Disinibizione online maligna: il ruolo perverso dell'anonimato dissociativo

In questo particolare momento storico la disinibizione online maligna sembrerebbe aver raggiunto l'apice: questo articolo nasce con l'obiettivo di riflettere su alcuni fattori.

15 FEB 2022 · Tempo di lettura: min.

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Disinibizione online maligna: il ruolo perverso dell'anonimato dissociativo

Disinibizione online maligna: il ruolo perverso dell'anonimato dissociativo

Il termine disinibizione online fu utilizzato per la prima volta dall'esperto di cyberpsicologia John Suler facendo riferimento agli elementi che possono causare una scissione tra il Sé reale e il Sé virtuale. Nel mio articolo La Psicoterapia in epoca pandemica: alcune riflessioni sulle modifiche del setting faccio riferimento alla forma benigna della disinibizione online che secondo Suler può essere considerata un processo di "elaborazione" o "autorealizzazione": a volte i pazienti in videochiamata piangono, affrontano tematiche estremamente delicate, si autorivelano ancor più che in presenza.

Gli schermi utilizzati (computer, cellulare, tablet, etc) evidentemente non rappresentano, almeno in alcuni casi, una barriera, bensì un facilitatore. Purtroppo esiste anche un'altra forma di disinibizione online che può essere considerata la controparte tossica di quella finora menzionata: essa rappresenta il dispiegamento di bisogni sgradevoli e insoddisfatti che non conducono a nessuna crescita personale, non a caso Suler la definisce maligna.

Ritengo importante occuparsi anche di essa, in quanto in questo particolare momento storico, sembrerebbe aver raggiunto l'apice. Diversi sono i fattori che concorrono a determinare la disinibizione online, vorrei riflettessimo su alcuni di essi.

  • Gli stili di personalità: essi variano in funzione di una maggiore o minore tendenza verso l'espressione o l'inibizone. Giorgia Lauro afferma che l'intensità con cui si esperiscono sentimenti, bisogni e desideri influenza la suscettibilità di una persona rispetto al livello di disinibizione
  • L'asincronicità: in alcuni casi (scambi di messaggi che avvengono tramite email, forum, etc.) non si riceve una risposta in tempo reale e non si deve pertanto affrontare la reazione immediata dell'interlocutore
  • L'invisibilità: spesso la comunicazione si svolge esclusivamente per iscritto, per cui non implica forme di contatto visivo
  • L'anonimato dissociativo: riconoscere le insidie insite in questo aspetto potrebbe aiutare a disinnescare pericolosi meccanismi che a volte si generano in rete. Le persone su internet hanno la possibilità di utilizzare nomi di fantasia e o indirizzi mail poco personalizzati, per cui, in alcuni casi, strutturano una presenza online che cela gran parte della loro identità. Esse possono pertanto mettere in atto comportamenti contrari o comunque non integrati a quelli della loro vita reale senza sperimentare (o sperimentando in forma minima) dissonanza cognitiva: capita di assistere ad espressioni di rabbia ,di ostilità, ad offese, a minacce, etc. esternate da chi non se ne assume la responsabilità e, ricorrendo, tra gli altri, anche al meccanismo di difesa della compartimentalizzazione arriva a convincersi che quei comportamenti non lo rappresentino minimamente. Ritengo che spesso l'anonimato dissociativo rappresenti il fattore maggiormente determinante del cyberbullismo, fenomeno talora sottovalutato, ma in realtà profondamente pericoloso. Alcuni commenti a carattere vergognosamente razzista riguardanti la presenza di Lorena Cesarini al Festival di Sanremo 2022 potrebbero essere da inquadrare in questa cornice.

Lungi dal voler portare avanti una sorta di condanna del web, questo articolo vorrebbe far riflettere sull'importanza dell'utilizzo funzionale e consapevole di esso. Al riguardo potrebbe essere auspicabile un lavoro integrato tra famiglia, scuola , esperti in area informatica ed esperti in area psicosociale volto a porre le basi sin dalla "tenera età" per acquisire una maggiore consapevolezza di sé e dell'altro, nelle dimensioni sia reale che virtuale, dimensioni che (è questo il punto fondamentale) non andrebbero mai intese come contrapposte.

Sono Daniela Raffa (Psicologa- Psicoterapeuta) e potete contattarmi qui

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Scritto da

Dottoressa Daniela Raffa

Bibliografia

  • Suler J. (2004) The online disinhibition effect. Cyber-Psychology and Behavior, 7 (3), pp 321-326.
  • Sitografia
  • https://www.sipsiol.it/articoli/il-se-virtuale-e-l-effetto-di-disinibizione-online
  • https://www.stateofmind.it/2021/01/disinibizione-violenza-online/

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