Dislessia

Ormai si parla spesso di dislessia, quindi sappiamo quasi tutti che è un disturbo della lettura, che risulta scadente per velocità e numero di errori. Ma cerchiamo di essere più precisi...

25 OTT 2018 · Tempo di lettura: min.
Dislessia

Quasi tutti sanno che un bambino dislessico ha grosse difficoltà di lettura, perché è molto lento e compie numerosi errori. Ma cerchiamo di approfondire.

Qual è la differenza tra un bambino lento nella lettura e un bambino dislessico? Molto semplice. Se prendiamo cento bambini, ce ne sono oltre 90, anche 95, che leggono più velocemente e con meno errori di un bambino dislessico. Mentre un bambino lento può avere diversi compagni della sua classe più o meno al suo livello. Direi quindi che è difficile sbagliarsi.

Ma a che velocità legge il nostro dislessico? Perché attenzione! Non è che non legga (salvo casi gravissimi, al primo anno di scuola primaria). Il nostro bambino legge, però sillabando, ovvero spezza la parola in sillabe, e, purtroppo per lui, sembra avere enormi difficoltà a velocizzarsi anche con parole semplici.

Ma come misuriamo il suo ritmo, e sopratutto i suoi progressi? Da molto tempo si usa la misura della velocità in sillabe al secondo. Quindi qual è la differenza di velocità con i cosiddetti normo-lettori, visto che la velocità aumenta man mano che con l'età?

Allora, tipicamente il dislessico "viaggia" ad una velocità che è ben tre volte più lenta degli altri. Quindi se in una classe quasi tutti i bambini leggono a tre sillabe al secondo, il dislessico tipicamente sta su una sola sillaba al secondo, o addirittura meno. E gli errori? Bene, anch'essi sono molto più numerosi, tuttavia ci sono bambini che, pur lenti, sono abbastanza accurati.

Quindi direi che è molto facile per una persona che conosca il settore riconoscere i casi problematici, sopratutto dal secondo anno di scuola primaria. Comunque la diagnosi utilizza prove molto rigorose.

Prendiamo ora una definizione rigorosa, molto usata all'inizio dei Corsi per noi psicologi, quella di Lyon et al, 2003, composta da tre proposizioni. Vediamo la prima.

"La dislessia è una disabilità specifica dell'apprendimento di origine neurobiologica".

Che cosa significa specifica? Che non riguarda altre capacità, ovvero il bambino può anche essere più intelligente della media, ma legge male.

Che cosa significa neurobiologica? Che ha origine nel suo cervello, è una sua caratteristica, come amano dire molti oggi, non dipende da fattori ambientali o psicologici, o da altre malattie, tutti elementi che devono essere verificati in sede di prima valutazione.

"Essa è caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente e da scarse abilità nella scrittura e nella decodifica."

Per la prima parte nulla da dire. Per la seconda: il dislessico compie anche numerosi errori di ortografia. Problemi di decodifica vuol dire appunto avere difficoltà nella "manipolazione" delle sillabe, mentre magari a livello di memoria visiva e capacità spaziali siamo ad ottimi livelli.

"Queste difficoltà derivano tipicamente da un deficit nella componente fonologica del linguaggio, che è spesso inattesa in rapporto alle altre abilità cognitive e alla garanzia di un'adeguata istruzione scolastica".

Qui termina la definizione di Lyon. Quest'ultima frase mi sembra piuttosto oscura per i non addetti ai lavori, quindi cercherò di spiegarvi meglio, anche se occorrerebbe un articolo specifico.

Partiamo dall' ultima frase. Si vuole dire che il bambino ha avuto una buona istruzione e normali opportunità. Se invece parliamo di bambini provenienti da altre culture, per esempio cinesi, occorre fare le valutazioni del caso. Il deficit di prestazione è inatteso, perché le altre capacità sono buone, o addirittura sopra la media. Infine la prima espressione " componente fonologica del linguaggio" può sembrare molto oscura. Si riferisce proprio al suono delle sillabe e delle parole. Infatti il dislessico spesso, nonostante abbia un udito normale, compie numerosi errori nelle prove di dettato, o addirittura capisce una parola per un altra. Ecco nuovamente sottolineato il concetto della componente audiologica e della difficoltà nel riconoscere correttamente i suoni di sillabe diverse. Queste considerazioni sono alla base delle tecniche che sono stati messe a punto per aiutare questi bambini.

Spero di aver chiarito queste espressioni, anche se si potrebbe approfondire molto il discorso.

Scritto da

Dott. Leopoldo Tacchini

Psicologo Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 5322

Psicologo clinico, ad orientamento cognitivo - comportamentale. È perfezionato in neuropsicologia, naturopatia, metodo Tomatis, tecniche psico-corporee. Tratta ansia, insonnia, disturbi psicosomatici, depressione, benessere psicofisico. Bambini: disturbi DSA e del comportamento, ritardo cognitivo, ADHD, disturbi del linguaggio e comunicazione, bambini in adozione ed affido.

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