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DIPENDENZE COMPORTAMENTALI: STORIA, ASPETTI CLINICI, LINEE GUIDA PER IL TRATTAMENTO

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Il presente articolo definisce il concetto di “dipendenza comportamentale” presentando una panoramica su storia,aspetti clinici e linee guida per il trattamento.

14 NOV 2019 · Tempo di lettura: min.
DIPENDENZE COMPORTAMENTALI: STORIA, ASPETTI CLINICI, LINEE GUIDA PER IL TRATTAMENTO

Introduzione

Quello delle dipendenze comportamentali rappresenta un affascinante ed innovativo concetto,scientificamente e socialmente rilevante, così come viene evidenziato dalle numerose ricerche epidemiologiche, cliniche e neurobiologiche. Da diversi anni si è osservato che certi comportamenti cui si ricorre quotidianamente, possono diventare problematici nel momento in cui la persona non riesce più a regolarli e a farne a meno (Bellio & Croce, 2014): sono dipendenze che mutano il comportamento della persona, esponendolo ai meccanismi impulsivi e compulsivi, simili a quelli innescati dall'uso di sostanze psicoattive e che prevedono una ripetizione del comportamento stesso. La dipendenza rappresenta un'inclinazione umana universale e indispensabile che appartiene alle comuni forme di piacere e può, per certi versi, considerarsi anche funzionale; basti pensare, ad esempio, alla naturale relazione genitore-figlio, che sarà imprescindibile al bambino per acquisire strategie e competenze e che lo guideranno gradualmente nella vita e lo aiuteranno ad avere sempre più fiducia nelle proprie personali abilità. La dipendenza non è più sana allorché un abituale comportamento, tendente al naturale appagamento di un bisogno, si modifica in una ricerca incontrollata di piacere, desiderio e brama assumendo, così, gli elementi distintivi di condizione patologica con conseguenze disastrose nella vita della persona e dei suoi cari. La dipendenza patologica, infatti, viene definita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come "quella condizione psichica e talvolta anche fisica, derivata dall'interazione fra un organismo vivente e una sostanza tossica, e caratterizzata da risposte comportamentali e da altre reazioni, che comportano sempre un bisogno compulsivo di assumere la sostanza in modo continuativo o periodico allo scopo di provare i suoi effetti psicologici e talvolta di evitare il malessere della sua privazione" (Pigatto, 2003). Recentemente, questo concetto è stato ugualmente utilizzato per indicare forme di comportamento compulsivo che non prevedono necessariamente l'uso di una sostanza, poiché l'effetto gratificante e ricercato è rappresentato dal comportamento stesso. Dunque, sempre più spesso, nella pratica clinica si ricorre al concetto di "dipendenze comportamentali" con il fine di indicare la notevole sovrapposizione di questo comportamento a quello delle dipendenze da sostanza.

