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Dialogare con se stessi per raggiungere il successo e accrescere l

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Articolo rivisto dal Comitato di GuidaPsicologi

Il dialogo interiore può essere un valido alleato per la realizzazione personale, ma anche un infido nemico. Una carta vincente nella vita è imparare ad usare al meglio questa abilità.

15 SET 2017 · Tempo di lettura: min.
Dialogare con se stessi per raggiungere il successo e accrescere l

E' esperienza comune dialogare con se stessi.

Talvolta può apparire come un comportamento "strano" e ci si può sentire a disagio. In realtà, parlare con se stessi è molto utile e tra poco capiremo il perché.

Quando parliamo con un'altra persona, le sue parole producono inevitabilmente una variazione nel nostro sistema, così come le nostre, altrettanto inevitabilmente, lasciano delle tracce dentro di lei.

Prendiamo come esempio una situazione in cui abbiamo un dubbio e ci rivolgiamo a qualcuno per un consiglio. L'obiettivo che vogliamo raggiungere è trovare una soluzione.

Che la soluzione suggerita sia la medesima da noi pensata o diversa, le parole pronunciate dall'altro hanno sortito su di noi un effetto: nel primo caso di conferma del nostro pensiero, nel secondo di permetterci di considerare un'alternativa.

A livello cerebrale, il continuo riassetto mentale a seguito del quotidiano scambio di informazioni con il mondo esterno si traduce nel rafforzamento e nell'indebolimento delle sinapsi (ovvero dei legami tra i neuroni) che sottendono il nostro modo di pensare, agire e sentire.

Allo stesso modo, quando parliamo con noi stessi, noi andiamo ad agire sulle connessioni tra neuroni e, di conseguenza, tracciamo delle vie privilegiate di pensiero che influenzano a cascata anche il nostro comportamento.

I contenuti del dialogo interiore possono essere funzionali alla riuscita personale, motivanti e di sostegno, oppure disfunzionali, critici e svalutanti.

Un esempio semplice ma altamente esplicativo: pensa ad una qualunque cosa che ti sarebbe sempre piaciuto fare ma che proprio non ti è mai riuscita. Pensata? Ora domandati: penso di poter imparare a farla? Se la risposta si avvicina a "no", "mi mancano le basi", "se non ce l'ho fatta fino ad ora…", "magari!", questo è un indice del fatto che il tuo dialogo interiore, per quanto riguarda quella meta, è disfunzionale.

Quali sono gli effetti di un dialogo interiore disfunzionale?

Ripetere a se stessi di non poter raggiungere un obiettivo che ci si è prefissati, o far prevalere il dubbio di non potercela fare (che è una variante della prima condizione), influenza negativamente la riuscita demotivando, alterando negativamente l'emotività, riducendo le risorse attentive disponibili e creando confusione di pensiero e d'azione.

Inoltre, il rafforzamento di pensieri negativi sulle proprie capacità agisce come filtro nel decifrare i fatti della realtà, portando ad ignorare i segnali che vanno nella direzione opposta alla convinzione e ad evidenziare invece le mancanze.

Ti propongo una nuova riflessione: ripensa ad un obiettivo che ti sei posto nella vita e che hai raggiunto. Che cosa ti dicevi rispetto alle tue capacità di riuscita in quel contesto? Erano pensieri negativi, demotivanti e incapacitanti o, piuttosto, pensieri positivi che ti incentivavano a proseguire e che ti spronavano nell'impresa?

Certo, il dialogo interiore efficace di per sé non assicura la buona riuscita di una performance, ma è un valido alleato. Rivolgere l'attenzione su pensieri come "non ce la farò mai", "e se dovesse andare male?", "sono un disastro totale" toglie risorse utili all'azione – se il dialogo avviene contestualmente a questa – o impedisce di focalizzarsi sul processo di pianificazione.

Ma quali sono le caratteristiche di un dialogo interiore funzionale? Innanzitutto, frasi positive.

Il processo di decodifica semantica di una frase, infatti, avviene per stadi successivi. Quando una frase contiene una negazione, il primo significato che si attiva è quello relativo all'oggetto dell'affermazione. Mi spiego meglio: se dico: "adesso non pensare ad una scala", la prima immagine che automaticamente si forma nella mente è proprio quella di una scala. Solo successivamente viene elaborata la negazione che, per definizione, cancella l'oggetto cui è legata. Dunque, se mi ripeto "non sono un incapace", benché complessivamente la frase abbia un significato positivo, di fatto attiva immediatamente ed automaticamente il significato di "incapace" e, a cascata, tutta la rete di pensieri ed emozioni a questo collegati che, anche se restano inconsapevoli (sotto la soglia di attivazione), influenzano il corso successivo dei pensieri e delle azioni. Molto meglio dirsi "io sono capace".

La positività della frase non dev'essere solo grammaticale, ma anche semantica. Se, mentre mi tuffo per la prima volta in piscina per imparare a nuotare, penso "odio l'acqua", benché non ci sia una negazione all'interno della frase, la parola "odio", che di per sé ha un'accezione negativa, attiva una rete neurale di emozioni e pensieri associati all'esperienza che sto per fare che non mi incentivano a proseguire e questo avrà un impatto negativo sulla mia riuscita in quel contesto.

Quando ti poni un obiettivo di successo personale (di studio, lavorativo, sportivo, artistico) e in tutte le altre circostanze della vita in cui devi misurarti con te stesso, se senti venir meno le energie, fermati ad ascoltare ciò che automaticamente e involontariamente ti dici dentro di te. Se riconosci pensieri disfunzionali bloccali e trova un pensiero alternativo funzionale con cui sostituirli. Con un po' di allenamento i pensieri positivi si genereranno sempre più automaticamente fino a sostituire totalmente quelli negativi.

E se ti eserciterai in diversi contesti, ti sentirai più forte nell'affrontare anche situazioni nuove e contesti per te oggi inusuali.

Per approfondire: Georgakaki, S. K., & Karakasidou, E. (2017). The Effects of Motivational Self-Talk on Competitive Anxiety and Self-Compassion: A Brief Training Program among Competitive Swimmers. Psychology, 8(05), 677.

Scritto da

Dott.ssa Valentina Gessa

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