Dissapori, inciampi, terremoti nella propria vita: che farsene?

Che cosa ce ne facciamo di una condizione esistenziale di smarrimento? Quale strada si può intraprendere per saperne qualcosa di ciò che ci succede?

9 AGO 2022 · Tempo di lettura: min.

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Dissapori, inciampi, terremoti nella propria vita: che farsene?

Succede che nella propria vita qualcosa vacilli, ciò che ha tenuto bene insieme tutto fino a quel momento lì, si strappa. Il tessuto simbolico e immaginario sul quale si costruisce la realtà di ognuno si strappa e irrompe una lacerazione, si avverte l'effetto di un terremoto

Insomma, niente è più come prima. Si potrebbero portare molti esempi, ma certamente ognuno di noi potrà rintracciare un vacillamento che si è prodotto nella propria vita che lo ha lasciato disorientato, un dissapore dell'Io che lascia la bocca amara.

Che cosa ce ne facciamo di questa condizione esistenziale di smarrimento?

Cosa produce dei dissapori dell'Io, che ci fa mal sopportare le mancanze dell'Altro? Come si può decifrare come ciascuno si situa rispetto al discorso dell'Altro? E se restringiamo il campo sempre di più, come il soggetto si situa rispetto ai propri legami e alle proprie relazioni?

Non è facile poterne sapere qualcosa della propria posizione di enunciazione, e cioè di come ci si situa rispetto all'altro poiché la posizione da cui si parla e ciò che si dice non coincidono. Gli esempi potrebbero essere infiniti…

Dunque saperne della posizione da cui si parla può rivelare delle sorprese inedite. È ciò che può prodursi nel corso di un'analisi. L'Io non è padrone in casa propria, diceva Freud, e con la sua scoperta dell'inconscio inventa la psicoanalisi.

Va precisato che vi sono dei luoghi comuni e delle costruzioni immaginifiche che creano un'idea diffusa rispetto all'inconscio come un luogo buio, misterioso, una specie di pozzo o cantina dove sono ammassati ricordi sommersi.

Quale inconscio per Freud?

Ma non è questa la scoperta dell'inconscio per Freud. Per Freud l'inconscio è di un'altra stoffa. In Psicologia delle masse e analisi dell'Io, nel 1921, Freud scrive :

"Quando un malato che non si dimostrava arrendevole veniva redarguito con le parole 'Ma cosa fa? Voi vi contro suggestionate!', mi dicevo che questa era una palese ingiustizia e un atto di violenza. Se si tentava di soggiogarlo con la suggestione, l'uomo aveva certamente il diritto di contro suggestionarsi".

Dunque Freud mette in rilievo che la posizione del curante è importante che non abbia di mira la suggestione ma che piuttosto crei uno spazio che faccia posto al soggetto, soggetto dell'inconscio, che lo lasci parlare e non gli chiuda la bocca.

L'inconscio che Freud ha scoperto , è fatto innanzi tutto di parole, parole che si inanellano fra di loro, che si possono ascoltare.

È proprio così che Freud inventa l'inconscio, ascoltando le parole dei pazienti. Freud, rinunciando alla posizione di chi sa - si sottomette alla parola delle e dei suoi pazienti che emerge, nel racconto dei sintomi di cui si lamentano e che li affliggono, e si accorge così che i sintomi stessi sono portatori di un sapere.

Lasciar parlare quei sintomi non solo ha effetti terapeutici, a volte con la remissione del sintomo stesso, ma, là dove si interroga quello che si presenta come un sapere evidente, ne emerge un altro che non era conosciuto, di cui non se ne sapeva nulla, ma che comunque generava un lavorio e aveva una sua incidenza.

Freud ha reperito l'inconscio negli inciampi della parola: lapsus, dimenticanze, motti di spirito, e nel sogno che si legge come un rebus . Nei lapsus, negli atti mancati, si produce il soggetto nell'istante del desiderio inconscio e delle pulsioni rigettate.

Lacan aggiungerà facendo riferimento alla linguistica che il soggetto dell'inconscio è rappresentato da un significante per un altro significante. È una dimensione di parola che non si controlla, parla da sé, e ha a che fare con l'autenticità del desiderio inconscio di cui non se ne sa nulla sul piano dell'Io. Se sul piano dell'Io è è ciò che si dice, è l'enunciato, è invece nell'inconscio che si produce la posizione da cui si parla, la posizione dell'enunciazione.

Per l'analista si tratta innanzi tutto di tendere l'orecchio alla chiamata perché l'inconscio si apra.

È solo con un ascolto attento alle parole dell'analizzante che un analista, senza la pretesa di sapere la verità su quel soggetto lì, può spendersi affinché l'inconscio si apra.

Al tempo stesso, se l'analista non si precipita a saturare con un sapere e un'interpretazione con l'idea che così si possono rimettere a posto le cose, mettendo a tacere il sintomo, l'attimo di tale apertura porta alla luce un sapere del soggetto a lui stesso sconosciuto, un sapere che lo sorprende e che si metterà al lavoro producendo, per esempio, un sogno, un ricordo, un lapsus, una dimenticanza, quelle che si chiamano formazioni dell'inconscio che costituiscono la trama di una storia che il soggetto riscrive lungo l'esperienza analitica. Niente pozzo, né cantina, forse un battito di ciglio che si apre e si chiude.

Ci si potrebbe chiedere: perché è un movimento così aleatorio?

Per il semplice fatto che non sempre si vuole sapere ciò che in quella trama s'intesse, ovvero l'impossibile, l'indicibile, l'insopportabile che la tessitura di parole veicola. Lacan dirà che il reale, come uno dei tre registri insieme al simbolico e all'immaginario che annodano l'esperienza di ogni essere umano , (da lui chiamato parlessere proprio per rendere conto della indissolubile dimensione del linguaggio che ci riguarda come umani), ha a che fare con la pulsione che, proprio perché di tessitura si tratta, appare nei buchi della stessa, nelle rotture, negli strappi, nei bordi e negli orli sfilacciati. Si può pensare all''inconscio, infatti, come un bordo che si dilata e si restringe, si apre e si chiude. Intorno a questo bordo che è l'inconscio, intorno a questa pulsazione vibra, dunque, l'incontro delle parole con il corpo.

Mary Nicotra

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Scritto da

Dott.ssa Mary Nicotra

Bibliografia

  • S.Freud, Psicologia delle masse e analisi dell'Io (1921) in Opere, Torino, Bollati Borighieri, Torino 1975
  • S.Freud, L'interpretazione dei Sogni (1899) in Opere, Torino, Bollati Borighieri, 1966
  • J.Lacan,, Funzione e campo della parola e del linguaggio, in Scritti, vol. 1, Torino, Einaudi,1974
  • J.Lacan, L'istanza della lettera dell'inconscio o la ragione dopo Freud,, in Scritti, vol. 1, Torino, Einaudi,1974

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