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Digital love transformation: l’amore online ai tempi della quarantena

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

I single sono ancora più single ai tempi della quaranta e l'amore rimane una terribile ostinazione degli esseri umani. È possibile che nasca online?

14 APR 2020 · Tempo di lettura: min.
Digital love transformation: l’amore online ai tempi della quarantena

"Sposato ma deluso, che non passa inosservato, castano, nostrano, pulito e sano, erotico, in formissima, estatico, sensuale, amante dall'esperienza pluriennale…Ti voglio snella, intrigante, con tette mozzafiato. Scopo pura amicizia…magari anche duratura".

"Single, onesta, sincera, amante degli animali...sono la tua donna ideale. Se non sei superficiale, sposato, disilluso, ti senti smarrito e vuoi ritrovarti, apri la tua scatola dei desideri…Marte, pulsante di vita nuova, ti chiama. #NoPerditempo".

Ricerche amorose computerizzate personalizzate: robaccia! Non è detto

L'assenza del contatto analogico, l'impersonalità del messaggio elettronico, la mediazione asettica del mezzo digitale non ti hanno mai convinta (mi rivolgo alle signore solo per solidarietà femminile), ecco perché sei titubante quando trattasi di siti di incontro on line. Sei abituata alla presenza fisica, all'incontro sul campo visivo, alla sua voce, e tutto questo la comunicazione digitale, mediata da strumenti asincroni, non lo permette. E poi ti sembra che serva lucidità, ancora più lucidità per affrontare quello che ti appare un "Digital Love Market", dove temi di essere obbligata a riconoscere rapidamente il vero dal falso per non essere ingannata, spogliando la realtà virtuale di tutte le illusioni sovracostruite. Ma è soprattutto quella alterazione dei costumi che non tolleri del digitale, questo non guardarsi più negli occhi, questa incapacità, che va dilagando, di gestire la relazione ed il confronto. Non è forse così che la vedi?

Ricerche amorose computerizzate personalizzate: no ai pregiudizi; questo è il primo diktat (e quei due profili iniziali sono fin troppo carichi di luoghi comuni). Sì alle riflessioni libere; questo è il secondo diktat.

La digital love transformation non dà punti di riferimento, non propone strade già percorse, è una mutazione tecnologica e come tutte le mutazioni crea possibile spaesamento e discontinuità, soprattutto in chi ricorda ancora con piacere il primo bacio, avvenuto nel più tremendo imbarazzo, dopo un lungo corteggiamento in discoteca domenica pomeriggio dopo domenica pomeriggio. Questa Digital Love Transformation è, allora, una bizzarria, una barbarità, un azzardo, un rischio, per occhi "all'antica". Ma l'incontro con l'Altro non è da sempre un rischio?

Il messaggio digitale è davvero così scarico di sentimenti, così totalmente afono, così emotivamente neutrale da non poter in alcun modo compensare, almeno inizialmente, il contatto de visu?

È vero, una certa "digital mala educaciòn" è un possibile prezzo da pagare: la comunicazione digitale abbassa il senso di responsabilità e conseguentemente di educazione.

È vera pure un'altra stortura: il digital love market può uccidere il piacere della scoperta, dell'attesa, della co-costruzione di un legame, poiché, esponendo ad una sorta di "love overloading" ("sovraccarico amoroso"), alimenta la spocchia, quella che ti lascia supporre di avere infinite possibilità, dove il singolo rischia di venire triturato, svalutato, perdendo di unicità.

Credo che del digital love market alcuni abbiano un'immagine particolarmente denigrata: emblema dei legami liquidi, sbriciolati dalla potenza idolatrica del godimento sempre a disposizione, legami asettici, già morti sul nascere, privi di un desiderio che lasci ipotizzare un futuro, legami fragili quanto inconsistenti, che riducono la dimensione dell'incontro con l'Altro alla riproduzione monotona di un sesso a buon mercato. Lo si pensa forse anche destinato a soggetti alla deriva, privi di punti di riferimento, persi nelle loro pratiche narcisistiche dove l'Altro è assente, uno sterile mercato globale dell'amore, insomma, un mercato per perdenti, disillusi, nevrotici.

