Dipendenza affettiva e relazionalità

Una riflessione sulla dipendenza affettiva a partire da un pensiero di M.I Little, psicoanalista inglese del secolo scorso.

3 AGO 2017 · Ultima modifica: 25 GEN 2018 · Tempo di lettura: min.

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Dipendenza affettiva e relazionalità

Il feto è in realtà completamente dipendente dalla madre, senza la quale non potrebbe continuare ad esistere. La madre, naturalmente, non è affatto dipendente dal feto. Questo stato di cose appare perciò più parassitario che simbiotico, ma considerarlo in questo modo significa considerarlo dall'esterno piuttosto che dall'interno. Dall'interno, come se fosse dal punto di vista del feto, è uno stato di unità, o di assoluta identità, tra feto e madre. Questo stato intrauterino, con la sua continuità con la madre, fornisce al bambino la stabilità necessaria all'inizio della vita. [Margaret I. Little (1986), Verso l'unità fondamentale, t.i. Astrolabio, Roma, 1994].

Un tema, quello della dipendenza affettiva, che riguarda molti aspetti della vita che vanno ben oltre l'età infantile. Per esempio, ci si può sentire dipendenti dal/dalla proprio/propria partner e, per questo, incapaci o quasi a separarsene magari anche quando la relazione, in qualche misura, è giunta al capolinea. Così come si può temere la dipendenza affettiva stessa per motivi diversi tra i quali, per esempio, la paura di legarsi eccessivamente e di non riuscire a reggere la relazione o di subire un abbandono che potrebbe essere vissuto come catastrofico in quanto potrebbe far tornare alla coscienza dolorose esperienze rimosse legate alla perdita, al lutto, alla non capacità di stare da soli, a difficoltà incontrate sul cammino evolutivo relativamente alla crescita, alla autonomia, alla soggettivazione.

La citazione della psicoanalista inglese, che diede un importante contributo clinico e teorico in materia di controtransfert, mette in evidenza il tema della dipendenza affettiva a partire da una condizione biologica qual è quella della vita intrauterina. Come a dire che le primissime esperienze, sebbene non memorizzate a livello esplicito, segnano indelebilmente lo sviluppo emotivo dell'individuo e che, benché residenti nell'implicito, queste esperienze comunque memorizzate possono influenzare i futuri rapporti interpersonali e le modalità relazionali che si attiveranno molti anni più tardi.

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Scritto da

Anonimo-162498

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