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Dialogo aperto

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

L'ARTICOLO TRATTA DEI NUOVI ORIZZONTI DI TRATTAMENTO DELLE PSICOSI VERSO UN APPROCCIO CHE SUPERA LA DIAGNOSI E MIRA ALLA SOGGETTIVITà DELLA PERSONA E ALLA SUA RETE DI SUPPORTO

1 OTT 2017 · Tempo di lettura: min.
Dialogo aperto

Nel fare il punto sullo stato delle conoscenze intorno alla schizofrenia a quasi un secolo dalla sua individuazione clinica, Thomas Insel, direttore del NIMH (National Institute of Mental Health), afferma su Nature (2010) che questo è un "disturbo mentale cronico le cui cause restano tutt'ora sconosciute". Dopo circa mezzo secolo di trattamenti, soprattutto di tipo farmacologico, esiste ancora poca evidenza che questi abbiamo modificato sostanzialmente gli esiti del disturbo. Al contrario, due studi recenti (Wunderink, 2013. Harrow & Jobe, 2013) invitano a riflettere attentamente sui limiti della terapia basata sui farmaci anti-psicotici e a tenere conto dei loro effetti a breve e a lungo termine, oltre che ai rischi di impoverimento psicologico e sociale connessi al loro utilizzo (Seikkula, 2014). Nell'ultimo decennio l'idea di trattamenti integrati, multidisciplinari e multiprofessionali ha attirato l'interesse dei servizi di salute mentale in Italia, e i tentativi storici di giungere ad un approccio efficace per il trattamento della schizofrenia hanno portato alla certezza che i vari trattamenti presi singolarmente (terapia farmacologica, interventi socio-riabilitativi, terapia psicologica individuale, terapia famigliare etc.) si allontanano dalla produzione di risultati soddisfacenti e duraturi nel tempo.

Vediamo meglio di cosa si tratta il Dialogo Aperto. A partire dagli anni Ottanta nell'intera regione finlandese fu avviato il Progetto Nazionale Finlandese per la Schizofrenia (Alanen, 1997) con lo scopo di migliorare la cura nei casi più gravi di malattie mentali. Come risultato dello sviluppo di questo metodo, l'organizzazione del trattamento psichiatrico nella Lapponia Occidentale è decisamente cambiata. Il trattamento psichiatrico, in particolare quello per pazienti psicotici, avviene principalmente al di fuori del contesto ospedaliero e per lo più attraverso visite domiciliari. Nelle cliniche ambulatoriali di salute mentale sono state istituite squadre mobili di intervento sulla crisi psichiatrica che si spostano nei domicili dei pazienti. Proprio in seguito alla ricollocazione dei pazienti nelle proprie case o nelle comunità riabilitative si è verificata una diminuzione del numero totale dei letti ospedalieri da 320 a 66. La cura farmacologica è ridotta al minimo ed i farmaci antipsicotici/neurolettici sono adottati come ultima scelta, ad esempio quando le benzodiazepine non bastano per placare l'angoscia che la persona prova. Se usati, vengono somministrati in quantità minime e per brevi periodi di tempo. Posporre o evitare l'uso di neurolettici nel 64% dei casi non ha aumentato il numero di ricadute o drop-out (Carpenter, 1997).

In questi incontri domiciliari, che avvengono entro le 24 ore dalla prima crisi psichiatrica, invece di pianificare interventi mirati a cambiare il paziente e la famiglia, si cerca di generare dialoghi seguendo ciò che viene comunicato dai membri della famiglia e gli attori coinvolti nell'incontro. Gli scopi degli incontri sono:

  • Raccogliere informazioni sul problema
  • Costruire il piano di trattamento e prendere tutte le decisioni necessarie sulla base del problema che è stato descritto durante la conversazione
  • Generare un dialogo psicoterapeutico
Scritto da

Dott.ssa Roberta Casadio

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