Storia

Per molto tempo il DSM ha impiegato i termini substance use e dependence evitando quello di addiction, sebbene si tratti di condizioni differenti. Il termine addiction per decenni, infatti, è stato utilizzato in maniera quasi esclusiva per fare riferimento a pattern di uso di alcool e droghe eccessivi e disfunzionali, associandosi, pertanto, in maniera pressoché automatica al concetto di sostanza ad azione psicotropa, quale sinonimo di tossicodipendenza o tossicomania. Il termine in oggetto, in origine, non assumeva tale implicazione: esso, è derivato dal latino addictus, "schiavo per debiti", participio passato del verbo addicere, "assegnare". Nell'antico diritto civile romano pre- repubblicano, il debitore insolvente veniva "assegnato" dal magistrato al creditore, che, qualora il debito non fosse stato pagato, avrebbe potuto tenerlo in catene nel suo carcere privato, venderlo come schiavo o ucciderlo. In inglese, il termine "addict" compare nel 1600 indicando, inizialmente, l'essere obbligato verso qualcuno, o formalmente legato a qualcuno, e, successivamente, il legarsi a qualcosa per propria predisposizione, coinvolgimento o passione. A partire dal XX secolo, viene usato, poi, come sostantivo indicando, da un lato, nella medicina, l'essere "schiavi" di una sostanza o di un comportamento che diventa nucleo centrale nell'esistenza della persona, con conseguenze dannose (Mc Dougall, 2002) e dall'altro, nel comune vocabolario, "dipendere" da una sostanza o da un comportamento piacevole, senza ricevere danno. Nell'etimologia del termine sussistono, pertanto, due concetti: quello di dipendenza, o schiavitù, ma anche la possibilità di liberarsene "estinguendo il debito", coinvolgendosi in un percorso personale di riconquista di un piacere e non più di autodistruzione. Se, dunque, nella letteratura scientifica italiana i termini addiction e dipendenza sono ugualmente impiegati per fare riferimento ad una dipendenza patologica, ciò non avviene nella letteratura inglese dove dependence (l'organismo ha bisogno di una certa sostanza per mantenere una condizione di benessere) e addiction (comportamento compulsivo di ricercare e usare la sostanza o ricorrere al comportamento gratificante, con conseguenze negative per la vita) indicano condizioni differenti: ed invero, i ricercatori hanno evidenziato che non tutte le persone dipendenti da sostanza presentano una dipendenza patologica (come nel caso dei pazienti con diagnosi oncologica che necessitano di oppiacei) e che l'addiction non si esaurisce nella dipendenza fisiologica. Il nucleo distintivo del processo di addiction è rappresentato dall'incapacità della persona di mitigare il comportamento a dispetto delle conseguenze negative (Rosenberg & Feder, 2015). Questi sono alcuni dei motivi per cui la definizione presente nel DSM-5 disturbi da addiction e disturbi correlati risulta maggiormente adeguata rispetto ai precedenti concetti abuso di sostanze e dipendenza. Le ricerche condotte con studi di brain imaging, di neurochimica, di polimorfismo, hanno sottolineato che le dipendenze comportamentali mostrano, sul piano clinico, caratteristiche eccezionalmente simili alla dipendenza da sostanze, come, ad esempio, la condizione di tensione anticipatoria nell'attesa della gratificazione, la ripetitività, lo stato di piacere nell'eseguirli, la condizione di carving legata alla loro mancanza, tolleranza e astinenza. Inoltre, tali comportamenti patologici, che hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, coinvolgono gli stessi circuiti neurali del piacere-rinforzo e della dipendenza (Chamberlain et al., 2016; Yau & amp; Potenza, 2015), come nel caso del disturbo da gioco d'azzardo, precedentemente classificato tra i disturbi del controllo degli impulsi (APA, 2001), l'unico comportamento che gli studi hanno dimostrato essere un'addiction e che nel DSM-5 è stato inserito, a pieno titolo, all'interno del capitolo dei Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction nella sezione Disturbi non correlati a sostanze. Sono stati studiati e descritti altri modelli di comportamento eccessivo, in grado di creare altrettanti stati di dipendenza: come il sesso, l'esercizio fisico, lo shopping, l'uso di Internet e dei social networks, cibo, relazioni affettive, lavoro. La ricerca clinica ha evidenziato rilevanti affinità per questi gruppi di comportamenti ripetitivi, dove, al posto della sostanza, compare un'attività: ad oggi, però, non esistono sufficienti evidenze scientifiche tali da giustificarne l'inclusione nelle classificazioni internazionali e il riconoscimento come disturbi mentali. Occorrono ulteriori studi sulla dipendenza patologica da Internet; ciononostante, il Disturbo da gioco su Internet è stato incluso in un'appendice del DSM-5 dedicata alle condizioni che necessitano di ulteriori ricerche prima di essere considerate formalmente disturbi (Valentini & Biondi, 2016; APA, 2014).

