l'identificazione dei pensieri disfunzionali che portano ad un peggioramento dell'autostima e che possono causare alti livelli di frustrazione, oltre che cronificare il problema.

Dall'altro lato è possibile agire a livello comportamentale, incoraggiando la realizzazione di attività e l'affronto di processi decisionali importanto, che a causa di questo problema potrebbero essere stati rinviati nel tempo. Per questo, è particolarmente importante riprendere le attività ricreative preferite della persona, il che aiuta anche a migliorare l'autostima.

Allo stesso modo, è incoraggiato l'aumento dell'interazione sociale melle persone con distimia, poiché è comune che il disturbo induca la persona a isolarsi.

Infine, una volta ottenuto il miglioramento della condizione, al paziente viene insegnato a prendere le misure appropriate quando compaiono pensieri disfunzionali, che hanno già imparato a identificare in precedenza, con l'obiettivo di evitare possibili ricadute.

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