Siamo in un'epoca fatta di individualismo accentuato, epoca del culto narcisistico dell'Io e della spinta compulsiva al godimento immediato, questo è abbastanza assodato. All'interno di una chiusura monadica, dove indifferenza ed apatia dominano, il rifiuto dell'intimità emotiva con l'Altro, insieme a un adattamento conformista ai diktat sociali che vedono nel Nuovo tutto ciò che conta ed appaga, sembrano imperare. Se il ricambio compulsivo dell'oggetto del desiderio è una realtà con cui fare i conti, il bisogno dell'Altro come opportunità di ricovero, dove l'esperienza del "due" è fonte di pienezza e realizzazione, continua ad essere presente. L'uomo moderno è diviso. L'amore conta ancora.

Se siete convinti che l'amore possa nascere solo a partire da alcune condizioni, se il vostro stile di relazione è incentrato su metodi di rigorosa immutabilità, se pensate che la vostra vita amorosa vada sottoposta ad adeguati e canonici standard procedurali (fare A per ottenere B, scegliere C per massimizzare D), il digital love market non fa per voi. Niente di male. Se, però, avete il sospetto che l'essere umano sia un organismo complesso, sempre in bilico e in continuo adattamento, allora questo digital love market consente di gettare lo sguardo oltre l'orizzonte, una luce su un panorama sconosciuto, offrendo una chance d'incontro, lasciando piena responsabilità sulle azioni successive.

Dare spazio all'umano bisogno di relazione attraverso un mezzo altro, questo il senso, considerando che dall'altro capo dello schermo vi sono esseri umani simili a sé, diversissimi, variopinti, come da sempre è il genere umano. Dare uno spazio a quel bisogno, considerando che in alcuni momenti della vita avviare sperimentazioni rischia di essere tutto ciò che serve per rilanciare il cuore. Ed allora progettare soluzioni forse vulnerabili, e che rendono vulnerabile, ma coraggiose, procedendo per tentativi, includendo la possibilità di errore. Bene abbracciare il tutto con un po' di sano pragmatismo, pur senza negarsi una buona dose di romanticismo.

Aprirsi ad un'opportunità magari insolita dal proprio punto di vista, non necessariamente solo la realtà dell'iperconsumo, ma luogo di incontro il cui esito può essere decisamente imprevedibile. Esporsi all'incontro con l'Altro rimane un rischio, quello di non essere ricambiati, di soffrire, di essere delusi. Certamente abbandonarsi ad un piacere scisso dallo scambio intimo con l'Altro comporta la caduta del desiderio dell'Altro, godimento tossico che priva la propria vita emotiva dell'incontro nutriente con l'alterità di cui l'Altro è portatore. L'esito non può essere che una chiusura in se stessi. Esporsi e rendere il desiderio capace di realizzazione creativa, questa la vera sfida.

Citando il mitico film di animazione "Alla ricerca di Nemo": "i pesci non sono fatti per vivere rinchiusi. L'acquario ti cambia dentro". Come l'amore...ti cambia dentro... facendosi, per contro, vasto oceano senza confini, dove gli esseri umani smettono di essere pesci apatici in un acquario.

Navigare nella rete ai tempi della quarantena, in un tempo sospeso carico di riflessioni, dove i single si sentono ancora più single, può diventare occasione di connessione... connessione tra pesci solitari che, contro ogni logica, in quella rete ci vogliono invece finire. E chissà che sia...oceano.

(L.G. - Un ringraziamento speciale va ad un consulente digitale romantico per il contributo letterario.)

Scritto da

Dott.ssa Luisa Ghianda Linkedin

Psicologa Nº iscrizione: Nº iscrizione all’Albo 19939

Laureata in Lingue e in Psicologia, ha approfondito prima la psicologia del lavoro poi la psicologia clinica. È counsellor professionista, Direttore di Psicodramma e conduttore di gruppo con Metodi Attivi, ipnologa. Si occupa di sviluppo personale, organizzativo, educativo, convinta che in ogni essere umano ci sia una grande possibilità di trasformazione.

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1 Commenti
  • Marina Marchionno

    Molto carino e interessante. Dona speranza e crea apertura, ciò che serve ora!

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