Prevalenza e fattori di rischio delle dipendenze comportamentali

In una delle review più complete sulle dipendenze chimiche e comportamentali, Sussman, Lisha e Griffiths (2011) esaminano tutta la letteratura sulla prevalenza collegata a 11 comportamenti di dipendenza potenzialmente differenti. Gli autori riportano le seguenti percentuali di prevalenza totale di dipendenza connessa a fumo di sigarette (15%), assunzione di alcool (10%), assunzione di sostanze illegali (5%), cibo (2%), gioco (2%), uso di Internet (2%), relazioni affettive (3%), sesso (3%), esercizio fisico (3%), lavoro (10%) e shopping (6%). Comunque, la maggior parte dei dati di prevalenza associati alle dipendenze comportamentali (ad eccezione del gioco d'azzardo), non derivano da campioni rappresentativi a livello nazionale e, quindi, si basano su campioni piccoli e/o auto selezionati. La dipendenza è un concetto incredibilmente complesso e deriva sempre dall'interazione tra molti fattori tra cui la predisposizione biologica e/o genetica della persona, la costituzione psicologica (fattori di personalità, motivazioni inconsce, attitudini, aspettative, credenze, ecc.), l'ambiente sociale (caratteristiche situazionali come l'accessibilità e la disponibilità del comportamento, la pubblicizzazione del comportamento) e la natura stessa dell'attività (le caratteristiche strutturali, come il jackpot nel gioco d'azzardo). Questa visione dipendenza evidenzia processi interconnessi e l'integrazione tra le differenze individuali (cioè i fattori di vulnerabilità personali), le caratteristiche situazionali, le caratteristiche strutturali e il conseguente comportamento di dipendenza. Ci sono anche alcuni fattori di rischio chiave che sono profondamente associati allo sviluppo di quasi tutte le dipendenze (da sostanze o comportamentale), come avere una storia familiare di dipendenza, avere problemi psicologici in comorbilità, e la presenza di scarso coinvolgimento e supervisione da parte della famiglia. Fattori psicosociali, come bassa autostima, solitudine, depressione, ansia elevata e stress sembrano essere comuni nelledipendenze comportamentali (Griffiths, 2015).

