Di nuovo sui banchi di scuola

La ripartenza scolastica post lockdown: tra didattica a distanza e situazioni in presenza, ecco come ottimizzare tempi di vita (frenetici, vorticosi, iperstimolati) e un buon metodo di studi

28 SET 2020 · Tempo di lettura: min.

PUBBLICITÀ

Di nuovo sui banchi di scuola

Ci siamo: la ripartenza della scuola, tra mille polemiche e distanziamenti più o meno rispettati, mascherine da acquistare, proteste e sospiri di sollievo genitoriali (del tipo: "almeno ritorna a coltivare la sua parte sociale..."; "almeno ricomincia a sentirsi la responsabilità del suo ruolo di studente..."; "almeno esce un po' di casa...") è dietro l'angolo.

Finalmente i portoni delle scuole ripartono. Finalmente i ragazzi ricominceranno a fare quel che si è sempre fatto: torneranno a sedersi tra i banchi e a fare gli studenti.

Io credo che questa sia una fase della vita bellissima, imperdibile: e se viene a mancare poi chi gliela restituisce?

Poche, ma semplici istruzioni pronte all'uso per gli studenti di tutte le età che fanno i conti con una vita di incastri extrascolastici (calcio, ballo, tennis, nuoto, teatro etc.) e la difficoltà di mantenere alta la concentrazione tra lezioni in presenza e in DAD:

  • pensare di ridurre il tutto a piccole sfide: per esempio, un giorno di studio prevede di fare "quelle" pagine? Aggiungerne arbitrariamente almeno due, giusto per uscire dalla personale zona di comfort!. E se non ce la si facesse perché il contenuto di quel giorno è più tosto del previsto, viverlo sì come un "micro-fallimento", ma che sia facile da gestire. Mi spiego meglio: pensare che un evento negativo è sempre e solo un episodio, non qualcosa di eterno e immutabile. I fallimenti arrivano, girano un po' e poi se ne vanno;
  • non cercare scuse, non giustificare quello che accade con la sfortuna. Le cause vanno indagate a ritroso in maniera obiettiva, ma senza giudicare se stessi. L'errore principale è quello di non vedere il fallimento, ma di sentirsi dei falliti: sono da ricollocare sul fare, non sull'essere, mai legarli alla propria identità. Mettere in discussione le proprie azioni non ha lo stesso un effetto che il mettersi in discussione come persona. Quest'ultimo approccio crea profonda insicurezza che alimenta la paura;
  • il confronto con gli altri è sempre utile: ci si accorgerà che tutti (fratelli maggiori, genitori, zii, nonni...) hanno fatto esperienze simili e si potranno cogliere nuovi stimoli per affrontare gli ostacoli in modo più proficuo.

PUBBLICITÀ

Scritto da

Dott.ssa Silvia Tizzoni

Lascia un commento

PUBBLICITÀ

ultimi articoli su crisi adolescenziali