Difendersi dal dolore

Una breve riflessione su come il dolore entri nelle nostre vite sin dal loro inizio, e su quali strategie mettiamo in atto in fasi diverse della nostra esistenza.

9 MAR 2016 · Tempo di lettura: min.

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Difendersi dal dolore

Ognuno di noi si confronta con il dolore. Lo prova, lo osserva, lo subisce. Ci sono dolori fisici, interiori, improvvisi o protratti nel tempo, ed ognuno vive i suoi, incontrando lungo il cammino anche quelli degli altri.

La convivenza con il dolore è ardua, ma siamo costretti ad accettarla e ad imparare a difenderci. Ed iniziamo presto: da bambini ci difendiamo dalla realtà e dai suoi aspetti più spaventosi, non avendo ancora gli strumenti per padroneggiarla, grazie alla fantasia e all'aiuto degli adulti, che creano per noi storie dove il mondo è regno di giustizia, gioia e bellezza.

In questo senso le favole possono essere definite invenzioni difensive poiché ci proteggono dalla sofferenza distorcendo la realtà, ma anche adattive, perché funzionano.

Rimozione o occultamento del dolore

Poi cresciamo, e cambiamo anche i nostri meccanismi difensivi, quando le favole non bastano più. Allora prendiamo il nostro dolore e lo nascondiamo, lontano dalla coscienza, per esempio attraverso la rimozione. O semplicemente lo neghiamo, scegliendo di non riconoscerne l'esistenza. Nel migliore dei casi cerchiamo di trasformarlo in altro, sublimandolo. Oppure regrediamo, tornando ad un momento migliore.

Ognuno di noi si difende come può, ma a volte la difesa può essere ancor più pericolosa del dolore stesso: quando diventa rigida, e la favola soffoca la realtà. La difesa non fa svanire il dolore, esattamente come chiudere gli occhi non fa svanire il mondo, eppure si può scegliere di credere il contrario, o abituarsi a farlo.

Come?

Senza entrare nell'universo della psicopatologia comunemente intesa, basta pensare all'indifferenza: il modo in cui ogni giorno ignoriamo il dolore del nostro prossimo, guardandogli attraverso, forse è una difesa. Una difesa per la quantità di dolore che siamo in grado di sopportare.

Ma quanto è sottile il confine che separa una protezione da una prigione?

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Scritto da

Anonimo-158589

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