Aspetti clinici

Mark Griffiths (2005) ha evidenziato che qualsiasi concettualizzazione dell'addiction debba contenere un numero di caratteristiche distintive comuni: salienza, alterazione del tono dell'umore, tolleranza, astinenza, conflitto e ricaduta. Il concetto di salienza si riferisce al fatto che una certa attività diventa l'attività più importante nell'esistenza della persona e guida i suoi pensieri (preoccupazioni e distorsioni cognitive), emozioni (craving) e comportamenti (peggioramento delle relazioni sociali). L'alterazione del tono dell'umore è rappresentata dall'esperienza soggettiva che le persone riferiscono quando si coinvolgono in una certa attività, come la sensazione di "fuga" o lo stato di paradossale calma. La tolleranza è la condizione per cui la persona necessita di intensificare una certa attività per raggiungere gli effetti ricercati. I sintomi di astinenza indicano stati emotivi spiacevoli e/o effetti fisici che compaiono quando quella particolare attività viene interrotta o improvvisamente ridotta. Per conflitto si intende la discrepanza tra la persona dipendente e ciò che gli ruota attorno (conflitto interpersonale) oppure difficoltà interne al soggetto (conflitto intrapsichico) in relazione alla particolare attività. La ricaduta è la propensione a ripetere modelli precedenti di comportamento e ad adottare forme più estreme a seguito di periodi di astinenza o controllo (Griffiths, 2005). Nelle addiction risultano avere grande importanza gli aspetti della motivazione, il processo di ricompensa e di decision making. Tali fattori rappresentano potenziali endofenotipi, o fenotipi intermedi, che potrebbero essere cercati medianti indagini biologiche in uno spettro di disturbi legati alla dipendenza da sostanza e senza sostanza e servire come possibili marcatori per gli interventi di prevenzione e trattamento (Yvonne et al., 2016). Si è osservato che le persone con dipendenza da sostanza o comportamentali mostrano, generalmente, punteggi alti nelle valutazioni auto-riferite di impulsività e ricerca della novità, e punteggi bassi in quelle di evitamento del danno (Leeman & coll; Potenza, 2012). Tuttavia, alcuni dati indicano che persone con dipendenza da Internet, gioco problematico di videogames o gioco d'azzardo, possono mostrare livelli elevati di evitamento dei pericoli (Yau et al., 2012), indicando importanti differenze individuali tra persone con dipendenze e la necessità di ulteriori studi in merito. Altre ricerche suggeriscono che gli aspetti della compulsività sono tipicamente più alti tra gli individui con dipendenze comportamentali (el-Guebaly et al., 2012; Potenza et al., 2009): per questo motivo, alcuni avevano concettualizzato le dipendenze comportamentali lungo uno spettro impulsivo-compulsivo (Hollander & coll; Wong, 1995). La compulsività rappresenta una tendenza a compiere ripetutamente atti in modo abituale per prevenire conseguenze negative percepite, sebbene l'atto stesso possa portare a conseguenze negative (Fineberget al., 2014); quantunque sia l'impulsività che la compulsività implichino una difficoltà nel controllo degli impulsi, i dati recenti suggeriscono una relazione più complessa tra questi due costrutti in relazione ai disturbi ossessivo-compulsivi (OCD) e alle dipendenze comportamentali. I pazienti con psicopatologia prevalentemente impulsiva, come il gioco d'azzardo patologico, possono presentare aspetti ossessivo-compulsivi, mentre quelli con psicopatologia principalmente compulsiva, come OCD, possono mostrare punteggi cospicui nelle scale di misura dell'impulsività e/o presentare sintomi impulsivo-aggressivi, o compresenza di disturbi del controllo degli impulsi. Inoltre, nello stesso disturbo si possono sviluppare in modo differente caratteristiche impulsive e compulsive sovrapposte: ovverosia, gli aspetti impulsivi e compulsivi possono avanzare contemporaneamente o in diversi tempi nella stessa condizione psicopatologica. Ciò implica che i diversi percorsi di impulsività e compulsività nei singoli disturbi possono rendere difficile le modalità di interpretare tali condizioni psicopatologiche così come rendere più complesso l'intervento terapeutico. Considerando che impulsività e compulsività sono fattori che si riscontrano e si intersecano in diversi disturbi, occorre sottolineare che esiste una variabilità individuale relativa all'intensità con cui pazienti, che presentano la stessa diagnosi, possono esibire aspetti impulsivi o compulsivi: per esempio, certi pazienti con OCD mostrano livelli elevati di impulsività e compulsività ed altri, invece, livelli bassi. L'impulsività e la compulsività rappresentano fattori nucleari sia delle dipendenze patologiche da sostanze che delle dipendenze comportamentali. Come avviene nel disturbo da uso di sostanze, anche nelle dipendenze comportamentali gli aspetti impulsivi hanno un ruolo importante nello stadio iniziale del comportamento (insorgenza del disturbo), mentre i processi di apprendimento disadattavi e la comparsa dell'abitudine portano a sviluppare le caratteristiche compulsive in un secondo momento, determinando così il mantenimento della condizione psicopatologica (Rosenberg & Feder, 2015). La caratteristica sostanziale delle dipendenze comportamentali è rappresentata dall'incapacità di resistere all'impulso di compiere un atto dannoso per la persona o per gli altri. Ogni dipendenza comportamentale è caratterizzata da un modello ricorrente di comportamento che ha questo elemento distintivo all'interno di un dominio specifico. L'impegnarsi in maniera ripetitiva in questi comportamenti, in ultima analisi, interferisce con il funzionamento della persona in altri contesti della sua vita. È per questo aspetto che le dipendenze comportamentali sono