Accesso Psicologi Registra il tuo centro gratis

Dipendenza Affettiva: come riconoscerla e come combatterla

<strong>Articolo rivisto</strong> dal

Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Sempre più spesso si sente parlare di “dipendenza affettiva”. Ma in che cosa consiste? Quale guarigione? Cosa ci sta alla base? Attraverso questo articolo si cercherà di fare una riflessione

4 MAR 2014 · Tempo di lettura: min.
Dipendenza Affettiva: come riconoscerla e come combatterla
Sempre più spesso si sente parlare di “dipendenza affettiva”. Ma in che cosa consiste?

Eccone i sintomi principali:

  • Profondo senso di colpa
  • Rancore e rabbia nei confronti del partner
  • Paura di perdere l’amore
  • Paura dell’abbandono, della separazione
  • Paura della solitudine e della distanza
  • Terrore di mostrarsi per quello che si è
  • Senso di inferiorità verso il partner
  • Profonda gelosia
  • Dedizione totale al partner e annullamento di se
  • Abbassamento dell'autostima
  • Senso di vergogna

Il dipendente dedica completamente tutto se stesso all'altro, al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere a discapito del proprio, come dovrebbe essere in una relazione "sana". Chi ha una dipendenza affettiva, nell'amore vede la risoluzione dei propri problemi. Il partner assume il ruolo di un salvatore e ne diventa lo scopo della sua esistenza; la sua assenza anche temporanea da un profondo senso di angoscia.

Chi presenta dipendenza affettiva non riesce a cogliere e a beneficiare dell'amore nella sua profondità ed intimità. A causa della paura dell'abbandono, della separazione, della solitudine, si tende a negare i propri desideri e bisogni e si ripropongono i copioni passati, gli stessi che hanno ostacolato la propria crescita personale. La dipendenza si stabilisce perché c’è il rifiuto. Se non ci fosse, quasi sempre il presunto amore finirebbe in un tempo incredibilmente breve.

Quello che imprigiona nelle relazioni, il dipendente affettivo, è la speranza e presunzione di riuscire prima o poi nella vita a farsi amare da chi proprio non vuole farlo, o di riuscire a curare chi non può o non vuole essere curato, o di salvare chi non può o non vuole essere salvato.

Gli individui dipendenti solitamente cercano una o poche relazioni esclusive, sia con il partner che con gli amici, così da riprodurre quello schema comportamentale instauratosi nella fase post-natale.

Scelgono persone che sembrano in grado di affrontare la vita e che si possano prendere cura di loro e investono su queste figure di riferimento, responsabilità che altrimenti spetterebbero a loro in prima persona.

Il soggetto dipendente, pur di compiacere l'altro, evita il conflitto ed ogni sorta di controversia per il timore dell'abbandono, rinnegando il proprio vero Sè. Quando non riesce a vivere un rapporto di coppia come un processo di crescita permanente, rimane intrappolato negli schemi disfunzionali appresi nel passato, alimentato dalle paure di solitudine e d’abbandono, e dalla speranza che l’altro si prenda cura di lui.

Quale guarigione?

La guarigione dalla dipendenza affettiva non è il distacco dalla persona o dalle persone da cui si era dipendenti, bensì l’acquisizione di una l’autonomia affettiva; questo è ciò che permette di entrare consapevolmente e realmente in relazione con gli altri, perché li vogliamo, perché li scegliamo, non perché abbiamo bisogno di loro per esistere. Giungere a questo livello non è semplice, anche perché nonostante il forte malessere è molto difficile chiedere aiuto per la pura del rifiuto. Il momento significativo che porta i dipendenti affettivi a chiedere aiuto, come nelle diverse forme di dipendenza, avviene quando si tocca il fondo, quando si ha la percezione del vuoto, della perdita di identità, della rabbia e dalla frustrazione di non vedere ricambiata la dedizione e il loro amore. Durante questi dolorosi momenti si convincono che qualcosa non va, e trovano la spinta necessaria ad uscire dal circolo vizioso della dipendenza affettiva. In questo processo di acquisizione il ruolo di amici e persone care può essere fondamentale, ma non sufficiente.

La ricerca di un esperto psicoterapeuta a cui affidarsi, permette di scoprire i nodi che hanno dato origine al circolo vizioso e di sperimentare una sana relazione di attaccamento, che può essere risolutiva, rispetto al malessere provato.

Cosa ci sta alla base?

Innanzitutto occorre specificare che la dipendenza è un fenomeno tipico della specie umana tanto che la prima e fondamentale esperienza di dipendenza è quella del neonato dalle figure adulte di riferimento. Per tutta la vita si sperimentano situazioni di dipendenza, sia in amore che nelle diverse forme di legame, essa è indissolubile dal sentimento stesso che proviamo per l’altra persona, per questo possiamo definirlo, come J. Bowlby, attaccamento. Secondo lo studioso, le interazioni tra madre e bambino (che iniziano già durante la gravidanza, e che vanno dall'abbraccio, allo scambio di sguardi, alla nutrizione, al conforto ecc.), strutturano ciò che viene definito “sistema d'attaccamento”. Questo periodo dello sviluppo è molto importante perché porta allo crescita del sistema che guiderà le interazioni e gli scambi relazionali e affettivi. Poichè l’autonomia emotiva e la piena coscienza di se non si sono ancora formate, se si verificano esperienze di rifiuto e di abbandono da parte di uno o di entrambi i genitori, i bambini sperimentano inconsapevolmente sia l’ambivalenza tra il dolore e la rabbia per l’ amore non ricevuto, sia il dubbio di non valere poi tanto e di dover fare di tutto per essere migliori.

Scritto da

Dottor Domenico Savio Tuccio

Lascia un commento

ultimi articoli su dipendenza affettiva