paragonabili ai disturbi correlati all'uso di sostanze: le persone affette da dipendenze da sostanza comunicano difficoltà nel resistere alla voglia di bere o usare le droghe. Le dipendenze comportamentali e da sostanza hanno molte caratteristiche simili per la biologia, la fenomenologia e le conseguenze avverse. Le dipendenze comportamentali sono spesso precedute da sensazioni di "tensione o di eccitazione" prima di compiere l'azione e "piacere, gratificazione o sollievo al momento dell'azione" (APA, 2001). La natura ego-sintonica di questi comportamenti è simile all'esperienza che si osserva per i comportamenti legati all'uso di sostanze: comunque, sia nelle dipendenze comportamentali che in quelle da sostanza, può verificarsi meno ego-sintonicità e più ego-distonicità nel tempo, quando il comportamento stesso, compreso l'atto di assumere la sostanza, diventa meno piacevole e più di un'abitudine o costrizione, o diventa motivato in misura minore dal rinforzo positivo e in misura maggiore dal rinforzo negativo, come nel caso di disforia oastinenza (Grant et al., 2010). Le dipendenze comportamentali e da sostanza hanno, inoltre, affinità fenomenologiche: molte persone affette da dipendenze comportamentali riferiscono uno stato di craving prima dell'inizio del comportamento, come nel caso di chi presenta disturbi da uso di sostanza prima di assumere la sostanza. Ancora, questi comportamenti spesso riducono lo stato d'ansia e provocano un innalzamento del tono dell'umore, simile a quello che si osserva nell'intossicazione da sostanza. La disregolazione emotiva può contribuire al craving sia nelle dipendenze comportamentali che nei disturbi da uso di sostanze e da addiction. A questo proposito, l'alterata regolazione affettiva è considerata una componente psicologica comune alle dipendenze patologiche, da sostanze o da comportamenti: l'incapacità dei pazienti di modulare la loro affettività negativa determina la tendenza a intraprendere un comportamento da addiction per autoregolarsi dal punto di vista emotivo, come strategia gestionale disadattava nella riduzione dell'intensità dei loro stati emotivi o per disciplinare i loro pensieri (Rosenberg & coll; Feder, 2015). Le ricerche neuropsicologiche hanno sottolineato notevoli compromissioni nelle funzioni esecutive complesse come la capacità di pianificazione, di attenzione, di modulazione, di inibizione della risposta, di risoluzione di problemi, tendenza a perseverare nell'errore, livelli elevati e anomali di sovraeccitazione, notevole sensibilità alla ricompensa, urgenza improcrastinabile di soddisfare il piacere. Molte persone con dipendenze comportamentali, inoltre, mostrano la necessità di aumentare l'intensità del comportamento per ottenere lo stesso effetto sul tono dell'umore, analogamente a quanto si osserva con la tolleranza nei disturbi da uso di sostanze; tanti pazienti con queste dipendenze comportamentali riferiscono anche uno stato disforico, paragonabile ai sintomi d'astinenza, pur astenendosi dai comportamenti. Oltre a ciò, le dipendenze comportamentali e quelle da uso di sostanze condividono variabili cognitive. È stato rilevato che le misure neurocognitive di disinibizione e di presa di decisioni sono direttamente proporzionali alla gravità del disturbo, come si è visto per il disturbo da gioco d'azzardo, e possono predire il rischio di ricaduta. In maniera simile, i pazienti con disturbo da gioco d'azzardo presentano chiare compromissioni nel processo decisionale in situazioni di rischio e nell'impulsività in confronto a soggetti di controlli incrociati (Lawrence et al., 2009). Sono state osservate prestazioni scadenti nel test sul gioco d'azzardo "Iowa Gambling Task", che valuta il rischio/ricompensa nel processo decisionale, tra gli individui con il gioco d'azzardo e dipendenza da alcol. Al contrario, uno studio fatto con persone affette da dipendenza da Internet non ha mostrato tali deficit nel processo decisionale nello stesso test. Nel campo delle conoscenze neurobiologiche le ipotesi più avvalorate in tema di disturbi da dipendenza suggeriscono l'esistenza di un disequilibrio tra il sistema della serotonina, della dopamina e degli oppioidi endogeni, mediatori necessari per un adeguato funzionamento dei processi di gratificazione, la cui compromissione potrebbe comportare un'alterazione dei cosiddetti centri del piacere (Marazziti et al., 2015). A tal proposito, alcune ricerche hanno evidenziato alterazioni di funzionamento del circuito dopaminergico mesolimbico, la diminuzione dei recettori dopaminergici di tipo D2, irregolarità corticali orbito frontali e del cingolo, la presenza di varianti genetiche del recettore per i cannabinoidi CB1, la sovra regolazione del gene BDNF, alterazioni dell'attività della leptina: questi elementi sembrano individuare l'esistenza di una stretta relazione eziopatogenetica tra dipendenze comportamentali e da sostanze. Bisogni fisiologici come cibo e sesso, ma ugualmente attività come gioco d'azzardo, iperlavoro e shopping compulsivo, rappresentano esperienze capaci di attivare i circuiti coinvolti nella gratificazione in modo simile a quanto si verifica nella gratificazione indotta da sostanze. È verosimile che le dipendenze comportamentali e da sostanza possano condividere un meccanismo che origina dall'alterato funzionamento dei sistemi neuro funzionali motivazione-gratificazione, con successiva cristallizzazione di processi di rinforzo negativo, regolazione emotiva, con graduale incapacità di regolare le emozioni dolorose che vengono disciplinate in modo disfunzionale facendo ricorso al comportamento, e inibizione comportamentale con conseguente incapacità di sospendere l'esecuzione di una condotta dannosa e autodistruttiva (Goodman, 2008).

Linee guida per il trattamento

I comportamenti che possono causare dipendenza vengono considerati come legittime forme di svago e tendono ad essere socialmente accettati: questo comporta un ritardo nell'individuazione di segnali importanti di gravità da parte di pazienti e familiari e di conseguenza nella loro diagnosi e successivo intervento. Le dipendenze comportamentali rappresentano una componente del processo biopsicosociale; pertanto, lavori mirati, multidisciplinari e multimodali, che coinvolgano la persona, il gruppo e i congiunti, se necessario, una farmacoterapia e interventi di sostegno (es. gruppi di auto-aiuto), nonché strategie di prevenzione delle ricadute (es. interventi basati sulla mindfulness) vengono attualmente considerati, in letteratura, come la modalità più efficace di trattamento delle dipendenze comportamentali (Rosenberg & Feder, 2015). Gli interventi farmacologici consistono principalmente nella somministrazione di farmaci ai pazienti e, come avviene per le persone dipendenti da sostanze, sono prescritti, laddove necessario, anche a coloro i quali mostrano dipendenze comportamentali per aiutarli ad affrontare il loro problema. Si tratta di farmaci di comune impiego in psichiatria come antidepressivi, ansiolitici, antiossessivo-compulsivi, stabilizzatori dell'umore, antipsicotici, farmaci per disturbi dell'attenzione. Ad esempio, nel caso del disturbo da gioco d'azzardo si impiegano gli antagonisti degli oppiacei (come il naltrexone e il naloxone). È fondamentale associare al trattamento farmacoterapico quello psicoterapico allo scopo di trattare, oltre ai sintomi, le ragioni sottostanti il disturbo. Il trattamento può differenziarsi, in base al caso, in un approccio basato sull'astinenza (Carnes, 2010; Carnes, Carnet & coll; Bailey, 2011) o in uno volto a limitare i danni (Marlatt, 1998; Tatarsky, 2011). Sebbene il concetto di astinenza sia più complesso e differente nelle addiction comportamentali, analogamente a chi per astenersi dall'alcool evita occasioni in cui si brinda, il paziente con dipendenza patologica da sesso, con l'obiettivo di astenersi, evita l'attività sessuale disfunzionale (non il comportamento sessuale in generale) e così si può concordare che i canali televisivi pornografici vengano bloccati nella sua abitazione. Nell'ambito delle addiction il contenimento dei danni viene impiegato quando il paziente rifiuta di attenersi ad un modello basato sull'astinenza, come nel caso in cui chi è affetto da dipendenza patologica dai social network, pur utilizzando i siti da cui origina il problema, accetterà di limitare la durata e la frequenza degli accessi (Rosenberg &coll; Feder, 2015). Il trattamento più indicato nelle addiction comportamentali è spesso la terapia cognitivo- comportamentale, essendo quella meglio valutata e in maggior misura evidence-based. I diversi approcci di terapia cognitivo-comportamentale (CBT) adoperati nel trattamento delle dipendenze comportamentali includono la terapia razionale emotiva, colloquio motivazionale, e prevenzione delle ricadute (Griffiths, 2015). Il trattamento aiuta le persone a riconoscere le caratteristiche dei loro abusi e delle loro dipendenze, a identificare, meglio gestire e, progressivamente, evitare le situazioni ad alto rischio e a impiegare comportamenti alternativi più funzionali. La valutazione degli approcci CBT per il trattamento delle dipendenze comportamentali è promettente. Si sottolinea l'importanza di intervenire sulle difficoltà di autoregolazione emotiva del soggetto compulsivo e patologicamente dipendente e in questo senso, integrandosi alle strategie mutuate dai modelli cognitivo-comportamentali, gli orientamenti interpersonali/relazionali si rivelano di grande aiuto consentendo alla relazione terapeutica di diventare un efficace strumento di aiuto per il paziente nell'affrontare il cambiamento dal proprio mondo di relazione con i comportamenti da cui dipende ad un mondo maggiormente relazionale in cui è concepibile l'esperienza interpersonale autentica e funzionale (Rosenberg & coll; Feder, 2015). La letteratura, infine, sottolinea l'efficacia di un lavoro di sensibilizzazione e l'impiego di accurate strategie di prevenzione per intervenire sulle dipendenze comportamentali. Il costo sociale di tali dipendenze potrebbe essere ridotto implementando adeguate campagne di educazione, che promuovano la consapevolezza in merito alla tematica, alle difficoltà associate, agli effetti sulla salute potenzialmente deleteri e che allertano l'intera società medica sull'importanza di valutare e trattare le dipendenze comportamentali. Inoltre, data l'alta prevalenza delle dipendenze comportamentali tra i giovani, è di enorme importanza prevedere programmi di prevenzione mirati nelle scuole. I bambini e i giovani vanno allenati a sviluppare competenze sociali, emotive e relazionali, a riconoscere, monitorare e regolare i processi interni, ad adottare strategie di coping funzionali, e il ruolo dei genitori, delle figure educative di riferimento e degli esperti che si allineano in una sintonia costruttiva per un fine comune è di fondamentale importanza per individuare e monitorare importanti segnali di allarme e intervenire quanto prima in loro favore (Yau et al., 2015). Quando si esamina la letteratura sul trattamento delle dipendenze comportamentali, ci sono alcuni elementi che occorre tenere in considerazione: è importante che le persone dipendenti ricevano il trattamento e che esso sia immediatamente disponibile; nessun singolo trattamento è appropriato per tutte le persone; i pazienti con dipendenze coesistenti dovrebbero ricevere interventi integrati e simultanei che risultano più efficaci; l'affrancamento dalle dipendenze potrebbe essere un processo a lungo termine e frequentemente richiede passaggi multipli di intervento; esiste un'associazione diretta tra il tempo investito nel processo di intervento e gli outcomes positivi; la durata del trattamento è determinata dai bisogni individuali, e non ci sono limiti prestabiliti (Griffiths, 2015; Griffiths 2009; OMS, 2008).

Conclusioni

Una vasta gamma di ricerche sulle dipendenze comportamentali, unitamente alla consolidata letteratura sulle dipendenze patologiche da sostanze, rappresenta il caposaldo per la gestione degli aspetti impulsivi e compulsivi di tali condizioni psicopatologiche. Inoltre, sono tante le evidenze scientifiche che i comportamenti problematici di tutti i tipi sembrano avere caratteristiche comuni: questo potrebbe riflettere una comune eziologia delle dipendenze comportamentali e avere implicazioni non solo per il trattamento di tali comportamenti di dipendenza ma anche per il modo in cui il sociale percepisce tali condotte. Ciononostante, a dispetto degli sviluppi significativi, le dipendenze comportamentali necessitano di essere maggiormente comprese e approfondite. Le conoscenze sull'efficacia, sulle strategie farmacologiche e comportamentali ben tollerate per tali condizioni psicopatologiche sono in ritardo rispetto alla conoscenza dei trattamenti per altri disturbi neuropsichiatrici. Considerato il peso sulla salute e l'impatto sociale di questi problemi sono fondamentali i progressi in merito alle strategie di prevenzione e intervento. Le evoluzioni sugli strumenti di assessment e diagnosi formale per la valutazione di un'ampia gamma di dipendenze comportamentali potrebbero agevolare nel ridurre il peso di queste condizioni sulla salute pubblica. Occorrono ulteriori studi sperimentali di terapie comportamentali e farmacologiche per le dipendenze comportamentali. Ricerche continue potrebbero anche aiutare ad identificare nuovi obiettivi per l'intervento e potrebbero facilitare nell'identificazione di differenze individuali rilevanti che potrebbero essere usate per la scelta del trattamento più adeguato (Yau & Potenza, 2016).

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Scritto da

Dott.ssa Annalisa Barone

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